
La rivoluzione ucraina cancella anche i Berkut, i famigerati agenti antisommossa accusati di uccisioni, sequestri e torture nella protesta filo europeista del Maidan, com'è chiamata la Piazza dell'Indipendenza nel centro di Kiev. Senza neppure attendere il nuovo governo, il ministro dell'interno ad interim Arsen Avakov ne ha decretato lo scioglimento. "I Berkut non esistono più", ha annunciato sulla sua pagina Facebook. Erano loro - nel racconto di Maidan - il volto feroce della repressione del potere di Viktor Ianukovich, la punta di lancia della macchina della brutalità contro i manifestanti: sono ormai numerosi filmati e foto che li immortalano mentre sparano proiettili veri, anche con fucili di precisione, contro la folla. Il bilancio finale - nel fuoco incrociato con i gruppi armati della protesta - è stato alla fine di 83 morti, tra cui anche una quindicina di poliziotti. Le teste di cuoio ucraine erano come un Giano bifronte: "eroi" nelle regioni russofone sud-orientali, quelle dove Ianukovich aveva la sua roccaforte economica ed elettorale, "mostri" nell'Ucraina centro-occidentale, quella filo europea o nazionalista. A Leopoli, ad esempio, i manifestanti li hanno costretti ad inginocchiarsi per chiedere scusa del loro operato a Kiev. Da oggi tutti i 5000 mila Berkut sono senza un lavoro, tanto che in Russia ci si preoccupa per la loro sorte, meno per la fine del loro arsenale. Aleksandr Zhilkin, governatore di Astrakan, sud della Russia, ha offerto loro ospitalità via twitter, mentre molti imprenditori locali si sono già dichiarati pronti ad assumere le 'teste di cuoio'. Persino un leader mite come Serghiei Mironov, capo del partito di centrosinistra Russia Giusta, ha lanciato un appello alle autorità russe affinché ai 'Berkut' sia concessa la cittadinanza russa e offerto un lavoro, magari assorbendoli tra i loro omologhi russi Omon, nome sopravvissuto all'epoca sovietica. Prima, in fondo, si chiamavano anche loro così, poi con l'Ucraina indipendente cambiarono nome. Ma la loro vocazione rimase la stessa, affinando le loro tecniche repressive sotto la presidenza di Leonid Kuchma e durante la pacifica rivoluzione arancione del 2004. Ma è nell'EuroMaidan, in particolare a novembre e poi in febbraio, che hanno mostrato il loro volto più spietato. Tutta la loro storia, comunque, è costellata di rapimenti, attacchi, torture, intimidazioni, anche per influenzare gli esiti elettorali. Giornalisti scomodi e dissidenti erano tra i loro obiettivi. Gli ufficiali in prima linea negli scontri venivano ricompensati con bonus in denaro e avanzamenti di carriera o anzianità. Il loro simbolo era l'aquila reale (Berkut in ucraino): ora la loro violenta rapacità non potrà più mietere altre vittime.
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