
Grazie all'accordo raggiunto ieri fra la Turchia e l'Armenia per l'avvio di rapporti diplomatici dopo un secolo di ostilità, Ankara conta adesso di riaprire le frontiere con il paese confinante già tra pochi mesi. Cosa che darà rinnovato impulso alla sua marcia di avvicinamento all'Unione europea e nuovo smalto all'influenza della Turchia nella regione. La firma dell'accordo, come ha precisato il ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu parlando alla Ntv, non avrà come effetto immediato l'apertura delle frontiere. "Questa non è prevista e non costituisce una priorità", ha detto il capo della diplomazia turca, pur sottolineando che la normalizzazione dei rapporti con Ierevan si inserisce "nella visione regionale della Turchia di stabilire la pace nel Caucaso". Davutoglu ha sottolineato che l'entrata in vigore degli accordi che i due paesi dovranno firmare richiederà almeno due mesi di tempo. "Ci auguriamo che le relazioni si normalizzino il più rapidamente possibile. Gli accordi debbono ancora essere ratificati dai rispettivi parlamenti e verranno quindi messi in atto". Concetto che è stato ribadito anche dal premier Reçep Tayyip Erdogan. "Si tratta di una questione che richiederà qualche mese. Ma, se tutto andrà come previsto - ha concluso Davutoglu - la frontiera potrà essere riaperta intorno ai primi dell'anno prossimo". La Svizzera, che da due anni funge da mediatrice tra Ankara e Ierevan - si rallegra dell'accordo annunciato ieri. "L'inizio delle consultazioni politiche interne nei due paesi rappresenta un passo molto importante", ha dichiarato oggi all'ATS la portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri Nadine Olivieri. Anche l'Unione europea e gli Stati Uniti si dicono soddisfatti per l'avvicinamento. Il governo dell'Azerbaigian non si è invece mostrato molto entusiasta dell'accordo raggiunto tra i suoi vicini e ha fatto sapere di non aspettarsi che la Turchia riapra le frontiere con l'Armenia finché non sarà risolta la questione dell'enclave cristiana del Nagorno-Karabach. Infatti, secondo quanto dichiarato a Baku da Elkhan Polukhov, portavoce del ministero degli esteri azero, "aprire le frontiere senza prima risolvere la questione del Nagorno-Karabach sarebbe contrario agli interessi dell'Azerbaigian". ATS
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