
Nel sud-est ucraino si continua a combattere, a dispetto della fragile tregua siglata a Minsk il 5 settembre e la lunga giornata di ieri dedicata all'Ucraina a margine del vertice Asem di Milano non sembra per ora aver avuto conseguenze pratiche sul campo. Rimane di fatto lettera morta anche la legge voluta dal presidente Petro Poroshenko che prevede uno 'status speciale' e maggiore autonomia per alcuni distretti delle regioni separatiste del sud-est per tre anni: il provvedimento è entrato ufficialmente in vigore oggi dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale ucraina e punta a mettere in pratica uno dei 12 punti del protocollo di pace di Minsk, quello sul decentramento del potere, ma i ribelli non vogliono saperne e hanno già ribadito più volte di non riconoscere alcuna legge ucraina e di essere indipendenti da Kiev. È per questo che oltre alle politiche del 26 ottobre ormai alle porte, i separatisti hanno rifiutato le elezioni locali previste dal governo ucraino il 7 dicembre e hanno invece fissato per il 2 novembre le elezioni dei propri rappresentanti. E il leader dei filorussi dell'autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk, Aleksandr Zakharcenko, ha persino lanciato l'ennesima sfida a Kiev annunciando che presto saranno distribuiti i passaporti del governo ribelle di cui è a capo. Le violenze proseguono intanto nel Donbass, e Donetsk - la città più importante della regione che è anche il cuore industriale e minerario di tutta l'Ucraina - è stata bombardata anche oggi da proiettili di artiglieria che si sono abbattuti nei quartieri Kievski e Kuibishevski, nella zona settentrionale della città roccaforte dei ribelli, non lontano dall'aeroporto per il quale si combatte ininterrottamente da settimane. Secondo alcuni giornalisti sul posto, un razzo ha inoltre colpito un edificio nella periferia ovest e ci sono almeno due vittime tra i civili, che si sommano ai due soldati ucraini che secondo quanto annunciato nel primo pomeriggio dalle autorità militari di Kiev sono morti nelle ultime 24 ore di combattimento. Resta invece difficile tracciare un bilancio dei caduti tra i miliziani filorussi in questa guerra in cui, secondo l'Onu, da aprile hanno perso la vita almeno 3.707 persone. Da Mosca - accusata da Kiev e dai suoi alleati occidentali di sostenere i separatisti con armi e uomini - il presidente della Commissione Esteri della Duma, Aleksei Pushkov, si sbottona un po' sul vertice di Milano dichiarando che non c'è stato "nessun grande progresso" ma che del resto "nessuno se lo aspettava". Stando a Pushkov, "l'importanza del summit" di ieri "sta nell'essere riusciti a mantenere la situazione stabile" impedendo sia che degenerasse militarmente sia che "scivolasse verso una guerra fredda con l'Europa". Mentre secondo il politico russo Casa Bianca e Cremlino sono già in un clima da guerra fredda. E su quest'ultimo punto sembrano confermare le parole di Pushkov le oltre 200 ispezioni in atto da parte delle autorità russe sui ristoranti del gigante americano del fast-food McDonald's, che ha inoltre annunciato che ricorrerà contro la chiusura temporanea di nove dei suoi 430 punti vendita in Russia avvenuta ad agosto per "motivi sanitari": una mossa che gli analisti ritengono in realtà una risposta russa alle sanzioni occidentali per la crisi ucraina.
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