
La Serbia ce l'ha fatta: dopo avere fatto due anni di anticamera e ingoiato un bel po' di no, i capi di Stato e di governo della Ue hanno deciso stasera di concederle lo status di paese candidato ad entrare nella famiglia europea. "Il Consiglio europeo concede alla Serbia lo status di candidato", scrivono i leader nelle loro conclusioni. L'ultimo ostacolo superato da Belgrado è stata una condizione posta a sorpresa dalla Romania che martedì scorso, al consiglio affari generali, ha bloccato per ore la decisione, legandola a garanzie per la tutela della minoranza dei valacchi (circa 30 mila persone) che vivono in Serbia. Alla fine, le divisioni si sono ricompattate su una "raccomandazione", ma la decisione finale è stata rinviata ai leader. Due giorni di negoziati hanno consentito di superare le resistenze rumene. Bucarest ha ottenuto da Belgrado le garanzie richieste e al suo arrivo al consiglio Ue il presidente rumeno Traian Basescu ha pronunciato una sola parola: "sì". Il premier finlandese Jyrko Katainen ha assicurato: "La Serbia otterrà stasera lo status di paese candidato ad entrare nella Ue". In mattinata, il premier kosovaro Hashim Thaci aveva dichiarato che il futuro del Kosovo "e di tutti gli altri paesi Balcani è nella Ue e nella Nato". Mentre una risoluzione della Commissione esteri dell'Europarlamento chiedeva ai 27 di aprire la porta alla Serbia. La decisione di stasera è solo una nuova tappa. Ci vorrà altro tempo ed altri esami prima che venga fissata una data per i negoziati. ATS
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