
Nasce il primo abbozzo di Europa della Difesa. Mentre ci si deve preparare a una lunga marcia contro il terrorismo, che sarà fatta di spionaggio e azioni militari e di frontiere esterne più controllate, la Francia ha chiesto aiuto e l'Europa unita risponde sì.
Meno di 24 ore dopo l'appello lanciato da François Hollande il Consiglio dei ministri europei della Difesa presieduto da Federica Mogherini ha attivato - per la prima volta nella storia della Ue - la 'clausola per la difesa collettiva', prevista dall'art.42.7 del Trattato di Lisbona. Non sarà una missione europea, ma una serie di aiuti bilaterali.
"Un atto politico di grande ampiezza" lo definisce il ministro francese Jean-Yves Le Drian, che ha portato ai colleghi la richiesta del presidente. Spiegando che "la Francia non può fare tutto", ha elencato le missioni nel Sahel, nella Repubblica Centrafricana, in Libano e soprattutto con la coalizione anti-Isis in Siria ed Iraq, da continuare garantendo anche la tenuta dello stato di emergenza nell'Esagono.
Attorno al tavolo ha ricevuto "sostegno unanime", hanno detto Le Drian e Mogherini. Tutti i 27 colleghi hanno preso la parola, in francese. Tutti hanno assicurato che daranno contributi. Parigi chiederà direttamente e bilateralmente alle capitali. Opzioni possibili: sia una collaborazione di capacità negli interventi francesi in Siria ed Iraq, sia un alleggerimento o un sostegno alla Francia nelle altre operazioni.
L'articolo 42.7 prevede che "qualora uno Stato membro subisca un'aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite".
Un testo che ricalca l'art.5 della Nato. Quello invocato dagli Stati Uniti dopo l'attacco di Al Qaeda nel 2001. La Francia però ha scelto di rivolgersi all'Europa, ufficialmente per accorciare i tempi. Ma anche perché, come confidano fonti diplomatiche, non avrebbe trovato l'unanimità tra i 28 dell'Alleanza.
Sul piano pratico, i risultati dell'appello sono tutti da definire. Di certo assicurerà a Parigi un'ancora più ampia flessibilità sui conti. Per il resto, potrebbe arrivare una vera collaborazione di intelligence ed un scambio di informazioni. Ma la sostanza dell'assistenza che sarà fornita dipenderà dalla richieste specifiche che Parigi presenterà alle cancellerie.
Regno Unito, Svezia e Finlandia hanno già mostrato slancio. La Repubblica Ceca ha invece avvertito che non darà truppe. Germania ed Italia hanno escluso di partecipare ai bombardamenti in Siria.
Resta quindi soprattutto il messaggio politico. Il sì all'attivazione alla clausola di difesa collettiva, insieme al lancio della missione navale nel Mediterraneo e l'intero percorso dell'ultimo anno, osserva l'alto rappresentante Federica Mogherini, "è stato un atto politico e dimostra come l'Europa della Difesa è qualcosa che possiamo usare, è qualcosa che abbiamo e che può essere attivata".
L'importante, come sottolinea Jean Asselborn, ministro degli esteri del Lussemburgo che detiene la presidenza di turno della Ue, è "evitare una nuova crociata contro il male come è stato fatto dopo l'11 settembre" perché "le ripercussioni dell'attacco contro un paese e per punire un popolo le sentiamo ancora oggi".
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