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Trump: «Se al posto mio ci fosse la persona sbagliata sarebbe la Terza guerra mondiale»
©ANNABELLE GORDON / UPI / POOL
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13 giorni fa
Il presidente USA insiste: «Teheran non ha marina né aeronautica: non ha più nulla» - TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
12 giorni fa
Rubio: «Una bozza della risoluzione Onu sulla libertà di navigazione di Hormuz»

Su indicazione del presidente Trump, gli Usa, con Bahrein e partner del Golfo - Arabia Saudita, Eau, Kuwait e Qatar - hanno redatto una bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu per «difendere la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz», con lo stop ad «attacchi, posa di mine e pedaggi». Il segretario di Stato Marco Rubio ha rimarcato la necessità che «l'Iran riveli numero e ubicazione di mine marine posate» e collabori alla loro rimozione, sostenendo un corridoio umanitario, si legge in una nota. L'auspicio è di voto «nei prossimi giorni» col sostegno di Consiglio di Sicurezza e «un'ampia base di co-sponsor».

12 giorni fa
Rubio: «Molte nazioni ci hanno chiesto di liberare le loro navi da Hormuz»

«Molte nazioni hanno chiesto agli Stati Uniti di aiutare a liberare le loro navi nello stretto di Hormuz. Lo stiamo facendo non solo perché ci è stato chiesto, ma perché siamo gli unici a poterlo fare», ha detto il segretario di Stato Marco Rubio, parlando alla Casa Bianca.

«Questo è il primo passo verso la sua riapertura e per porre fine all'ultimo disperato tentativo del regime (iraniano, ndr) di incendiare l'economia». Il presidente Trump «ha ordinato alle forze armate Usa di guidare queste navi in salvo, il primo passo verso la riapertura dello stretto», ha aggiunto Rubio. Gli Stati Uniti, con Trump, «aiuteranno i nostri amici. Ci opporremo ai regimi canaglia come quello di Teheran e non esiteremo a usare il nostro potere e le nostre capacità per proiettare la nostra potenza militare al servizio del nostro interesse nazionale al di sopra di ogni altra cosa», ha assicurato il segretario di Stato.

12 giorni fa
Una nave mercantile è stata colpita da un razzo nello Stretto di Hormuz

L'agenzia britannica per la sicurezza marittima (Ukmto) ha segnalato su X di «avere ricevuto una segnalazione di un incidente nello Stretto di Hormuz. Una fonte verificata ha riferito che una nave mercantile è stata colpita da un proiettile non identificato. L'impatto è sconosciuto al momento della segnalazione. Si consiglia alle navi di segnalare qualsiasi attività sospetta all'Ukmto, mentre le autorità indagano».

12 giorni fa
«Sgominata una cellula legata a Hezbollah che pianificava omicidi»

Le autorità siriane hanno annunciato oggi di aver sgominato una cellula affiliata a Hezbollah che pianificava di assassinare funzionari governativi, mentre il gruppo militante libanese ha bollato tale annuncio come «falso». Il ministero dell'Interno siriano ha dichiarato di aver condotto una «serie di operazioni di sicurezza simultanee» nelle campagne di Damasco, Aleppo, Homs, Tartus e nelle province di Latakia. Ha affermato che le operazioni hanno portato allo «smantellamento di una cellula organizzata affiliata alla milizia di Hezbollah, i cui membri si erano infiltrati in territorio siriano dopo aver ricevuto un addestramento specialistico intensivo in Libano». Le indagini preliminari hanno rivelato che la cellula stava pianificando «omicidi mirati contro alti funzionari governativi», si legge nella dichiarazione del ministero, che aggiunge di aver sequestrato equipaggiamento militare, tra cui ordigni esplosivi e lanciarazzi Rpg, oltre ad altre armi.

12 giorni fa
Due persone uccise nei raid aerei israeliani nel sud del Libano

Due persone sono state uccise nei raid aerei israeliani nel Libano meridionale. Lo scrive Al Jazeera che cita l'agenzia di stampa nazionale libanese, secondo cui aerei da guerra israeliani hanno lanciato diversi raid sulla città di Deir Kifa, nel distretto di Bint Jbeil, nel Libano meridionale, uccidendo due persone e ferendone una. I raid aerei avrebbero colpito anche Jabal al-Hamdani, nella provincia di Nabatieh.

