
Armenia e Turchia si sono accordate per una "road map" (tabella di marcia) in vista della normalizzazione delle loro relazioni. L'intesa è stata raggiunta con la mediazione della Svizzera, hanno annunciato nella tarda serata di ieri le tre capitali (Ankara, Ierevan e Berna) in un comunicato congiunto. I colloqui turco-armeni sono sfociati "in progressi concreti", orientati a una "reciproca comprensione", si legge nella nota. I due paesi - che hanno le frontiere comuni chiuse dal 1993 - hanno trovato un accordo su un quadro globale per portare alla normalità i rapporti fra i due Stati e promuovere così "la pace, la sicurezza e la stabilità in tutta la regione". Contattato dall'ATS, il Dipartimento federale degli affari esteri non ha voluto fornire ulteriori precisazioni sui contenuti dell'accordo. Un portavoce del governo statunitense ha dal canto suo accolto il passo con soddisfazione e auspicato che venga concretizzato rapidamente. È da tempo che si parla di una possibile normalizzazione dei rapporti tra i due paesi. Le voci si sono fatte più insistenti dopo la recente visita a Istanbul del presidente americano Barack Obama, che il 6 aprile scorso ha incontrato il ministro degli esteri turco Ali Babacan e quello armeno Edward Nalbandian, oltre che la loro collega elvetica Micheline Calmy-Rey. In quell'occasione la consigliera federale aveva confermato per la prima volta il ruolo di mediatore assunto dalla diplomazia svizzera, tenendo però la bocca cucita sui contenuti dei colloqui per motivi di credibilità. Ankara ha chiuso la propria frontiera con l'Armenia nel 1993 per solidarietà con l'Azerbaigian, paese musulmano e turcofono all'epoca in conflitto con Ierevan per il controllo della regione del Nagorno Karabakh. L'enclave cristiana in territorio azero, occupata dalle forze armene dopo il conflitto armato durato dal 1988 al 1995, ha proclamato la propria indipendenza dall'Azerbaigian, senza tuttavia essere riconosciuta a livello internazionale. La normalizzazione dei rapporti bilaterali potrebbe innervosire l'Azerbaigian, che in precedenza ha espresso forti timori riguardo a un possibile accordo tra Armenia e Turchia senza un "sensibile progresso" nella questione del Nagorno Karabakh. Finora Ankara ha sempre sostenuto di voler legare la normalizzazione dei rapporti con Ierevan al ritiro delle truppe armene, almeno dalle zone intorno al Nagorno Karabakh insieme alle aree circostanti (nel complesso il 20% del territorio azero). Questa posizione di Ankara è stata recentemente ribadita dal premier turco Tayyip Erdogan a Londra, ma Baku teme un "tradimento" da parte del suo tradizionale alleato e protettore, a cui, come paese turcofono e musulmano, è legato anche da rapporti di affinità etnica e religiosa. Al parlamento di Baku una mozione contraria alla riapertura dei confini turco-armeni è stata sottoscritta sia dai gruppi politici al governo, sia da quelli all'opposizione. Un altro nodo da sciogliere nelle relazioni tra Armenia e Turchia è la questione dei massacri subiti dagli armeni ai tempi dell'Impero Ottomano, tra il 1915 e il 1917. Proprio domani gli armeni celebrano il 94. anniversario dallo scoppio delle violenze, che Ierevan considera un "genocidio". L'Associazione "Svizzera-Armenia" afferma che questo è il punto centrale senza il quale la "road map" e la mediazione elvetica sono destinate a fallire. Per questo motivo in un'intervista odierna con il giornale romando "La Liberté" il presidente dell'associazione, Sarkis Shahinian, auspica che il Consiglio federale riconosca il "genocidio" come ha fatto nel 2003 il Consiglio nazionale. ATS
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