
Ancora due giorni e la Tunisia, che aspetta col fiato sospeso, conoscerà un pò di più del suo futuro. È stato comunque un voto con il sorriso sul volto di tutti quelli - quasi il 70% degli aventi diritto - che oggi si sono recati alle urne per scegliere i 217 componenti l'Assemblea costituente. Un voto al quale il Paese è arrivato dopo una campagna elettorale lunghissima. Infatti, se quella ufficiale è cominciata il 4 ottobre, quella reale è partita già agli inizi dell'estate, quando in un primo momento era stato annunciato che si sarebbe andati alle urne il 24 luglio. Con il voto di oggi la Tunisia non mette solo in gioco il suo futuro, ma soprattutto l'essenza stessa dello Stato che, sino ad oggi, ha vantato la sua sostanziale laicità, pur se c'è chi sottilizza su laicità dello Stato e laicità del Paese, che è differenza sostanziale. Ma la Tunisia sa anche che, se a vincere o ad essere determinanti in un eventuale governo di coalizione fossero gli uomini di Ennahdha, sarebbe costretta a rivedere le sue stesse fondamenta. L'ombra lunga dell'islam si è proiettata sulla Tunisia sin dalla caduta di Ben Ali, strenuo difensore dello Stato laico e che per questo aveva messo al bando i partiti confessionali, Ennahdha in testa. Le parole degli uomini di Ennahdha, intrise di islamismo, stanno comunque trovando cattiva accoglienza soprattutto dalle donne che intuiscono benissimo che, con Ennahdha al governo, le libertà conquistate da 50 anni a questa parte potrebbero subire un, per così dire, ridimensionamento in salsa integralista. La battaglia quindi è durissima e gli avversari di Ennahdha - il Polo democratico ed Ettakatol - sembrano avere recuperato terreno negli ultimi giorni, giocando la carta della tolleranza e sottolineando che troppo spesso le due facce della "medaglia Ennahdha" sono troppo diverse, quasi in palese contraddizione ATS
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