
Quattro attentati, più di 60 vittime, centinaia di feriti. Sono le cifre di un venerdì di terrore. Non si può definire altrimenti.Francia, Tunisia, Kuwait e Somalia, sono queste le nazioni colpite dagli attacchi terroristici. Al momento, nessuna prova che indichi un collegamento tra le stragi, ma il sospetto è che tutti gli episodi abbiano alla radice l'integralismo islamico.
Ripercorriamo le stragi. Dopo soli cinque mesi dall'attentato al Charlie Hebdo, a Lione questa questa mattina un uomo, Yassin Sahli, è entrato nell'impianto di gas industriale Air Products, ha colpito delle bombole di gas, causando un'esplosione. All'interno del complesso è stato poi ritrovato un corpo decapitato. La testa, infilzata sulla recinzione del cortile dello stabilimento, è stata rivenuta coperta di scritte in arabo. La vittima è il gestore di una società di trasporti che si trovava lì per una consegna. Sembra che l'uomo fosse il datore di lavoro del presunto attentatore. Il presidente francese François Hollande ha confermato la natura terroristica del gesto, "non abbiamo dubbi che volessero far saltare in aria l'intero complesso industriale. Non bisogna cedere alla paura". Il presunto autore del gesto è stato arrestato, in stato di fermo anche la moglie. Sarebbe coinvolto anche un secondo uomo.
Nel pomeriggio a Soussa, a circa 140km a sud di Tunisi, due uomini armati hanno aperto il fuoco in spiaggia, uccidendo almeno 37 persone e ferendone altrettante. Tra le vittime ci sono diversi turisti europei. Uno dei sospettati terroristi è stato ucciso, era uno studente di 23 anni, l'altro è stato fermato dalle forze dell'ordine tunisine.
Un uomo con addosso una cintura esplosiva, gridando "Allah è grande", si è fatto saltare in aria durante la preghiera del venerdì, nella moschea sciita al Imam al Sadiq di Kuwait City. L'attacco è stato rivendicato dall'Isis. Il nuovo bilancio ufficiale parla di 25 morti e 202 feriti. Il luogo di culto era pieno di fedeli in preghiera per il Ramadan.
In Somalia, un kamikaze a bordo di un'autobomba si è lanciato contro una base militare dell'Unione Africana a Leego, 130 km a sud dalla capitale Mogadiscio. Il bilancio è di almeno 30 morti. La base è guidata dai soldati del Burundi che fanno parte della missione dell'Unione Africana in Somalia, l'Amisom, che conta oltre 20mila militari nel Paese. I miliziani somali di al-Shabab avevano annunciato un'intensificazione degli attacchi durante il mese di Ramadan.
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