
I capi di Stato e di governo della Ue hanno dato il loro sostegno politico a José Manuel Durao Barroso per un mandato bis alla Commissione europea, decidendo invece di rinviare a domani il nodo sulle garanzie all'Irlanda per la convocazione di un secondo referendum sul Trattato di Lisbona. L'appoggio dei 27 a Barroso era annunciato e per l'ex premier portoghese, 53 anni, doti di grande comunicatore, quella del vertice europeo è stata la battaglia più facile da vincere. Barroso se la deve ora vedere con il Parlamento europeo dove non c'è ancora una maggioranza che lo sostiene. I popolari, alla cui famiglia politica Barroso appartiene, sono usciti vincitori alle elezioni europee, ma non hanno i numeri per fare da soli. "José Manuel Barroso ha ottenuto l'appoggio unanime per un secondo mandato alla presidenza della Commissione", ha annunciato il premier ceco e presidente di turno della Unione europea Jan Fischer. "La procedura che abbiamo concordato crediamo contribuirà a fare eleggere Barroso nei tempi più rapidi possibili. Rinvii e ritardi non sono opportuni". "Sono estremamente orgoglioso del sostegno unanime che ho ricevuto, addirittura commosso" , ha commentato Barroso, consapevole che la sfida più grande sarà il confronto con il Parlamento. La presidenza ceca di turno della Ue, insieme a quella svedese che prenderà il timone dal primo luglio, avvierà da domani consultazioni con i grandi gruppi parlamentari, che culmineranno il 26 giugno prossimo in un incontro a Stoccolma con i presidenti dei gruppi parlamentari di Ppe, Pse, Alde e Verdi. "Se si constatasse la presenza di una maggioranza favorevole da subito a Barroso, la designazione politica del Vertice potrebbe essere trasformata in dichiarazione vincolante con procedura scritta in un consiglio dei ministri, consentendo così ai deputati di votare il 15 luglio", hanno spiegato fonti europee. Il consiglio potrebbe essere l'Ecofin del 7 luglio. Ciò consentirebbe ai capigruppo dell'Europarlamento, che si riuniranno il 9, di inserire l'elezione di Barroso nell'agenda dei lavori. Tutto il Ppe sostiene questa procedura. Di diverso avviso il Pse che con il presidente Paul Nyrup Rasmussen e il capogruppo Martin Schulz ha confermato oggi la propria sfiducia in Barroso e chiesto di rimandare la nomina. I socialisti possono contare sull'appoggio dei verdi di Daniel Cohn-Bendit, ma sono divisi al loro interno con i leader di primo piano, Gordon Brown, José Luis Zapatero e José Socrates, che hanno sostenuto l'ex premier portoghese. Interlocutoria la posizione dei liberal democratici. "Se si votasse oggi, nel Parlamento europeo non ci sarebbe una maggioranza favorevole a Barroso", ha riferito il presidente dell'Alde Graham Watson, esprimendo però disponibilità a un confronto. Prima della riconferma di Barroso, i 27 hanno discusso delle garanzie chieste da Dublino per convincere gli irlandesi a votare sì ad un nuovo referendum sul Trattato di Lisbona. Il premier Brian Cowen ha chiesto un impegno "senza equivoci" affinché le concessioni su fiscalità, aborto-famiglia e neutralità militare siano scritte in un protocollo da allegare ai trattati europei e da sottoporre quindi al processo di ratifica. La Gran Bretagna e altri paesi si oppongono perché temono che ciò possa riaprire il dibattito sulla ratifica di Lisbona. Il compromesso proposto da Dublino è di avere "un impegno chiaro e senza equivoci che più tardi, dopo l'entrata in vigore del trattato di Lisbona" si proceda alla ratifica anche del Protocollo. ATS
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