
A pochi giorni da quella di Atlanta, un’altra sparatoria di massa insanguina l’America e riaccende l’annoso dibattito sulle armi. Spingendo il presidente statunitense Joe Biden a premere sul Congresso perché approvi “misure di buon senso”, come le due leggi già passate alla Camera per rafforzare i controlli di background sugli acquirenti.
La strage di Boulder
L’ultima strage è avvenuta al supermarket King Soopers di Boulder, 50 km da Denver, la capitale del Colorado, dove sono morte 10 persone, compreso un poliziotto. La polizia ha arrestato e identificato il presunto autore, Ahmad Al Aliwi Alissa, anche lui 21enne, di Arvada, una trentina di km a sud di Boulder. Ha agito da solo ma gli investigatori stanno scavando sul suo passato e non hanno ancora accertato il movente. È nato in Siria ma ha vissuto gran parte della sua vita negli Usa. Era noto all’Fbi perché legato ad un individuo sotto indagine degli agenti federali.
Lo sparatore
Appassionato di arti marziali, è stato descritto da alcuni compagni di liceo come una persona pronta a scatti d’ira improvvisi. I suoi famigliari hanno detto invece agli investigatori che il giovane forse soffre di qualche disturbo mentale e che in passato sarebbe stato vittima di bullismo. Rimasto ferito nella sparatoria, è stato operato ad una gamba e trasferito in carcere. Su di lui ora pendono dieci capi di imputazione per omicidio di primo grado: accuse da ergastolo.
La dinamica
Il giovane è entrato nel negozio e ha cominciato a sparare prendendo la mira, mentre i clienti cercavano riparo o fuggivano nel panico. Aveva un fucile semiautomatico Ar-15, una delle armi più usate nelle sparatorie di massa americane. L’aveva acquistato sei giorni prima, non si sa ancora se legalmente o meno. Solo 10 giorni fa un tribunale aveva bloccato la legge approvata all’unanimità dalla città nel 2018 per mettere al bando le armi d’assalto allo scopo di prevenire stragi come quella nel liceo di Parkland in Florida l’anno prima. O come quelle che avevano già devastato il Colorado, salito alle cronache nel corso degli anni per le stragi del liceo di Columbine (1999) e del cinema di Aurora durante la prima del film Batman (2012). Nella sua abitazione sono state trovate altre armi.
Le vittime
Le autorità hanno identificato ed elencato tutte le vittime, che hanno un’età tra i 20 e 65 anni. Gente comune, che andava a fare la spesa quotidiana. Tra i morti anche il 51enne Eric Talley, il primo poliziotto intervenuto, elevato ad “eroe americano” da tutti, a partire da Biden. Aveva sette figli, il più piccolo di 7 anni, e stava cercando un nuovo lavoro meno rischioso per proteggere la sua famiglia. “Voleva stare lontano dalla prima linea e stava studiando per diventare un operatore di droni”, ha raccontato il padre Homer. “Il mio cuore sanguina oggi”, ha detto addolorato il governatore del Colorado Jared Polis. “Un negozio che potrebbe essere qualunque negozio del nostro quartiere, una semplice corsa per il latte e le uova, nessuno di loro si aspettava che sarebbe stato il suo ultimo giorno sulla terra, possiamo identificarci tutti in questa tragedia”, ha osservato.
Pressione su Biden
Una tragedia che, dopo quella in Georgia, aumenta la pressione su Biden e sulla sua promessa elettorale di un giro di vite contro le armi. Per questo il presidente ha parlato alla nazione, promettendo di usare “tutte le risorse a mia disposizione per la sicurezza degli americani” e sollecitando il Congresso ad “agire subito”. “Non ho bisogno di aspettare un altro minuto per prendere misure di buon senso che salveranno vite in futuro”, ha ammonito, proponendo anche il divieto delle armi d’assalto e dei caricatori ad alta capacità. Un appello preceduto dall’invito di Barack Obama ad agire “superando l’opposizione dei politici codardi e la pressione della lobby delle armi”. E da quello dei leader democratici del Congresso, Nancy Pelosi e Chuch Schumer, ad approvare leggi per “prevenire questa piaga”, questa “epidemia delle armi da fuoco”. Ma i repubblicani promettono battaglia al Senato e solo pochi di loro sono disposti a modifiche minori. Per questo, ha fatto sapere la Casa Bianca, il presidente sta considerando una serie di ordini esecutivi in aggiunta alle proposte di legge già esistenti al Congresso.
