
Dopo infinite polemiche Bilal Erdogan, figlio del premier turco Recep Tayyip Erdogan, è stato interrogato dai nuovi magistrati responsabili delle inchieste anti-corruzione su un suo presunto coinvolgimento nella trama emersa il 17 dicembre con la "Tangentopoli del Bosforo". L'incontro con i magistrati è avvenuto senza pubblicità nei giorni scorsi. "Hurriyet" scrive che Bilal si è recato a Palazzo di Giusizia di Istanbul martedì scorso. Il premier Erdogan ha reagito allo scandalo corruzione che coinvolge decine di personalità vicine al governo denunciando un golpe giudiziario fomentato dai suoi ex-alleati dell'influente confraternita islamica del predicatore Fetullah Gulen, oggi suoi arci-nemico, e lanciando "purghe" in massa fra polizia e magistratura. Oltre 7 mila dirigenti e funzionari di polizia e più di 200 giudici sono stati rimossi. I capi della polizia di altre 27 province sono stati esautorati ancora ieri. Per il leader dell'opposizione Kemal Kilicdaroglu, il "sultano" di Ankara è "pronto a tutto" per affossare le indagini e restare al potere. Dietro l'angolo ci sono le cruciali elezioni amministrative del 30 marzo con la battaglia per il sindaco di Istanbul, forse decisiva per il futuro di Erdogan. Sarà anche un primo test reale sulla tenuta del governo dopo la grande rivolta di Gezi nel giugno scorso e ora il terremoto tangenti. "Hurriyet" ha saputo dell'interrogatorio di Bilal Erdogan - coinvolto nelle indagini per il suo ruolo alla guida della fondazione Turgev - dall'uomo d'affari Ali Agaoglu, arrestato il 17 dicembre, poi rimesso in libertà in attesa del processo. "Non avrei mandato mio figlio a deporre davanti a quei pm - ha detto Agaoglu - ma sono stati cambiati, e così ha reso la sua testimonianza". I pm Zekeriya Oz, Cela Kara, Mehmet Yuzgec, Muammer Akkas, e Ali Aktas, alla guida delle indagini fino al 17 dicembre sono stati rimossi e sostituiti con altri magistrati, che hanno rimesso in libertà diversi accusati. Oggi è stato scarcerato con altri 8 accusati l'ex-ad della banca pubblica Halbank Suleyman Aslan, avvisato nell'ambito del filone d'inchiesta sul presunto traffico d'oro con l'Iran. A casa sua la polizia aveva trovato 4,5 milioni di dollari nascosti in scatole di scarpe. Da allora le scatole di calzature sono diventate un simbolo delle proteste contro la corruzione.
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