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Estero
Ungheria: dopo muro, migranti in vagoni chiusi
Redazione
11 anni fa

Il treno intercity partiva nel pomeriggio da Pecs, nel sud dell'Ungheria, alla volta di Budapest: al convoglio è stato aggiunto un vagone, pieno di migranti, donne e bambini, per lo più siriani e afgani. I ferrovieri hanno chiuso le porte e appeso un cartello al finestrino: "questo vagone viaggia con le porte chiuse". Una misura presa per evitare che i passeggeri - immigrati appena registrati come clandestini e diretti verso i campi profughi - potessero scendere e far perdere la loro tracce. Il provvedimento ha provocato shock e indignazione nel Paese di Viktor Orban, dove viene costruito proprio in questi giorni un muro antiprofughi lungo il confine con la Serbia. Alcuni media ungheresi, quelli che ancora riportano i fatti, sono insorti, criticando il governo: i vagoni blindati ricordano in maniera sinistra quelli del 1944 e la deportazione di mezzo milione di ebrei ungheresi. Ma l'esecutivo guidato da Fidesz la pensa in un altro modo. L'Ungheria è l'unico paese dell'Unione europea che non ha accolto nessun migrante, come avrebbe invece previsto l'accordo raggiunto recentemente a Bruxelles, e il vicepremier Janos Lazar di questo è fiero: "questa gente doveva essere fermata e registrata già in Grecia, perché sono entrati nell'Ue da lì. A quel che mi risulta, nei Balcani non c'è attualmente alcuna guerra. Hanno pagato trafficanti, in Serbia, e vengono trasportati a bordo di autobus fino al confine ungherese. Costruiamo una barriera proprio per farla finita con tutto questo", ha detto alla stampa. Nuovi campi con grandi tendoni saranno costruiti, a breve, proprio vicino al confine. E il passaggio illegale in Ungheria sarà qualificato come reato invece che come semplice contravvenzione, come accadeva fino ad oggi. Secondo gli esperti di diritto, però, tutto questo avviene invano: l'Ungheria non potrà bypassare infatti convenzioni e regole internazionali. "È una battaglia persa già in partenza", avverte il giornale Nepszabadsag, che ha dato notizia dei vagoni chiusi.

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