
Il presidente venezuelano Nicolás Maduro come il Chapo, a capo di un cartello del narcotraffico. Con una mossa senza precedenti, gli Usa hanno incriminato un capo di Stato straniero, accusandolo di traffico di cocaina e narco-terrorismo e mettendo sulla sua testa una taglia di 15 milioni di dollari.
L'inchiesta, condotta dalle procura di Washington, New York e Miami, mette sul banco degli imputati anche una decina di dirigenti ed ex dirigenti venezuelani dell'inner circle di Maduro, tra cui tre ministri (giustizia, difesa e industria) e capi dell'intelligence. Per loro è stata offerta una taglia di 10 milioni di dollari. Accuse pure per vari membri del più grande gruppo ribelle della vicina Colombia, le Forze Armate rivoluzionarie (Farc), che finanziano da lungo tempo le loro attività con il traffico di cocaina.
Con questa offensiva giudiziaria, l'amministrazione Trump sembra mettere fine ad ogni possibilità di negoziare un'uscita soft di Maduro attraverso i suoi alleati, per arrivare ad un nuovo governo dopo lo scontro interno con il leader dell' opposizione Juan Guaidó, già riconosciuto presidente legittimo dagli Usa e da altri Paesi.
Il presidente venezuelano ha respinto ogni addebito e accusato su Twitter gli Stati Uniti e il suo alleato colombiano di aver dato "l'ordine di riempire di violenza il Venezuela". In un programma tv del presidente chavista dell'Assemblea nazionale costituente, Diosdado Cabello, si evocano campi di addestramenti di mercenari in territorio colombiano gestiti da addestratori statunitensi e secondo Maduro, intervenuto con una telefonata, i mercenari dovevano entrare in azione fra il 23 e il 25 marzo, in piena emergenza coronavirus e con i venezuelani impegnati in una quarantena, ma l'operazione è saltata.
Le incriminazioni americane sono state annunciate dall'attorney general William Barr in un briefing con i procuratori di Manhattan e Miami e con il capo della Drug Enforcement Administration. Il leader venezuelano e' accusato di aver contribuito a gestire e alla fine di aver guidato il Cartel de Los Sols mentre rafforzava il suo potere nel Paese. Sotto la guida sua e di altri dirigenti, il cartello ha cercato di arricchire i suoi membri, di aumentare il suo potere e di "invadere" gli Usa con cocaina, infliggendosi i dannosi effetti degli stupefacenti ai consumatori americani.
Il cartello, si legge in uno dei capi di imputazione, "ha dato priorità all'uso della cocaina come arma contro l'America e alla sua massima importazione negli Stati Uniti".
Maduro, secondo la magistratura Usa, ha negoziato molte tonnellate di cocaina prodotta dalle Farc, ha ordinato al suo cartello di fornire armi di tipo militare al gruppo di ribelli e ha coordinato l'attivita' con l'Honduras e altri Paesi "per facilitare il traffico di droga su larga scala".
Le ong accusano da anni il presidente venezuelano e la sua cerchia di fare affari con i signori della droga. Affari cresciuti dopo le sanzioni Usa e il crollo dell'industria petrolifera nazionale. Due nipoti di Maduro stanno già scontando in Usa una condanna per droga: secondo l'accusa volevano portare in patria 20 milioni di dollari ricavati dai traffici per mantenere la famiglia al potere.
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