
Dopo mesi di oscillazioni, e una certa ripresa dei favorevoli al no registrata qualche settimana fa, il sì al Trattato di Lisbona sembra prendere slancio in Irlanda, quando mancano poco più di due settimane al referendum del 2 ottobre. Un rilevamento dell'"Irish Independent" e della società Quantum Research indica il sì al 63% (in aprile era al 54%, e durante l'estate ha oscillato di poco, secondo stime dello stesso giornale), mentre il fronte del no si attesta al 15%, con il 22% di 'non so'. Si tratta di una buona notizia per il premier Brian Cowen e il suo partito Fianna Fail (Ff): il 'taoiseach' (così si dice primo ministro in gaelico irlandese) si è molto speso negli ultimi giorni in interviste ed apparizioni pubbliche per perorare l'approvazione del Trattato già bocciato dagli irlandesi lo scorso anno. Il no, oltretutto, appare in declino costante: i contrari a Lisbona erano il 37% nel dicembre scorso, poi il 30% a gennaio, e il 24% in aprile. Si tratta però dell'unica buona notizia per Cowen: il sondaggio mostra che solo il 23% degli irlandesi approva il suo operato, e un misero 14% (record negativo storico) dice che voterebbe oggi per il Ff. Quantum ha fornito anche alcune dichiarazioni degli interpellati che in qualche modo riassumono come sia cambiato l'atteggiamento verso Lisbona, a causa soprattutto della pesante crisi economica che ha travolto l'isola: "L'ultima volta ho votato no, ma perché ce lo potevamo permettere - dice una delle intervistate - Ora ho cambiato idea, perché so che non possiamo". "Dobbiamo votare sì - dice un altro - Sarebbe suicida non farlo. Chi vorrebbe tornare all'Irlanda degli anni '50?''. Intanto, è tornato a fare campagna per il no Declan Ganley, l'uomo d'affari dal retroterra poco chiaro che guidò la campagna anti-Lisbona con la sua associazione Libertas. Ganley, sonoramente sconfitto quando si è candidato all'Europarlamento, aveva giurato che non avrebbe fatto campagna questa volta. Ma, ha affermato, "sono stato provocato (...) dalle incredibili falsità dette dal campo del sì". Ganley, stavolta, non potrà però agitare gli spauracchi dello scippo della sovranità, della fine della neutralità e dell'imposizione dell'aborto che usò con successo nel 2008: Dublino ha infatti ottenuto garanzie ufficiali che non ci sarà alcun pericolo del genere. E gli irlandesi sembrano essersi in maggioranza convinti, così come sembrano pensare che l'Ue possa essere decisiva per il loro benessere, in un momento in cui la Tigre celtica del boom economico è un ricordo lontano. ATS
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