12 giorni fa
Israele proroga l'arresto degli attivisti della Flotilla

Continua il braccio di ferro tra Israele e la Global Sumud Flotilla, con un tribunale che ha alzato il livello del confronto prorogando di sei giorni, fino a domenica, la detenzione di Thiago Ávila e Saif Abukeshek, i due attivisti prelevati dalle forze di sicurezza di Tel Aviv mentre si trovano a bordo di due imbarcazioni battenti bandiera italiana nelle acque internazionali al largo dell'isola di Creta.

Una vicenda su cui la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per sequestro di persona e danneggiamento con pericolo di naufragio. I due, che secondo il giornale israeliano «Haaretz» sono considerati i leader della flottiglia, sono accusati di aver aiutato «il nemico in guerra, di appartenere a un'organizzazione terroristica, di essere in contatto con un agente straniero e di aver commesso altri reati». L'organizzazione a cui si fa riferimento è la PPA (Popular Conference for Palestinians Abroad), nella blacklist del Dipartimento del Tesoro americano per sostegno a Hamas.

«Presenteremo immediatamente ricorso per contestare questa decisione e chiedere l'immediato e incondizionato rilascio di Thiago e Saif'', hanno commentato a caldo gli avvocati del brasiliano Ávila e dell'ispano-palestinese Abukeshek, mentre il centro legale israeliano Adalah che li assiste ha bollato la decisione della corte »una convalida giudiziaria dell'illegalità dello Stato«. Le accuse »sono infondate«, e »non sussistono basi legali per la detenzione«.

Oltretutto, ad oggi, si denuncia che non sono state ancora formalizzate le accuse: la detenzione sarebbe dunque finalizzata unicamente a prolungarne l'interrogatorio. Sul tavolo, come lasciano intendere anche alcuni media di Tel Aviv, ci sarebbero »prove segretate« che né gli attivisti né i loro legali hanno potuto visionare.

Stasera il Tribunale distrettuale di Beer Sheva ha fissato per domani alle 12.30 locali (le 11.30 in Svizzera) l'udienza per l'appello presentato da Adalah contro la decisione del Tribunale di primo grado di Ashkelon di prorogare la detenzione dei due attivisti.

Intanto però Ávila e Abukeshek, che sono in sciopero della fame da giovedì, rimangono in isolamento, sottoposti a illuminazione ad alta intensità 24 ore su 24 nelle loro celle. Vengono bendati ogni volta che vengono spostati, anche durante le visite mediche, hanno riferito gli avvocati.

Da Roma, la delegazione Italia di Global Sumud Flotilla »rilancia l'appello per la costruzione di uno sciopero generale unitario contro la guerra, per la Palestina, per la liberazione di Saif e Thiago e di tutti i prigionieri politici palestinesi«, continuando a reclamare un intervento del governo italiano per »sanzionare« quello di Tel Aviv.

A Madrid intanto, il ministro degli esteri José Manuel Álbares ha ricevuto la moglie di Abukeshek, mentre fonti diplomatiche spagnole hanno riferito che il console iberico a Tel Aviv ha partecipato all'udienza di oggi nel tribunale di Ashkelon, e assicurano che »continuerà a far visita« all'attivista in carcere.

La Spagna esige la sua immediata liberazione e che siano rispettati tutti i suoi diritti: Álbares ha sfidato Israele a »mettere sul tavolo« le presunte prove contro l'attivista. »Non c'è alcuna prova né alcun rapporto« su un presunto collegamento con Hamas, ha denunciato l'esponente del governo spagnolo.

Anche il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha chiesto l'immediata liberazione degli attivisti: »mantenere in carcere il cittadino brasiliano Thiago Ávila, membro della flottiglia 'Global Sumud', è un'azione ingiustificabile del governo di Israele, che desta grande preoccupazione e deve essere condannata da tutti. La detenzione degli attivisti della flottiglia in acque internazionali aveva già rappresentato una seria violazione del diritto internazionale. Per questo, il nostro governo, insieme a quello della Spagna, anche Madrid ha un cittadino detenuto, esige che ricevano piena garanzia di sicurezza e siano immediatamente liberati«, ha scritto Lula in un post su X.

12 giorni fa
La tregua è appesa a un filo, ma per Trump sono «solo scaramucce»

Dallo Studio Ovale al Pentagono la domanda da un milione di dollari che tutti hanno rivolto al presidente Donald Trump e ai suoi più alti funzionari è: la tregua con l'Iran regge? E, nonostante la decina di attacchi di Teheran contro navi americane dall'8 aprile scorso, la risposta unanime è stata che il cessate il fuoco resiste.

