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Estero
USA: 1 milione dollari per hamburger in vitro
Redazione
18 anni fa

Un milione di dollari per dire addio alla mucca, quantomeno sul piatto. E' la cifra offerta dal Peta (People for the ethical treatment of animals), l'associazione americana per i diritti degli animali più ampia al mondo, per riuscire ad ottenere fettine di 'carne finta', evitando così la macellazione di bestie innocenti. Dopo avere spogliato le più famose modelle per combattere la guerra contro le pellicce, il gruppo di animalisti americani lancia ora la gara contro la fettina. Un milione di dollari sono stati messi in palio per la persona o l'organizzazione che per prima riuscirà a sviluppare un metodo per la produzione commerciale di significative quantità di carne fabbricata in vitro entro il 2012. L'idea non ha mancato di accendere la miccia di una 'quasi guerra civile' all'interno della stessa organizzazione, animatada 'radicalissimi' che inorridiscono all'idea di un filetto - o meglio di un tessuto di filetto - accanto all'insalata, anchenel caso in cui per ottenerlo nessuno si sia macchiato dell'omicidio di alcun animale. Ma la fondatrice del Peta, Ingrid Newkirk, che da una decina di anni si impegna affinché il suo 'gruppone' (quasi due milioni di persone in tutto il mondo) abbia parte attiva nello sviluppo della tecnologia della carne in vitro, non si preoccupa più di tanto: il disaccordo è del tutto naturale all'interno di un'associazione il cui primo proposito è cercare adepti della filosofia che gli animali non sono nostra proprietà e non possono essere mangiati a piacimento. Il progetto di produrre hamburger da una provetta non è nuovo ma il tema è sempre più all'ordine del giorno: da anni gli scienziati stanno mettendo a punto tecnologie per la creazione di colture di 'tessuti' che possano essere mangiati come carne. Recentemente in Norvegia si è tenuto un simposio internazionale sulla carne in provetta: il tessuto, una volta cresciuto, può ottenere forma e spessore da additivi e agenti strutturali che sono già utilizzati, ad esempio, per la carne di soia. E New Harvest, un'organizzazione non profit fondata dalla John Hopkins University di Baltimora, nel Maryland, scrive sul suo sito web che i sostituti della carne sono "più sani, più nutrienti e meno inquinanti" essendo prodotti a un livello di controllo impossibile da garantire negli allevamenti tradizionali. ATS

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