
Un’atmosfera di tristezza, preoccupazione e insicurezza. Così l’arcivescovo e metropolita di Leopoli Miecilak Mokrgiski, presente sabato a Lugano in qualità di relatore per l’incontro sul tema "Fede, persecuzione e martirio", descrive ai microfoni di Ticinonews il clima che si vive in Ucraina a causa del conflitto. “Stiamo attraversando un periodo molto difficile per tutto il Paese e anche per la città di Leopoli”, spiega Mokrgiski. “Noi per fortuna possiamo dire di non vedere combattimenti tutti i giorni. Sentiamo però costantemente le sirene che ci avvisano della partenza di missili”. La gente “deve quindi correre a nascondersi nei posti più sicuri, vengono chiusi gli uffici, i bambini lasciano le classi. Si fermano sia mezzi di comunicazione sia il lavoro”.
L’accoglienza dei profughi
Una Leopoli in grande difficoltà quella descritta dall’arcivescovo, ma che all’inizio della guerra, mentre altrove nel Paese imperversava la guerra, ha accolto numerosi profughi in fuga. “Arrivavano tutto il giorno, e anche durante la notte. Dovevamo accoglierli e poi organizzare i trasporti, perché alcuni partivano per l’Europa, verso la Polonia, la Svizzera o la Germania. C’è stato un grande movimento ed è stato complicato per noi organizzare tutto”. La città, come detto, non è però rimasta immune al conflitto armato. “Sono state demolite fabbriche, officine di recupero aerei e hanno anche provato a distruggere una ferrovia”, racconta Mokrgiski. Inoltre, in un campo dell’esercito a 50 km. da Leopoli “sono morte oltre 100 persone”.
Il ringraziamento
La diocesi ha fatto comunque il possibile per rendersi utile in questa situazione difficile, accogliendo i numerosi profughi che giungono ancora in città. E continua a farlo, anche grazie alle numerose collaborazioni con l’Europa e con il nostro Paese. “Siamo molto grati alla Svizzera e alla Conferenza episcopale dei cattolici svizzeri, così come alle altre organizzazioni che sono giunte portando aiuto umanitario. Noi da soli, con le nostre risorse, non avremmo potuto venire incontro ai bisogni di tanta gente”, conclude l’arcivescovo.