Durante un incontro alla Casa Bianca con un gruppo di bambini per il lancio di un nuovo progetto di fitness nelle scuole, il presidente americano ha insistito che l'Iran vuole un accordo e che una soluzione negoziata è ancora possibile.

L'operazione militare e le tensioni a Hormuz per lui sono solo «scaramucce», perché «Teheran non ha chance, non le ha mai avute»: «sanno quello che devono fare» per non violare la tregua. Alla domanda precisa di un giornalista, tuttavia, su quale potrebbe essere il limite oltre il quale Washington deciderà di riprendere i combattimenti, il commander-in-chief non ha fornito ulteriori dettagli limitandosi a rispondere: «lo scoprirete».

Trump ha anche espresso irritazione per l'atteggiamento dei suoi interlocutori iraniani che «gli parlano con rispetto» dietro la quinte ma poi vanno in tv a smentire. E ha esortato Teheran a «fare la cosa intelligente, perché non vogliamo uccidere ancora».

Sul cessate il fuoco era intervenuto in un briefing al Pentagono anche Pete Hegseth, assicurando che per ora «la tregua regge», ma mettendo in guardia l'Iran che la situazione potrebbe cambiare da un momento all'altro e le forze armate americane sono «cariche», «loaded», come armi. «Spetta al presidente decidere qualora la situazione dovesse degenerare in una violazione del cessate il fuoco».

Lo stesso concetto è stato ribadito dal capo degli Stati maggiori congiunti Dan Caine, secondo il quale gli attacchi subiti finora non superano la «soglia» necessaria per una ripresa di operazioni su vasta scala, come quelle a cui il mondo ha assistito con «Epic Fury» all'inizio della guerra. Tuttavia, ha precisato il generale, quando e se quella soglia sarà superata è una valutazione politica.

Hegseth ha poi sostenuto che l'Iran non controlla lo Stretto di Hormuz e che con «Project Freedom» gli Stati Uniti hanno creato una «cupola rossa, bianca e blu» sopra lo strategico tratto di mare. Il transito di due navi commerciali americane ieri dimostrerebbe che la via è «libera. È un regalo per il mondo», ha dichiarato il segretario alla difesa.

Alti funzionari del Pentagono però hanno rivelato alla CBS che i due cacciatorpedinieri della Marina americana hanno schivato un bombardamento iraniano. Secondo le fonti la USS Truxtun e USS Mason, supportate da elicotteri Apache e altri velivoli, sono state attaccate da piccole imbarcazioni, missili e droni in quello che i funzionari hanno descritto come un attacco prolungato che non ha colpito nessuna delle due navi.

Hegseth è stato anche interpellato sui famigerati «delfini kamikaze». «Non posso confermare né smentire se noi ne abbiamo. Posso però confermare che l'Iran non ne ha», ha risposto. La scorsa settimana il «Wall Street Journal» aveva citato funzionari iraniani secondo i quali Teheran si accingeva ad usare delfini armati di mine per attaccare le navi americane.

Intanto i pasdaran hanno rilanciato un chiaro avvertimento a tutte le imbarcazioni, quello di non attraversare lo Stretto lungo rotte non autorizzate, minacciando una «risposta decisa». Mentre il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi è intervenuto sugli attacchi agli Emirati Arabi Uniti, che Teheran ha smentito, sottolineando che gli eventi a Hormuz chiariscono che non esiste una soluzione militare a una crisi politica.

«Poiché i colloqui stanno facendo progressi grazie al cortese sforzo del Pakistan, gli Stati Uniti dovrebbero guardarsi dall'essere trascinati di nuovo in un pantano da parte di malintenzionati. Lo stesso dovrebbero fare gli Emirati Arabi Uniti», ha scritto su X il ministro, bollando poi «Project Freedom» come «un progetto morto».

12 giorni fa
Iran: «Una ferma risposta a chi varca Hormuz su rotte non autorizzate»

La Marina delle Guardie Rivoluzionarie iraniane ha rilasciato una dichiarazione in cui avverte le imbarcazioni di non attraversare lo Stretto di Hormuz attraverso rotte non autorizzate, affermando che in caso contrario subiranno una «risposta decisa». Lo scrive al-Jazeera.

