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Estero
Ue: levata di scudi contro ipotesi riforma trattati
Redazione
15 anni fa

La Gran Bretagna minaccia il veto in nome degli interessi nazionali, la Polonia parla di "pietra tombale" del progetto Ue, mentre tutti gli altri paesi fuori dall'euro sono in subbuglio e minacciano barricate. L'ipotesi di un nuovo trattato europeo tra i soli paesi della zona dell'euro, più altri che aderiscano su base volontaria - già ribattezzato dietro le quinte di Bruxelles "trattato 17 plus" - fa infuriare gli stati che ne resterebbero fuori. A questa proposta stanno lavorando Merkel e Sarkozy, che vogliono riformare i trattati per rendere giuridicamente vincolanti la disciplina e il rigore di bilancio dei paesi dell'eurozona. La Gran Bretagna si prepara a dare battaglia, sia che la riforma dei trattati venga fatta a 27 sia che venga limitata ai 17 più qualcun altro. "Voglio esser sicuro che avremo un buon risultato per la Gran Bretagna. La Gran Bretagna ha molti interessi nell'Ue e dobbiamo assicurare siano tenuti nel giusto conto", ha dichiarato il premier David Cameron, annunciando che non avrà alcuna esitazione, in caso contrario, a mettere il suo veto. Al suo arrivo al Consiglio Ue, Cameron rincara: "la stabilità della zona dell'euro è importante, ma è importante anche la protezione degli interessi della Gran Bretagna". Contro un'Europa a due velocità si scaglia pure la Polonia, ancora per tre settimane presidente di turno dell'Ue. "L'Europa è di 27 stati membri e non di 17 o di 17+", ha detto il premier Donald Tusk. "La crisi sigillerà la nostra tomba se sceglieremo di abbandonare l'Europa a 27", è la metafora funerea scelta dal primo ministro polacco. Bucarest e Praga sono con Varsavia. "La Romania non può accettare un'Europa a due categorie", ha spiegato il presidente Traian Basescu. "Noi vorremmo partecipare ad ogni decisione della zona dell'euro, perché ha un impatto sulla vita del popolo rumeno. La soluzione è restare ad un'Europa a 27, non a 17", ha martellato. Se le nuove regole sono decise a 17, "non possiamo immaginare che la Repubblica ceca perda la propria sovranità di bilancio e che le regole per la zona dell'euro vengano applicate anche ai paesi al di fuori di Eurolandia", ha rincarato Petr Necas, primo ministro ceco. Un "no" deciso alla riforma dei Trattati arriva anche da Stoccolma: "non è la soluzione che vogliono i mercati. La priorità è rafforzare il firewall contro la crisi e la speculazione", ha detto il premier svedese Fredrik Reinfeldt. Si dichiara invece aperta all'ipotesi di riforma la premier danese Helle Thorning-Schmitdt, che dal primo gennaio sarà la nuova presidente di turno dell'Unione. Ma a due condizioni: "purché sia parte della soluzione alla crisi e si proceda a 27", precisa. La Danimarca, come la Gran Bretagna e in parte la Svezia, ha l'"opt out" su tutte le questioni dell'euro dal 23 settembre del 2000, quando un referendum popolare sancì la non adesione alla moneta unica. Intanto la commissione costituzionale del parlamento finlandese ha respinto oggi come "incostituzionale" la proposta franco-tedesca di ricorrere ad un voto a maggioranza per migliorare l'efficacia dei meccanismi di stabilità finanziaria, ritenendo "essenziale che temi riguardanti nuovi meccanismi siano decisi per consenso". La commissione si riferiva al Meccanismo intergovernativo permanente europeo per la stabilità (Esm) proposto lunedì da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy. ATS

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