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Tutti a processo per il crollo del ponte di Genova
Immagine Shutterstock
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Redazione
4 anni fa
Andranno tutti a processo i 59 imputati per il crollo del ponte Morandi, il viadotto autostradale della A10 collassato il 14 agosto 2018 causando la morte di 43 persone.

Il processo a carico dell’ex amministratore delegato di Autostrade Giovanni Castellucci e degli altri inizierà il 7 luglio. Il giudice per l’udienza preliminare Paola Faggioni ha anche accolto i patteggiamenti di Aspi e Spea, la ex controllata che si occupava delle manutenzioni, che usciranno dal processo pagando quasi 30 milioni di euro.

“Molto soddisfatti”
“Siamo molto soddisfatti” ha commentato Egle Possetti, portavoce del Comitato ricordo parenti vittime del ponte Morandi. Le accuse “cadranno come foglie al processo”, hanno commentato i legali di Castellucci, Giovanni Paolo Accinni e Guido Carlo Alleva. Il giudice ha deciso al termine di una camera di consiglio durata un’ora e mezza. Ha letto per circa due ore i motivi per cui ha respinto tutte le eccezioni di nullità sollevate dagli avvocati degli imputati, tra cui quella che non sarebbe stato possibile leggere tutti gli atti perché sarebbe servito un software troppo costoso. Le accuse, a vario titolo, sono omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo doloso, omissione d’atti d’ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro. Per i pubblici ministeri Massimo Terrile e Walter Cotugno, buona parte degli imputati immaginava che il ponte sarebbe potuto crollare ma non fecero nulla. A processo oltre agli ex vertici e tecnici di Aspi (Autostrade per l’Italia S.p.A) e Spea (Sistemi di collaudo automatico) andranno anche funzionari e dirigenti dell’ex ministero delle Infrastrutture e del Provveditorato. “Il rinvio a giudizio è la prima risposta giudiziaria. Dopo tre anni possiamo dire che siamo solo all’inizio. Nulla restituirà le vittime, ma il cambio di passo nella gestione da parte di Aspi quanto meno ci dice che il sacrificio non è stato vano. C’è il riconoscimento di un buon lavoro fatto dalla procura”, ha sottolineato il procuratore Francesco Pinto. Era stata la stessa procura a dare parere favorevole al patteggiamento, riconoscendo il cambio di passo della nuova gestione che ha “eliminato le carenze organizzative all’origine degli illeciti commessi adottando e attuando un nuovo modello di organizzazione, gestione e controllo che appare idoneo a prevenire la commissione di reati analoghi”. La maggior parte delle famiglie delle vittime ha chiuso la partita dei risarcimenti quasi subito: per loro Aspi ha versato poco più di 50 milioni. Non hanno accettato i risarcimenti Egle Possetti e la famiglia Battiloro. Per gli artigiani che hanno subito danni dal crollo Aspi ha dato circa 12 milioni. La società ha speso 583 milioni per la demolizione e ricostruzione del viadotto e opere accessorie, 117 milioni per nuove infrastrutture. Restano 264 parti civili già ammesse al processo tra questi, sfollati, feriti, imprenditori, Comune e Regione. La somma concordata per il patteggiamento è stata calcolata considerando 26,85 milioni come ingiusto profitto per la mancata esecuzione del retrofitting (il progetto di rinforzo sulle pile 9, quella crollata, e 10) e 1,8 milioni di vera e propria sanzione. Spea, invece verserà 810 mila euro.

Indagini durate oltre tre anni
Le indagini della guardia di finanza sono durate oltre tre anni. L’udienza preliminare è andata avanti per cinque mesi. I legali di alcuni imputati avevano ricusato il giudice perché aveva firmato le ordinanze cautelari nel procedimento sulle barriere fonoassorbenti pericolose. A loro parere sarebbe stato violato il principio di imparzialità visto che il magistrato aveva già espresso un giudizio sul crollo del Morandi. Sia i giudici di appello che quelli di Cassazione avevano respinto la richiesta. Dopo il crollo erano nati altri tre filoni di indagine: quella sui falsi report sui viadotti, quella sulle barriere fonoassorbenti pericolose e quella sui falsi report sulle gallerie e la loro mancata messa in sicurezza. I tre filoni, che vedono indagate circa 40 persone di cui molte coinvolte anche nel crollo, sono stati riunificati in un unico fascicolo ed entro l’estate verranno chiuse le indagini. Il giudice ha anche deciso sui reperti: dovranno rimanere sequestrati, per eventuali nuove analisi future, ma potranno essere spostati liberando l’area per finire il parco della Memoria sotto il nuovo ponte.

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