
L'Ucraina 'rivoluzionaria' del dopo Ianukovich prova a prendere forma. E si dà nuovi capi. Stasera, in una spianata di Maidan gremita come non mai, il nuovo governo è stato presentato alla folla ancora prima di ottenere la fiducia del parlamento, proprio come si addice a una vera rivoluzione. Ma benché a Kiev si intravveda un ritorno alla normalità, la situazione nel Paese resta tesa, anche perché dopo i blindati russi a Sebastopoli, oggi Putin ha deciso di mostrare i muscoli ordinando una gigantesca esercitazione militare nei distretti della Russia centrale e occidentale, e nella russofona Crimea continua a soffiare il vento della secessione con scontri tra migliaia di tatari musulmani e manifestanti filorussi davanti al parlamento di Simferopoli, la capitale. Come ci si attendeva, il nuovo premier è Arseni Iatseniuk, il capogruppo del partito 'Patria' di Iulia Timoshenko a cui appena un mese fa aveva offerto il posto di capo del governo niente di meno che l'allora presidente Viktor Ianukovich: il nemico numero uno della rivolta, impegnato in quei giorni a cercare un compromesso per salvare la poltrona e ridotto invece oggi allo status di "ricercato". Ma è anche lo stesso nome indicato dall'assistente segretario di Stato Usa Victoria Nuland in un colloquio telefonico con l'ambasciatore americano in Ucraina che è stato intercettato nel pieno della protesta e ha destato scalpore per le parole poco lusinghiere verso l'Ue. Tra i nomi dei candidati del nuovo governo letti sul palco di Maidan, figurano poi quello del diplomatico di carriera Andrei Deshizia per gli Esteri (fino ad oggi rappresentante speciale del presidente Osce per i conflitti congelati nell'ex Urss) e quello della giornalista-militante Tatiana Chornovol (picchiata brutalmente a Natale) per l'ufficio anticorruzione. Il deputato Andrei Parubiy (del partito di Timoshenko), uno dei comandanti dell'insurrezione, è stato messo a capo del consiglio sicurezza e difesa, e uno dei suoi vice dovrebbe essere il leader della formazione estremista 'Settore destro' Dmitro Iarosh: un nome imbarazzante, tanto che una delle persone sul palco ha chiesto allo speaker di non leggerlo". Come ministro per l'integrazione europea è stato proposto l'ex ministro degli esteri durante la presidenza Iushenko, Boris Tarasiuk, anche lui in fama di filo americano come Deshizia. Tutt'altro clima in Crimea, dove le violenze sono scoppiate davanti al parlamento della penisola russofona, che si sarebbe dovuto riunire in seduta straordinaria per valutare la situazione. Ci sono stati una ventina di feriti, e una persona anziana è morta per un attacco cardiaco. Intanto il partito dell'annessione della Crimea alla Russia sembra sempre più forte, e in diverse città è stato issato il tricolore di Mosca. A non volerne sapere della Russia è invece la minoranza tatara, discriminata per motivi razziali da una parte della maggioranza russofona della popolazione e ai quali Mosca riporta alla memoria la deportazione di massa sovietica in Asia centrale nel 1944 su ordine di Stalin. Il sanguinario dittatore georgiano li sospettava di collaborazionismo con i tedeschi durante l'occupazione nazista e fece deportare circa 250 mila di loro in zone remote della Siberia, dell'Uzbekistan e del Kazakistan. Sono tornati in Crimea solo nel 1989, in piena perestroika, e ora sono circa 260 mila, il 12% della popolazione. La gigantesca esercitazione militare russa fa intanto restare tutti col fiato sospeso. Il ministro della Difesa di Mosca Serghiei Shoigu ha precisato che non è collegata con la crisi a Kiev, ma i numeri fanno paura: 90 aerei, 120 elicotteri, 880 carri armati, oltre 1200 mezzi di vario genere e sino a 80 navi della flotta del Nord e del Mar Baltico. Ma non di quella del Mar Nero, che è di stanza proprio a Sebastopoli, in Crimea. Di fronte a questo inquietante messaggio, il segretario di Stato Usa John Kerry ha avvertito Mosca di stare "molto attenta" nelle sue valutazioni tuonando che ogni Paese "dovrebbe rispettare l'integrità territoriale" ucraina. Proprio in Crimea è stato avvistato qualche giorno fa l'ormai ex presidente Viktor Ianukovich, additato dalla piazza come il maggior responsabile degli scontri della scorsa settimana a Kiev nei quali sono morte almeno 83 persone, molte delle quali falciate dai proiettili dei cecchini. E proprio per questo la procura generale ha emesso un mandato d'arresto internazionale contro l'ex capo di Stato per "uccisione di massa". Ma dove sia Ianukovich non si sa. Secondo alcuni media, avrebbe già raggiunto la Russia e sarebbe forse in partenza per l'Indonesia, ma stando alla procura generale di Kiev pare sia ancora in Ucraina. Intanto il nuovo potere ha liquidato i Berkut, i famigerati reparti anti sommossa accusati di violenze d'ogni tipo contro gli insorti.
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