
Le autorità dello Xinjiang ritengono le accuse lanciate ieri dalla leader dell'opposizione uighura così poco fondate da non meritare una smentita. E' quanto scrive oggi un giornale ufficiale cinese. La dissidente uighura in esilio Rebiya Kadeer aveva detto ieri, durante una visita in Giappone, che "circa 10.000 persone" sono scomparse durante gli incidenti, avvenuti a inizio luglio nella regione autonoma a maggioranza uighura, nella Cina nordoccidentale. "Una portavoce del governo regionale, Hou Hanmin, ha ribattuto - scrive il quotidiano in lingua inglese Global Times - che le accuse sono così destituite di fondamento che 'non valgono nemmeno una replica'". "Se ci fossero oltre 10.000 scomparsi - si chiede la portavoce - quanti altri avrebbero partecipato agli incidenti?". Gli scontri, che provocarono ufficialmente la morte di 200 persone, scoppiarono il 5 luglio a Urumqi dopo una manifestazione di circa 3.000 uighuri. La Cina accusa Kadeer di essere stata l'istigatrice delle violenze duranti le quali uighuri, musulmani di lingua turca, si scagliarono contro cittadini di etnia Han (maggioritaria in Cina), innescando la loro rappresaglia. Oggi le autorità cinesi hanno pubblicato una lista di altri 15 sospetti ricercati per il loro ruolo presunto nelle violenze. La polizia ha promesso clemenza in cambio della resa, dando loro dieci giorni di tempo per presentarsi. Il 7 luglio la Nuova Cina aveva riferito di 1.434 arresti, mentre ieri l'agenzia ufficiale ha parlato di 253 arresti supplementari, senza precisare se nel frattempo qualcuno sia stato rilasciato. ATS
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