
Sull'Ucraina è braccio di ferro tra Ue e Usa da un lato e Russia dall'altro. Al vertice sulla sicurezza di Monaco, il segretario di Stato americano John Kerry si è schierato apertamente a favore dei manifestanti antigovernativi, incontrando i leader dell'opposizione e affermando che "gli Stati Uniti e l'Unione europea sostengono il popolo ucraino nella sua lotta" per "un futuro democratico ed europeo". Di tutt'altro avviso il ministro degli Esteri di Mosca, Serghiei Lavrov, che ha invece preso le difese del presidente ucraino Viktor Ianukovich e ha invitato Ue e Usa a condannare "le violenze" degli insorti invece di criticare il governo di Kiev. Oggi, intanto, la legge d'amnistia per i manifestanti è stata pubblicata su 'La Voce dell'Ucrainà, la locale Gazzetta ufficiale, ed è così partito il conto alla rovescia per abbandonare gli edifici pubblici occupati in cambio dell'immunità. Opposizione e dimostranti hanno però criticato aspramente questa legge d'amnistia che suona come un ultimatum, e non sembrano avere alcuna intenzione di mollare. Per ora nella capitale si respira un'atmosfera di calma tesa. Non ci sono combattimenti, ma insorti e poliziotti restano all'erta. Gli scontri potrebbero ricominciare da un momento all'altro, e a complicare ancora di più le cose ci si sono messe le forze armate, che ieri hanno chiesto al capo dello Stato di "prendere misure di emergenza per stabilizzare la situazione nel Paese". Un intervento del genere significherebbe con ogni probabilità l'inizio di una guerra civile, e oggi a Monaco Vitali Klitschko e Arseni Iatseniuk - due dei principali leader dell'opposizione ucraina - hanno espresso le loro preoccupazioni sia a Kerry che ai ministri degli Esteri di Francia e Germania, Laurent Fabius e Frank-Walter Steinmeier. Anzi, Iatseniuk, ha persino definito "molto probabile" un intervento dell'esercito contro i manifestanti parlando con il capo della diplomazia Ue, Catherine Ashton, che già la prossima settimana tornerà per l'ennesima volta a Kiev per cercare una soluzione alla crisi politica ucraina. E a temere che il governo voglia imporre lo "stato di emergenza" c'è anche il partito 'Patrià di Iulia Timoshenko, che adesso è anche accusato dai servizi segreti ucraini (Sbu) di tentato colpo di Stato in base, dicono, al materiale registrato sui "server sequestrati a dicembre nella sede del partito" a Kiev (in un blitz armato che inizialmente la polizia aveva negato). Secondo l'Sbu, il movimento politico di Timoshenko avrebbe pianificato tutto per prendere il potere: dalle manifestazioni di massa alle violenze per far indignare l'opinione pubblica fino agli scontri tra dimostranti e polizia. Ma in un Paese in cui la divisione dei poteri è solo sulla carta, queste dichiarazioni sono da prendere con le molle e svelano senz'altro come il governo continui ad attaccare i rivali politici con tutte le armi che ha a disposizione. E a suscitare scalpore sono anche le dichiarazioni del ministro degli Esteri ucraino, Leonid Kozhara, anche lui a Monaco, che in un'intervista ad Al Jazeera ha affermato che la storia di Dmitro Bulatov, il manifestante rapito e torturato brutalmente, "non è assolutamente vera" e che l'oppositore "ha solo un graffio su una guancia". Parole che cozzano con quanto mostrato dalle foto pubblicate sui media e da quanto ha dichiarato lo stesso Bulatov, cui è stato tagliato un pezzo di orecchio, e che dice di essere stato "crocifisso". Del resto, altri due dimostranti sono stati sequestrati nei giorni scorsi da uno 'squadrone della mortè, e uno di questi, Iuri Verbitski, è stato ucciso. In tutto questo non è ancora chiaro il destino di Bulatov: ieri il ministero dell'Interno aveva detto che sarebbe finito ai domiciliari perché accusato di aver organizzato disordini di massa, oggi il ministro degli Esteri ucraino ha invece dichiarato che "dopo essere stato interrogato dalla polizia, sarà assolutamente libero di andare dove vuole". Quindi anche in Germania, visto che Berlino si è già detta disponibile ad accogliere il dissidente e a farlo curare.
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