
Durante le discussioni informali al consiglio esteri di Hluboka, nella Boemia del sud, i capi delle diplomazie dei 27 hanno espresso "molta preoccupazione" per le conseguenze delle crisi del governo ceco sul processo di ratifica del Trattato di Lisbona e di conseguenza sul possibile stop del processo di allargamento dell'Unione europea. Lo riferiscono fonti diverse. Lo stesso ministro estero ceco Karel Schwarzenberger non ha nascosto il legame tra le due questioni, affermando che la mancata ratifica "può danneggiare" il processo di adesione degli stati membri che aspettano di entrare. "Proprio per questo dobbiamo ratificare il Trattato. E' la nostra più grande priorità nazionale quello di ratificarlo il più presto possibile", ha detto Schwarzenberger. La crisi dell'esecutivo di Mirek Topolanek ha rimesso la palla nelle mani del presidente ceco Vaclav Klaus, noto per le sue posizioni euroscettiche e contrario al nuovo Trattato. Ciò non tranquillizza per nulla le diplomazie europee. "Negli ultimi giorni le cose sono diventate più complicate", ha detto il ministro esteri del Lussemburgo Jean Asselborn. "Molto è ora nelle mani di Klaus", ha aggiunto. Secondo Asselborn, un rischio reale "temuto da tutti i ministri" è che la mancata ratifica entro giugno da parte del senato ceco induca anche l'Irlanda a rinviare (o peggio: a non indire) il nuovo referendum sul Trattato che, normalmente dovrebbe tenersi agli inizi di ottobre. Dal nuovo trattato dipende non solo il proseguimento del processo di allargamento, soprattutto ai paesi balcani, ma anche la decisione su numerose 'poltrone' europee in scadenza. ATS
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