«Avvertiamo tutte le navi che intendono attraversare lo stretto che l'unica rotta sicura (...) è il corridoio precedentemente annunciato dall'Iran», si legge nella dichiarazione, diffusa dall'agenzia di stampa iraniana FARS. «La deviazione delle navi verso altre rotte è pericolosa e comporterà una risposta decisa da parte della Marina delle Guardie Rivoluzionarie», aggiunge la dichiarazione.

Intanto Axios, citando alcune fonti, riporta che la Casa Bianca ha informato l'Iran domenica della sua operazione «Project Freedom» per le navi nello Stretto di Hormuz, mettendo in guardia Teheran dal non intervenire. Il media americano sottolinea che l'informativa che ha preceduto l'entrata in azione dell'operazione mostra la volontà di Washington di mitigare i rischi di un'escalation.

12 giorni fa
La difesa aerea degli Emirati Arabi Uniti sta rispondendo agli attacchi dall'Iran

Il ministero della difesa degli Emirati Arabi Uniti afferma che i sistemi di difesa aerea stanno contrastando attacchi missilistici e di droni provenienti dall'Iran.

Già ieri gli EAU avevano annunciato di essere stati colpiti da quattro missili da crociera lanciati dall'Iran. Si era trattato dei primi attacchi dall'inizio del cessate il fuoco tra Teheran e Washington scattato all'inizio di aprile.

Intanto il media di opposizione Iran International - che cita «informazioni esclusive» e parla di un'escalation senza precedenti delle tensioni tra il governo e i comandanti militari - riferisce che il presidente iraniano Masoud Pezeshkian sarebbe «estremamente irritato» con il comandante del Corpo della Guardie Rivoluzionarie Ahmad Vahidi per gli attacchi con missili e droni di ieri contro gli Emirati, definendoli un atto «irresponsabile» compiuto senza che il governo ne fosse a conoscenza.

Di fronte al deterioramento della situazione e alla possibilità che il paese torni in guerra, Pezeshkian - prosegue il media basato a Londra - ha chiesto «un incontro immediato e d'emergenza» con la Guida suprema Mojtaba Khamenei per chiedergli di fermare gli attacchi dei pasdaran verso i paesi del Golfo, per informarlo che esiste «ancora una breve finestra di opportunità per salvare l'accordo di cessate il fuoco attraverso un'azione diplomatica urgente» e chiedere di poter «informare i mediatori internazionali della disponibilità di Teheran a tornare al tavolo dei negoziati».

13 giorni fa
Due navi militari Usa hanno attraversato Hormuz schivando dei raid

Due cacciatorpediniere della Marina statunitense hanno attraversato lo Stretto di Hormuz e sono entrati nel Golfo dopo aver schivato un bombardamento iraniano. Lo riporta la Cbs citando funzionari della difesa americana. Secondo quanto riferito, Uss Truxtun e Uss Mason, supportate da elicotteri Apache e altri velivoli, hanno dovuto affrontare una serie di minacce coordinate durante la traversata. L'Iran ha lanciato piccole imbarcazioni, missili e droni contro di loro in quello che i funzionari hanno descritto come un attacco prolungato. Nonostante l'intensità delle incursioni, nessuna delle due navi è stata colpita, scrive Cbs.

Funzionari militari hanno dichiarato all'emittente che misure difensive, rafforzate dal supporto aereo, hanno intercettato o respinto con successo ogni minaccia lanciata. Nessun proiettile ha raggiunto le navi. Il Comando Centrale delle forze armate statunitensi ha dichiarato ieri che cacciatorpediniere statunitensi hanno attraversato lo Stretto nell'ambito dell'iniziativa denominata «Project Freedom». Le forze armate non hanno tuttavia specificato quali o quante navi militari siano state coinvolte nel transito.

13 giorni fa
Israele prolunga la detenzione dei due attivisti della Flotilla

Israele ha prolungato fino a domenica la detenzione dei due attivisti della Flotilla Thiago Avila e Saif Abukeshek: lo fa sapere Adalah, la ong israeliana che li assiste legalmente.

13 giorni fa
«La capacità nucleare iraniana è rimasta invariata»

Secondo le valutazioni dell'intelligence statunitense, il tempo necessario all'Iran per costruire un'arma nucleare non è cambiato dall'estate scorsa, quando gli analisti stimavano che un attacco congiunto Stati Uniti-Israele avrebbe allungato i tempi fino a un anno.

Lo scrive Reuters online, citando tre fonti a conoscenza della questione. Le valutazioni sul programma nucleare di Teheran rimangono sostanzialmente invariate anche dopo due mesi di guerra, iniziata dal presidente statunitense Donald Trump in parte per impedire alla Repubblica Islamica di sviluppare una bomba atomica.