Da Columbine a oggi
Ecco le stragi più gravi che hanno segnato gli ultimi poco più di vent’anni degli Stati Uniti, a partire da Columbine, la più tristemente nota sparatoria in una scuola.
Columbine, 20 aprile 1999: due studenti della Columbine High School di Denver, in Colorado, (Eric Harris, 18 anni, e Dylan Klebold, 17) aprono il fuoco e uccidono 12 loro compagni ed un insegnante prima di togliersi la vita.
Virginia Tech, 16 aprile 2007: Seung-Hui Cho, 23 anni di origine coreana, uccide 32 persone nel campus del Virginia Tech. Il ragazzo si è poi suicidato.
New York, 3 aprile 2009: un uomo di 42 anni di origini vietnamite spara in un centro di accoglienza per gli immigrati a Binghamton, a 200 chilometri da New York: il bilancio finale è di 13 morti.
Fort Hood, 5 novembre 2009: un soldato americano di origine palestinese, uno psichiatra di 39 anni, apre il fuoco a Fort Hood, in Texas, e fa 13 morti e 42 feriti.
Aurora, 20 luglio 2012: la prima mondiale del film di Batman, “The Dark Knight Rises”, si trasforma in un bagno di sangue. Un uomo di 24 anni con una maschera di Joker entra in un cinema di Denver, Colorado, nel quartiere di Aurora, durante la proiezione e uccide 12 persone e ne lascia 70 a terra ferite.
Sandy Hook, 14 dicembre 2012: un ventenne, Adam Lanza, entra nella scuola elementare di Sandy Hook a Newtown, in Connecticut, e apre il fuoco uccidendo 27 persone, fra i cui 20 bambini.
San Bernardino, 2 dicembre 2015: 14 persone vengono uccise e 22 ferite gravemente in un attacco all’Inland Regional Center. I due killer, un uomo e una donna sposati e simpatizzanti dello Stato islamico, vengono uccisi dalla polizia di San Bernardino.
Orlando, 12 giugno 2016: il 29enne Omar Saddiqui Mateen spara all’interno del Pulse, un locale gay, e uccide 49 persone ferendone altre 50.
Las Vegas, 2 ottobre 2017: un uomo di 64 anni, Stephen Paddock, apre il fuoco durante la Route 91 Harvest Music Festival. Il bilancio è di almeno 50 morti e 400 feriti.
Parkland, 14 febbraio 2018: Nikolas Cruz, 19 anni, un passato da suprematista bianco, entra armato nella sua ex scuola e uccide 17 tra studenti e docenti, ferendo altre decine di persone. È una delle peggiori stragi scolastiche in Usa, anche di quella di Columbine.
El Paso, 3 agosto 2019: Patrick Crusius, 21 anni, entra in un affollato supermercato della catena Walmart e ammazza 23 persone ferendone altrettante. Una strage indagata come crimine d’odio contro i latinos.
Dayton, 4 agosto 2019: il 24enne Connor Betts fa strage in un bar in Ohio uccidendo 9 persone e ferendone altre 17, quindi viene eliminato dalla polizia. Ha agito sotto l’effetto di cocaina, alcol e antidepressivi.
Milwaukee, 26 febbraio 2020: un dipendente licenziato penetra nel campus di Molson Coors, il colosso della birra, e uccide sei persone prima di togliersi la vita.
Atlanta, 16 marzo 2021: Robert Aaron Long, 21 anni, irrompe in tre diverse sale massaggio che frequentava e uccide otto persone, di cui sei donne di origine asiatica. Il giovane nega il movente razziale e sostiene di aver agito per rimuovere le tentazioni sessuali che lo ossessionavano.
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