
La decisione dell'Autorità federale di vigilanza dei mercati finanziari (FINMA) di autorizzare UBS a trasmettere i dati di 300 clienti americani al fisco Usa è stata discutibile dal profilo dello stato di diritto e ha trasformato in una farsa un procedimento giudiziario in corso: è il giudizio del presidente del Tribunale amministrativo federale (TAF), Christoph Bandli, che in un'intervista pubblicata oggi dalla "Neue Zürcher Zeitung" fa sapere inoltre di aver appreso solo attraverso i media di quello che stava succedendo. "In uno stato di diritto si è soliti aspettare una decisione presa dall'ultima istanza giudiziaria", afferma il magistrato. Il potere politico non dovrebbe intromettersi in quello giudiziario e viceversa, aggiunge. D'altra parte Bandli ha ammesso di non essere in grado di dire cosa avrebbe fatto al posto della FINMA o del Consiglio federale, non conoscendo quali pressioni stessero esercitando le autorità americane. Il TAF ha però fatto la sua parte. "Due giorni dopo la trasmissione della documentazione abbiamo ricevuto un fax degli avvocati dei clienti interessati e abbiamo immediatamente deciso una misura cautelare": un atto che si è dimostrato inutile, ma che secondo Bandli era dovuto. "Era importante reagire, per dimostrare che esiste una giustizia che non è disposta a cedere". Secondo il giudice, al momento niente fa pensare che un caso del genere, frutto di una situazione alquanto eccezionale, possa ripetersi e compromettere così il funzionamento dello stato di diritto. A lungo termine i danni causati alla giurisprudenza non dovrebbero essere gravi: al contrario, la giustizia ha potuto lanciare un segnale affinché vicende del genere non debbano più accadere. ATS
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