Cerca e trova immobili
La diretta
Trump ridisegna la mappa: «Hormuz è un nuovo territorio Usa»
18 ore fa
In Iran è lo stallo totale dopo sei mesi di guerra e con la tregua di 60 giorni ormai scaduta — Donald Trump continua a rivendicare che lo stretto di Hormuz è aperto e sotto controllo degli Stati Uniti: anzi, lo definisce «un nuovo territorio Usa», con tanto di mappa a corredo - TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
4 ore fa
Trump posta la mappa di Hormuz «territorio Usa»

In Iran è lo stallo totale dopo sei mesi di guerra e con la tregua di 60 giorni ormai scaduta. Donald Trump continua a rivendicare che lo stretto di Hormuz è aperto e sotto controllo degli Stati Uniti: anzi, lo definisce «un nuovo territorio Usa», con tanto di mappa a corredo.

Teheran gli replica che la strategica striscia di mare è e resterà chiusa fino a quando Washington non revocherà il blocco navale e le sanzioni, definendo quelle del presidente americano «illusioni».

Trump ha quindi smentito il suo stesso inviato in Medio Oriente, Jared Kushner, negando che ci siano colloqui in corso con gli iraniani. Nel frattempo, secondo quanto riferito da fonti informate al Washington Post, il Pentagono sta valutando di ridurre la propria presenza militare in Medio Oriente una volta finito il conflitto contro l'Iran.

Uno degli aspetti chiave al vaglio del dipartimento della Difesa è l'eventuale ritiro delle truppe dal Golfo Persico, dove le grandi basi militari americane sono state ripetutamente colpite da attacchi iraniani nel corso degli ultimi mesi.

In un'intervista a Fox News da Gerusalemme Kushner aveva sostenuto che le interlocuzioni tra il governo americano e tutte le componenti del governo iraniano sono più intense che mai. «Si sono svolti molti dialoghi proficui, il che ritengo sia estremamente utile. Non c'è molta fiducia tra Stati Uniti e Iran», ha aggiunto il genero del presidente precisando che «Trump farà un accordo quando le condizioni saranno mature».

Poche ore dopo, su Truth, the Donald ha dichiarato il contrario. «Non sono in corso, né sono previsti, colloqui o conversazioni con la Repubblica Islamica dell'Iran. Il blocco navale rimane pienamente in vigore. Lo Stretto di Hormuz è aperto e operativo», ha scritto aggiungendo che «tutte le mine navali sono state rimosse o fatte brillare».

Il tycoon ha anche ripetuto l'idea lanciata qualche giorno fa di dichiarare Hormuz territorio americano con tanto di mappa e scritta: 'New Us Territory'. Immediata la replica di Teheran che ha bollato come «un'illusione» la definizione coniata dall'inquilino della Casa Bianca.

«Così come Trump ha scritto correttamente il nome dell'eterno Golfo Persico, la sua illusione sullo stretto di Hormuz verrà presto corretta. Oppure correggeremo noi le illusioni di quest'uomo illuso», ha scritto il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi su X.

L'Iran ha anche negato che lo stretto sia aperto, avvertendo che prima devono essere rispettati i termini dell'accordo provvisorio: la revoca del blocco marittimo e delle sanzioni petrolifere, lo sblocco dei beni iraniani congelati e la fine delle minacce e delle operazioni militari su tutti i fronti.

Il principale negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, che è anche il presidente del parlamento iraniano, ha inoltre avvertito che le dispute interne indeboliscono il Paese e incoraggiano gli avversari stranieri che stanno cercando di fomentare disordini, combinandoli con operazioni militari, assassinii e attività separatiste.

In questa fase di paralisi è intervenuto anche il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres. «Il suo messaggio lo stesso che ha trasmesso fin dall'inizio: non esiste una soluzione militare a questo conflitto. Ed esorta Iran e Stati Uniti a riprendere i negoziati per una soluzione pacifica e duratura il prima possibile», ha dichiarato un portavoce.

Intanto la tensione resta altissima in tutta l'area del Golfo. Sull'altro fronte della guerra i ribelli Houthi, sostenuti dai pasdaran, hanno affermato di aver lanciato un attacco con droni contro una raffineria petrolifera nel sud dell'Arabia Saudita. Gli Houthi «hanno preso di mira la raffineria Aramco», colosso petrolifero saudita a Jazan, sulla costa del Mar Rosso, «con diversi droni», ha detto l'agenzia di stampa della milizia sciita Saba, citando una fonte militare, dicendo che si trattava di una risposta alle «violazioni dello spazio aereo» nello Yemen.