Gli ultimi attacchi statunitensi e israeliani, iniziati il 28 febbraio, si sono concentrati su obiettivi militari convenzionali, ma Israele ha colpito anche diverse importanti infrastrutture nucleari.

La tempistica invariata - scrive ancora Reuters - suggerisce che per ostacolare significativamente il programma nucleare di Teheran potrebbe essere necessario distruggere o rimuovere le rimanenti scorte di uranio altamente arricchito dell'Iran.

13 giorni fa
Raid israeliani su Beirut, 17 morti

Il ministero della Salute libanese afferma che ieri gli attacchi israeliani hanno causato 17 morti nel Paese. Il bilancio delle vittime da giovedì sale così a 110. Lo riporta la Bbc.

13 giorni fa
Attacchi alle imbarcazioni, «gli USA hanno ucciso 5 civili»

L'Iran ha accusato gli Stati Uniti di aver ucciso cinque civili durante un attacco ieri a due imbarcazioni che trasportavano passeggeri nello Stretto di Hormuz.

«A seguito della falsa affermazione dell'esercito statunitense di aver preso di mira sei motoscafi iraniani» è emerso che «le forze aggressori americane hanno attaccato e aperto il fuoco contro due piccole imbarcazioni che trasportavano persone, dirette da Khasab, sulla costa dell'Oman, verso la costa iraniana, uccidendo cinque civili», ha dichiarato una fonte militare iraniana citata dall'agenzia Tasnim, sottolineando che «le imbarcazioni non appartenevano alle Guardie Rivoluzionarie».

Ieri gli Usa hanno rivendicato di aver affondato sei barche iraniane «che cercavano di interferire con la navigazione commerciale» a Hormuz, una dichiarazione immediatamente smentita da un alto funzionario militare iraniano.

«L'Iran ha avviato un'indagine sugli attacchi alle imbarcazioni», ha aggiunto la fonte iraniana a Tasnim, sottolineando che «gli Stati Uniti devono essere ritenuti responsabili del loro crimine».

13 giorni fa
Nave Maersk attraversa lo Stretto di Hormuz sotto scorta USA

Il colosso danese del trasporto merci Maersk ha annunciato che una delle sue navi ha attraversato ieri con successo lo Stretto di Hormuz sotto scorta statunitense. La nave, la Alliance Fairfax battente bandiera americana, era rimasta bloccata nel Golfo dallo scoppio della guerra a febbraio e le è stata «offerta l'opportunità» di partire scortata dalle forze armate statunitensi.

«La nave ha quindi lasciato il Golfo Persico scortata da mezzi militari Usa» il 4 maggio, ha dichiarato la compagnia in un comunicato. «Il transito si è concluso senza incidenti e tutti i membri dell'equipaggio sono sani e salvi».

13 giorni fa
Trump insiste: «Teheran non ha più nulla»

Donald Trump ha ribadito che l'Iran «non ha una marina, non ha un'aeronautica». In un intervento alla Casa Bianca, il presidente americano ha insistito che il regime di Teheran «non ha radar. Non ha assolutamente nulla».

«Pensavano che il petrolio sarebbe stato 300 dollari al barile e invece è a 100 e credo stia scendendo. E penso che scenderà in maniera sostanziale quando questa cosa sarà finita», ha aggiunto ancora riguardo al conflitto.

«Se al posto mio ci fosse la persona sbagliata ci sarebbe la terza guerra mondiale», si è inoltre detto convinto il tycoon, accusando i sondaggi che danno la maggior parte degli americani contrari alla guerra in Iran «falsi».

13 giorni fa
Il punto alle 6
«Progressi nei colloqui USA-Iran, Washington non si faccia trascinare in un pantano»

«Gli eventi a Hormuz chiariscono che non esiste una soluzione militare a una crisi politica. Poiché i colloqui stanno facendo progressi grazie al cortese sforzo del Pakistan, gli Stati Uniti dovrebbero guardarsi dall'essere trascinati di nuovo in un pantano da parte di malintenzionati. Lo stesso dovrebbero fare gli Emirati Arabi Uniti». Lo scrive su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, dopo che Teheran ha smentito di aver preso di mira il Paese nel Golfo . «Project Freedom è un progetto morto», ha concluso riferendosi all'operazione Usa per ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto.

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