
Cade oggi il cinquantesimo della strage alle Olimpiadi di Monaco, che provocò la morte di 17 persone, fra cui 11 israeliani, 5 palestinesi ed un agente di sicurezza tedesco. Il tutto ebbe inizio alle 4 del mattino, quando il commando terroristico denominato Settembre Nero attaccò il villaggio olimpico e sequestrò 9 atleti israeliani dopo averne uccisi due. Quel giorno in Baviera c’era anche l’ex campione del mondo di ciclismo Francesco Moser. “Mi trovavo nelle stanze della delegazione italiana, nei pressi della palazzina dove avvenne l’attacco dei palestinesi. Ma quando iniziò l’azione non sentimmo nulla. Poi, piano piano, tutto divenne più chiaro e ci rendemmo conto di essere finiti nel mezzo di una tragedia”, racconta il trentino a Ticinonews. “Tutto accadde perché non c’era una vera e propria sicurezza. A quei tempi non c’erano i controlli che ci sono oggi. Quindi per i terroristi fu un gioco da ragazzi entrare”.
Qualche ora più tardi i sequestratori e le loro vittime vennero portati in una base aerea militare dove ad aspettarli c’era un velivolo pronto a condurli al Cairo (in Egitto). Lì avvenne il massacro e alla fine perirono 17 persone: 11 palestinesi, 5 israeliani e un agente di polizia. Due giorni dopo, però, le Olimpiadi continuarono, scatenando un’ondata di sdegno e polemiche. Per Francesco Moser continuare fu una decisione giusta: "Fermarsi avrebbe voluto dire darla vinta ai terroristi. E poi un evento così era davvero difficile da interrompere”.