Gli Emirati Arabi invece hanno accusato l'Iran di aver lanciato due missili contro il loro territorio nessuno dei quali, comunque, ha colpito la terraferma. Si tratterebbe del primo attacco al Paese dopo il memorandum tra Teheran e Washington.

4 ore fa
Shock in Cisgiordania, palestinesi marchiati con il pennarello

Sulla fronte e sulle braccia c'è un numero marchiato, il '44'. Mentre negli occhi l'espressione esausta dopo l'ennesimo fermo dei militari. Così Ahmed Hatna, abitante della località di Qabatiyah, nel nord della Cisgiordania, è uscito da uno dei tanti recenti episodi controversi per cui è messa in discussione la condotta dei soldati israeliani in questa terra, già martoriata dalle continue violenze dei coloni estremisti.

Come lui, secondo fonti locali, anche altri palestinesi trattenuti in un blitz dell'Idf di lunedì sono stati rilasciati dopo esser stati contrassegnati «con numeri scritti a pennarello» in alcune parti del corpo. Alcuni sarebbero inoltre stati «picchiati» durante l'arresto e torchiati con minacciosi interrogatori.

Il caso, riferito da Haaretz, ha suscitato particolare scalpore, tanto da portare lo stesso esercito israeliano ad ammettere che i soldati coinvolti hanno esagerato. «È così che si presenta la disumanizzazione: si cancella l'essere umano e lo si trasforma in un numero», aveva tuonato prima, nel denunciare l'accaduto via social, Ahmad Tibi, membro della Knesset e leader del partito arabo-israeliano Ta'al. «È un'immagine che ricorda periodi bui», aggiungeva, commentando un servizio di una tv locale sull'accaduto.

Nel dare una prima versione ufficiale sui fatti, l'Idf ha spiegato di aver condotto un'irruzione in un centinaio di edifici per cercare individui «coinvolti nella pianificazione di attentati», arrestando due sospetti e interrogando altre persone. Fonti del posto hanno parlato di un numero maggiore di fermati e del fatto che alcuni avevano subito percosse.

«Non ci trattano come esseri umani», ha denunciato uno dei coinvolti. Successivamente, l'esercito ha ammesso che i militari avevano «contrassegnato i sospetti che venivano interrogati nell'ambito dell'operazione» e che il rimprovero dei loro superiori per tale azione, ritenuta «grave», era stata occasione di «imparare le lezioni opportune». Non è la prima volta che accade qualcosa di simile: ad aprile, soldati israeliani avevano scritto numeri sulle mani di donne palestinesi che entravano nel campo profughi di Jenin, pratica definita poi dall'Idf come una «cattiva valutazione».

Il blitz di Qabatiyah è avvenuto nell'ambito di una escalation di tensione in Cisgiordania, dovuta ad azioni spesso violente di coloni volte a recuperare insediamenti precedentemente dismessi, cui generalmente governo e forze militari reagiscono con silenzio e inazione.

Uno degli atti più aggressivi è stato riportato a Qusra, dove un gruppo di coloni ha assediato per giorni alcune case di palestinesi. Una situazione ancora non risolta, nonostante in questo caso l'Idf sia intervenuta, tant'è che, nelle ultime ore, il capo del consiglio del villaggio ha avvertito che le famiglie accerchiate rischiano di ritrovarsi senza acqua e medicine necessarie.

Nel frattempo, le violenze continuano anche altrove: secondo fonti palestinesi, dei coloni hanno dato fuoco a campi nella Cisgiordania centrale e hanno fatto irruzione a Beita, più a nord, ferendo due persone. Mentre nel sud alcuni estremisti ha attaccato un'ambulanza che trasportava un paziente. Intanto, continua a scorrere il sangue a Gaza: secondo i media locali, sei persone, tra cui un bimbo, sono morte in un attacco vicino al porto di Gaza City, e altre dieci sono rimaste ferite. Per l'Idf, si è trattato di un «attacco di precisione» contro Hamas.

