
"Ero al secondo piano del Tribunale e ho sentito l'esplosione di 4 colpi di pistola. Dopo pochi secondi la gente ha cominciato a defluire correndo giù dalle scale e io istintivamente ho preso le scale a mano contraria. Sono andato d'istinto a verificare se c'era bisogno di una mano".
Sono le parole di Luis Vaghi, avvocato di Milano, che per primo ieri si è trovato sul luogo del dramma, dove l'imputato Claudio Giardiello ha scatenato la sua follia omicida, uccidendo tre persone.
Vaghi ha prestato i primi soccorsi, racconta a Radio 3i: "Entrando nell'aula della seconda penale ho trovato una scena incredibile. C'era un avvocato "perso" che tentava di raccontarmi quello che gli era successo. Per terra c'era un altro giovanissimo avvocato, purtroppo già morto (n.d.r il legale di Giardiello, Lorenzo Alberto Claris Appiani, che aveva rimesso il suo mandato). Poi mi sono recato vicino alla gabbia dove per terra c'era il signor Davide e suo zio Giorgio (n.d.r. coimputati di Giardiello). Davide era ancora lucido e sveglio, ma era stato colpito all'addome".
"Per dieci minuti siamo rimasti lì" racconta ancora Vaghi, in un'aula rimasta praticamente deserta. "Ho tenuto la mano a Davide, parlavo con il signor Giorgio. Ho dovuto gridare per avere un'ambulanza e dopo 30 minuti sono arrivati i soccorsi". Il signor Giorgio Erba morirà poco dopo il ricovero in ospedale, durante un intervento a causa delle condizioni disperate. L'intervento di Davide Limongelli, invece, andrà a buon fine.
Lo shock è ancora vivo, ma l'avvocato fa un'analisi lucida di quanto successo. "Non è una questione di sicurezza. In giro ci sono tante persone disturbate, o perché sono ossesionate da problemi, o perché hanno delle devianze loro. Non si può trasformare la società in un posto di polizia permanente. I luoghi vanno naturalmente controllati, ma queste evenienze ci sono dappertutto. Faccio l'avvocato da 35 anni, ma una cosa del genere in Tribunale a Milano non è mai successa".
Ascolta l'intervista integrale di Radio 3i nell'audio allegato.
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