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Estero
Ucraina: si tratta amnistia, ma piazza si spacca
Redazione
13 anni fa

È una strada in salita quella che potrebbe portare all'amnistia per i manifestanti antigovernativi in Ucraina. Il parlamento sta cercando di trovare una soluzione condivisa per mettere fine alla crisi politica e alle violenze di queste settimane che hanno messo a ferro e fuoco il Paese facendo profilare lo spettro di una guerra civile. Ma sulle condizioni per la liberazione dei dimostranti arrestati finora dalla polizia, opposizione e maggioranza si stanno sfidando in un braccio di ferro dall'esito incerto. E intanto non diminuisce la tensione nel Paese, e oggi si è addirittura arrivati allo scontro interno alla piazza anti-Ianukovich di due fazioni nazionaliste rivali, mentre un poliziotto è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco in un parco della periferia di Kiev. Il presidente russo Vladimir Putin in tutto questo non pare più così sicuro di voler continuare ad aiutare economicamente l'Ucraina. Ieri a Bruxelles aveva detto che il finanziamento da 15 miliardi di dollari e la riduzione di un terzo del prezzo del gas non sono "a favore di un particolare governo". Ma oggi ci ha ripensato, e ha deciso di attendere la formazione del nuovo governo ucraino prima di onorare la promessa di nuovi aiuti economici a Kiev, anche perché l'Ucraina è finanziariamente in ginocchio e sembra non sia in grado di onorare i suoi debiti per il gas russo (che hanno raggiunto i 2,7 miliardi di dollari) nonostante lo sconto concessole a dicembre. Ma ovviamente Mosca vuole aspettare soprattutto perché non ha alcuna intenzione di aiutare un Paese che, dopo il cambio al vertice, potrebbe decidere di tornare sulla strada dell'integrazione europea (e magari verso le braccia della Nato) allontanandosi dal progetto 'putiniano' dell'Unione euroasiatica, una sorta spazio economico post-sovietico che il leader del Cremlino vuole mettere in piedi a partire dal 2015. L'Ucraina resta tuttavia un tassello fondamentale di questo progetto, e oggi Putin è tornato a condannare "le ingerenze" occidentali nel Paese. A Kiev opposizione e maggioranza si trovano frattanto ormai d'accordo per amnistiare gli antigovernativi. Ma è il come che li divide. Il partito delle Regioni del presidente Viktor Ianukovich é pronto a concedere l'amnistia solo in cambio dello sgombero dei tanti edifici pubblici occupati dai manifestanti e dello smantellamento delle barricate, ma l'opposizione non ne vuole sapere e preme per un'amnistia "senza condizioni". Il compromesso definitivo per ora sembra tutt'altro che vicino, visto che nel pomeriggio i deputati del partito 'Patria' di Iulia Timoshenko hanno abbandonato l'aula in segno di protesta. I militanti del partito ultranazionalista 'Svoboda' (uno dei tre maggiori dell'opposizione) hanno però deciso di fare a modo loro, e con la pretesa di poter trattare col governo la liberazione di alcuni manifestanti, hanno fatto irruzione nel ministero dell'Agricoltura, occupato dai paramilitari di 'Spilna Sprava', che pure sono al pari antigovernativi e nazionalisti. Quelli di 'Svoboda' avrebbero usato granate assordanti e pistole contro i rivali ferendo alcuni degli occupanti, uno dei quali sarebbe ora ricoverato in ospedale dopo essere stato colpito con dei proiettili di gomma. Un approccio brutale, ma efficace: il ministero dell'Agricoltura è stato sgomberato. La violenza in ogni modo non si stempera, e questo fa paura. Uscire da questa crisi è di vitale importanza per Kiev, anche perché l'economia ne sta risentendo negativamente, e ieri l'agenzia Standard & Poor's ha tagliato il rating del Paese da 'B-' a 'CCC+'. Dopo un incontro con Ianukovich, il capo della diplomazia Ue, Catherine Ashton, ha chiesto la fine della "violenza" e delle "intimidazioni" in Ucraina, "da qualunque parte provengano". Da parte sua anche la cancelliera Angela Merkel ha sollecitato una soluzione pacifica in colloqui telefonici con Putin e lo stesso Ianukovich, mentre da Bruxelles il premier italiano Enrico Letta, ha ribadito che "la violenza e la repressione non sono la strada". Ma intanto questo pomeriggio le ex unità di autodifesa di Maidan hanno istituito una loro 'Guardia nazionale': giurando di essere pronte a "dare la vita per il popolo ucraino".

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