4 ore fa
Emirati: «L'Iran ha lanciato due missili balistici, finiti in mare»

Gli Emirati Arabi Uniti hanno accusato l'Iran di aver lanciato due missili balistici contro il loro territorio, nessuno dei quali ha colpito la terraferma. «Le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti hanno rilevato due missili balistici lanciati dall'Iran verso il Paese, il primo dei quali è caduto al di fuori delle acque territoriali, mentre il secondo è caduto all'interno delle acque territoriali», si legge in una dichiarazione pubblicata dal ministero su X.

Dall'entrata in vigore del memorandum d'intesa tra Iran e Usa a giugno, gli Emirati non avevano segnalato nessun attacco iraniano, a differenza di altri Paesi del Golfo.

7 ore fa
Hamas: «Rimaniamo fedeli all'accordo di pace dopo la visita di Kushner in Israele»

Hamas ha dichiarato di rimanere fedele all'accordo di pace per Gaza, sostenuto dagli Stati Uniti, dopo che l'inviato della Casa Bianca Jared Kushner ha parlato con Israele dei passi da compiere per il disarmo del gruppo.

«Hamas è impegnata in questo processo concordato. È chiaro che, finora, la parte israeliana non ha dato ai mediatori una chiara approvazione della tabella di marcia», ha dichiarato all'Afp il portavoce di Hamas, Hazem Qassem. «Ci sono tempistiche e fasi procedurali che devono essere definite nel dettaglio, ma prima deve esserci l'approvazione israeliana della tabella di marcia», ha aggiunto.

Kushner, genero del presidente Donald Trump, ha avuto un raro incontro con Hamas domenica in Egitto, prima di incontrare il giorno successivo a Gerusalemme il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha pubblicamente respinto l'ultima fase dell'accordo. Kushner, in un'intervista a Fox News dopo i colloqui, ha affermato che il disarmo di Hamas potrebbe iniziare tra circa 30 giorni e che la ricostruzione di Gaza non inizierà prima che ciò avvenga.

Nei colloqui con Kushner, le due parti hanno concordato che un generale statunitense supervisionerà la consegna delle armi, secondo quanto riferito da un funzionario israeliano. Il Board of Peace di Trump, incaricato di attuare l'accordo, ha inoltre comunicato a Netanyahu che Israele non ha bisogno di iniziare il ritiro da Gaza fino al completo disarmo, ritrattando una precedente richiesta di un ritiro graduale.

9 ore fa
Trump: «Non sono in corso, né previsti, colloqui con l'Iran»

«Non sono in corso, né sono previsti, colloqui o conversazioni con la Repubblica Islamica dell'Iran. Il blocco navale rimane pienamente in vigore. Lo Stretto di Hormuz è aperto e operativo». Lo scrive Donald Trump su Truth, secondo cui «tutte le mine navali sono state rimosse o fatte brillare».

9 ore fa
Guterres esorta Iran e Usa a riprendere i negoziati

Il messaggio del segretario generale dell'Onu Antonio Guterres «è lo stesso che ha trasmesso fin dall'inizio: non esiste una soluzione militare a questo conflitto. Ed esorta Iran e Stati Uniti a riprendere i negoziati per una soluzione pacifica e duratura il prima possibile, al fine di evitare azioni militari e di attenuare i toni della retorica a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni».

Lo ha detto il portavoce del Palazzo di Vetro rispondendo ad una domanda sulla scadenza del memorandum d'intesa.

9 ore fa
Lula: «Il petrolio del Brasile può rifornire il mondo se Hormuz chiude»

Il presidente del Brasile Luiz Inacio Lula da Silva ha affermato che la recente scoperta di petrolio nell'area del Margine Equatoriale, alla foce del Rio delle Amazzoni, potrebbe contribuire a rifornire il mercato mondiale nel caso in cui lo Stretto di Hormuz restasse chiuso a causa del conflitto tra Stati Uniti e Iran.

La dichiarazione è arrivata durante la visita a una nave-sonda della compagnia statale Petrobras impegnata nelle attività di esplorazione al largo dello Stato di Amapá. «Se il presidente Donald Trump vuole fare la guerra con l'Iran e chiudere lo Stretto di Hormuz, noi apriremo qui per tutto il mondo la Margine Equatoriale», ha detto Lula in un video mostrato durante la visita.

