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Estero
Turchia: dilaga "Tangentopoli", bufera su Erdogan
Redazione
13 anni fa

La mossa di Natale del premier turco Recep Tayyip Erdogan - il rimpasto con cui ha sostituito i 4 ministri coinvolti nella Tangentopoli turca, che dal 17 dicembre fa tremare il governo islamico - ha dato solo poche ore di respiro al "sultano" di Ankara. Lo scandalo non accenna a placarsi, anzi, sembra ogni giorno più tumultuoso e l'opposizione chiede con forza le dimissioni del capo del governo. Nonostante le "purghe" scattate negli ultimi 10 giorni - centinaia teste rotolate nella polizia - l'inchiesta che punta al cuore del sistema di potere del Akp, il partito di Erdogan, continua ad avere effetti devastanti per il primo ministro. È una guerra contro tutti, senza esclusione di colpi, a tre mesi dalle amministrative che in marzo apriranno l'annata di tutte le elezioni, da cui dipenderà l'assetto futuro del paese, più islamico o più europeo (e la vita o la morte politica del capo del governo). Oggi il procuratore Muammer Akkas, uno dei titolari della Tangentopoli turca, ha denunciato di non avere potuto avviare una nuova inchiesta. Secondo diversi quotidiani Akkas avrebbe ordinato mercoledì l'arresto di altri 30 nomi eccellenti del sistema Akp, fra cui deputati e imprenditori. Ma la polizia, ora tornata sotto il ferreo controllo dell'esecutivo, avrebbe rifiutato di eseguirli. "La decisione del tribunale e i mandati di cattura non sono stati eseguiti", ha denunciato in una nota dai toni polemici il pm, subito rimosso dal suo superiore diretto per aver "gestito male il caso". Dall'inizio dello scandalo, con il blitz che il 17 dicembre ha fatto scattare le manette ai polsi di 52 personaggi della nomenclatura, fra cui i figli di tre ministri, Erdogan ha defenestrato oltre 500 dirigenti e funzionari di polizia, 400 solo ad Istanbul, la cui procura ha dato il via alla "Tangentopoli" turca. Un repulisti su larghissima scala - accusa l'opposizione - per bloccare la prima inchiesta e impedire altre indagini. Nel mirino del governo ci sono in primo luogo gli affiliati alla potente Confraternita islamica del predicatore Fetullah Gulen, ora in lotta aperta di potere con Erdogan. I "gulenisti", influenti nelle file di polizia e magistratura, sono considerati all'origine della "Mani Pulite" turca. Secondo Taraf il filone d'inchiesta bloccato di Akkas riguarda irregolarità su commesse da 100 miliardi di dollari. Come contro le oceaniche manifestazioni di protesta di Gezi Park dei mesi scorsi, il premier turco reagisce alla nuova sfida al governo con il pugno di ferro. Ma la sua posizione è complicata dalle fessure che si stanno aprendo nel partito di governo. Ieri si è dimesso dall'Akp Idris Naim Sahin, ministro degli interni fino al 2012. E uno dei ministri coinvolti nello scandalo delle tangenti, il titolare della Pianificazione Urbana Erdogan Bayraktar, ha lasciato invitando anche il premier a farsi da parte. Bayraktar ha puntato il dito contro Erdogan, rivelando che molte delle licenze edilizie irregolari che è accusato di avere firmato in cambio di tangenti sarebbe state concesse "in linea con le istruzioni" del leader. Secondo la stampa di opposizione il cerchio si stringe attorno alla stessa famiglia del "sultano". E stando a Cumhuriyet nella nuova ondata di sospetti ci sarebbe pure suo figlio imprenditore, Bilal Erdogan. Il premier intanto continua a scagliarsi contro il "complotto internazionale" in atto a suo dire contro di lui, cercando di compattare il nucleo duro del suo elettorato. Ma per il leader dell'opposizione nazionalista Devlet Bahceli la "Mani Pulite" turca sta dimostrando che "il potere dell'Akp è corrotto dalla testa ai piedi".

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