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Estero
Ulster: Protesta silenziosa contro il terrorismo
Redazione
17 anni fa

Punto 4. (di Mattia Bernardo Bagnoli, ansa)BELFAST, 11 mar (ats/ansa) Prima il suono delle cornamuse, poi un lungo silenzio, quindi lo scrosciare degli applausi. La gente di Belfast, sotto un cielo plumbeo gonfio di pioggia, si è ritrovata oggi davanti ai cancelli del municipio per manifestare contro l'ondata di violenza che nei giorni scorsi è costata la vita a due giovani soldati e a un agente di polizia. "Mettiamo fine a questa follia", titolava il Belfast Telegraph a caratteri cubitali. Un titolo azzeccato, visto che centinaia di persone hanno usato la copertina del quotidiano a mò di striscione. In ballo, d'altra parte, c'è l'intero processo di pace. "Siamo fiduciosi: queste uccisioni non ci riporteranno ai 'disordini'", ha detto all'Ansa John Corey, presidente del Northern Ireland Committee Irish Congress of Trade Union. Ovvero l'artefice di questa manifestazione improvvisata. Poi, dall'alto di un furgone trasformato in palco, si è rivolto alla folla - almeno 5000 persone, stando ai vigili del fuoco. "I movimenti sindacali - ha urlato Corey - sono sempre stati per la pace. Abbiamo organizzato questa breve dimostrazione così che con la vostra semplice presenza possiate offrire sostegno alle famiglie dei soldati e dell'agente di polizia così crudelmente uccisi. Oggi potete mostrare al mondo che la gente dell'Irlanda del Nord respinge categoricamente coloro che commettono questi atti criminali contro l'umanità. La gente dell'Irlanda del nord sostiene le istituzioni politiche e vuole che questo paese vada avanti, non indietro". A questo punto i cittadini di Belfast sono esplosi in un applauso - così come quelli di Lisburn, Newry, Downpatrick e Londonderry. Però c'è un però. Il peggio, infatti, è tutt'altro che passato. "Se i repubblicani ammazzano un civile protestante siamo daccapo", dice Chris O'Donoghue, impiegato presso una ONG internazionale con sede a Belfast. Chris è appena tornato dallo Zimbabwe dopo due anni e rotti di militanza sul campo. Ora, nel suo tempo libero, aiuta le organizzazioni che lavorano sul territorio per porre fine alle divisioni che separano la comunità protestante da quella cattolica. "Dopo l'attentato di sabato - i due soldati britannici sono stati uccisi quando hanno aperto il cancello per far entrare un fattorino che consegnava delle pizze - di fronte alla sede dello Sinn Fein è comparsa una scritta: 'Amo la pizza, si fotta la pace'", racconta Chris. "Hanno pure scritto 'pace' con un errore di ortografia. Queste persone sono feccia: si presentano come paladini delle comunità ma non sono altro che banditi". Secondo Chris le uccisioni sono state uno "shock" per gli abitanti di Belfast ma non una "sorpresa". "La gente - prosegue - qui vive ancora separata: cattolici con cattolici, protestanti con protestanti. I ragazzi vivono nei loro quartieri, non vanno nemmeno in centro per bere una birra. Non si parlano. Ed è l'intero sistema che incoraggia le divisioni: le scuole migliori sono quelle cattoliche; quelle miste, invece, sono pessime. Se mando mio figlio in un istituto piuttosto che in un altro già compio una scelta sul suo futuro. E non posso certo andare in giro a chiedere agli altri bambini 'vuoi essere l'amico cattolico/protestante di mio figlio?'". Se le forze politiche dell'Ulster hanno compiuto - a detta di tutti, cittadini e commentatori - uno sforzo straordinario per dimostrare unità e relegare ai margini della società questi sedicenti 'dissidenti', la strada per una pace piena e condivisa è ancora lunga. Trent'anni di uccisioni - 3600 in tutto - e odi incrociati sono difficili da smaltire: la maggioranza dei nord-irlandesi, nonostante tutto, è pronta ad andare avanti. Ma c'è chi non riesce proprio a smettere di guardare indietro. ATS

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