Nel corso della cerimonia, il presidente ha definito la presenza di petrolio nella regione un elemento di «sovranità nazionale», sottolineando il valore strategico delle nuove risorse. «Un Paese che ha un petrolio di questa qualità non permetterà a nessuno di metterci il dito», ha dichiarato Lula.

16 ore fa
Nave colpita da un proiettile a Hormuz, un ferito

Una nave non meglio precisata è stata colpita da un proiettile non identificato, che ha provocato danni alla sala macchine e il ferimento di un membro dell'equipaggio, mentre manovrava per uscire dallo Stretto di Hormuz: lo segnala il Centro del Regno Unito per le operazioni di commercio marittimo (Ukmto) sul suo sito, ripreso anche da Al-Jazeera.

I membri dell'equipaggio stanno ricevendo assistenza dalla Guardia costiera dell'Oman e, al momento, non si segnalano impatti ambientali, aggiunge l'Ukmto.

18 ore fa
«Il dialogo con l'Iran più intenso che mai, ma niente intesa»

Le interlocuzioni tra il governo americano e tutte le componenti del governo iraniano sono probabilmente più intense che mai. Lo ha detto l'inviato del presidente Donald Trump Jared Kushner in un'intervista a Fox News precisando tuttavia che non si è ancora giunti ad un'intesa.

«Si sono svolti molti dialoghi proficui, il che ritengo sia estremamente utile. Non c'è molta fiducia tra Stati Uniti e Iran», ha aggiunto il genero del presidente americano. «Trump sarà molto paziente e non intende affrettare la conclusione di un accordo. Lo farà quando le condizioni saranno mature, ma al momento sono in corso interlocuzioni molto positive e attive», ha sottolineato Kushner.

18 ore fa
Il punto delle 7.00

Con il crollo ufficiale di una tregua già precaria con l'Iran, Donald Trump non è riuscito a nascondere la frustrazione per un conflitto che non riesce a concludere. In un'intervista a Fox News, il presidente americano si è scagliato contro l'Oman, alleato degli Stati Uniti e da settimane impegnato nella mediazione dei negoziati con Teheran. «Se si mette di mezzo, li bombarderemo fino a distruggerli», ha minacciato Trump, poco dopo che l'Iran aveva annunciato di aver sostanzialmente raggiunto un accordo con Mascate sulla gestione dello Stretto di Hormuz. 

È stato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ad annunciare che «un accordo in merito alla mappa del percorso di transito nello Stretto è stato raggiunto». Il funzionario non ha fornito ulteriori dettagli, ma secondo le indiscrezioni circolate nelle scorse settimane, l'intesa consentirebbe una graduale riapertura di Hormuz: alle navi sarebbe permesso entrare attraverso una rotta vicina all'Iran e uscire in prossimità dell'Oman. Baghaei ha precisato che restano da definire alcuni dettagli prima della pubblicazione di una dichiarazione congiunta.

È la seconda volta quest'anno che Trump minaccia Mascate. Già a maggio, quando era emersa la possibilità che l'Oman collaborasse con l'Iran per imporre tariffe alle navi in transito nello Stretto, il tycoon aveva reagito con veemenza: «L'Oman si comporterà esattamente come tutti gli altri, altrimenti dovremo farli saltare in aria», aveva avvertito. «Lo capiscono. Andrà tutto bene».

Le ostilità hanno ormai superato i sei mesi, in un conflitto iniziato a febbraio con gli attacchi lanciati da Stati Uniti e Israele contro l'Iran. All'epoca, i funzionari dell'amministrazione americana avevano assicurato che la guerra si sarebbe conclusa nel giro di quattro-sei settimane. A giugno, le due parti avevano raggiunto un memorandum d'intesa, ma l'accordo è rapidamente naufragato a causa delle divergenze sulla sua formulazione. Sia Trump sia i leader iraniani hanno successivamente dichiarato che l'intesa è ormai sostanzialmente morta.

Con la scadenza del cessate il fuoco, il presidente americano e il suo team hanno promesso di imporre sanzioni durissime contro Teheran nel corso della settimana. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha inoltre affermato che gli Stati Uniti sono in grado di mantenere il blocco navale a tempo indeterminato. Un'affermazione che lascia intendere come Washington non veda, almeno per ora, una conclusione imminente del conflitto.