

Gli attacchi alla centrale nucleare di Bushehr, nel sud dell'Iran, costituiscono «una chiara violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario», ha dichiarato oggi all'AFP l'ambasciatore iraniano presso l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) a Vienna.
«Anche in tempo di guerra è vietato colpire infrastrutture utilizzate dai civili, e un simile attacco costituirebbe un crimine gravissimo, un crimine contro l'umanità, un crimine di guerra», ha aggiunto, sottolineando che in caso di fuga radioattiva, l'acqua verrebbe contaminata e la popolazione dovrebbe essere evacuata.
L'ambasciatore iraniano presso l'AIEA Reza Najafi ha inoltre affermato in un'intervista all'AFP che il suo Paese non ha ripreso l'arricchimento dell'uranio dopo gli attacchi israeliani e americani del giugno 2025 contro alcuni dei suoi impianti nucleari.
«Non abbiamo ripreso l'arricchimento, e questa era una menzogna, una menzogna molto grande, come le altre menzogne», ha dichiarato Najafi, quando gli è stato chiesto delle accuse americane che hanno portato all'attuale conflitto in Medio Oriente.
Le conseguenze economiche della guerra in Iran rischiano di essere «senza precedenti» e anche se l'impatto è ancora da valutare appieno, i dati «suggeriscono la possibilità di uno shock economico ai livelli del Covid nell'eventualità di una guerra prolungata».
Lo riferiscono quattro capi economisti di punta interpellati dal Forum economico mondiale per valutare l'impatto della quasi-chiusura dello stretto di Hormuz e dell'escalation in Medio Oriente. Fra questi Saad Rahim, capo economista di Trafigura, secondo cui «se proseguono gli attuali livelli di sconvolgimento, »siamo davanti a qualcosa che non credo si sia mai visto prima«.
Almeno 1606 civili sono stati uccisi in Iran dall'inizio dei raid aerei statunitensi e israeliani sul Paese, il 28 febbraio, tra cui almeno 244 bambini, secondo i dati registrati e verificati dall'Agenzia di stampa per i diritti umani Hrana (Human rights), organizzazione non governativa dedicata alla difesa dei diritti umani nel Paese.
Hrana afferma che le cifre si basano sugli episodi registrati e verificati nel suo database, utilizzando il numero minimo di vittime confermate laddove le segnalazioni indicano totali superiori.
L'IDF annuncia che Hezbollah ha lanciato più di 50 razzi dal Libano contro il nord di Israele questa mattina. Un razzo ha colpito la città di confine di Kiryat Shmona, ferendo leggermente due persone. Lo riportano i media israeliani.
Il bombardamento arriva mentre gli israeliani celebrano il primo giorno della Pasqua ebraica, costringendo centinaia di migliaia di persone a rifugiarsi nei bunker.
Alcuni attacchi hanno causato gravi danni all'Istituto Pasteur di Teheran. Lo afferma il ministero della Salute iraniano, secondo i media statali.
L'Istituto Pasteur dell'Iran è un centro di ricerca medica situato a Teheran ed è uno dei più antichi e importanti centri di ricerca e sanità pubblica in Iran e in Medio Oriente, fondato nel 1920 a seguito di un accordo tra l'Istituto Pasteur di Parigi e il governo iraniano.
«Gravi danni sono stati inflitti al centenario Istituto medico Pasteur durante l'attacco statunitense-israeliano», ha dichiarato il portavoce del ministero della Salute Hossein Kermanpour in un post pubblicato sul suo account X, aggiungendo: «L'attacco costituisce un'aggressione diretta alla sicurezza sanitaria mondiale».
Il Ministero della Salute iraniano ha annunciato che finora 51 unità di emergenza, 41 centri medici e 199 cliniche sanitarie sono state parzialmente danneggiate durante gli attacchi e sei ospedali sono stati evacuati.
Pechino ha ribadito il suo appello a un cessate il fuoco immediato in Medio Oriente e affermando che non esiste una soluzione militare al conflitto, dopo le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che ha promesso di continuare a colpire duramente l'Iran per diversi giorni ancora.
"Il problema non può essere fondamentalmente risolto con mezzi militari e un'escalation delle ostilità non è nell'interesse di nessuna delle parti", ha dichiarato una portavoce del ministero degli affari esteri cinese, Mao Ning.
"Sollecitiamo ancora una volta le parti coinvolte a cessare immediatamente le operazioni militari e ad avviare il prima possibile un processo di negoziati di pace", ha detto durante una regolare conferenza stampa a Pechino.
L'ambasciata statunitense a Baghdad ha esortato i cittadini americani a lasciare l'Iraq, avvertendo che «milizie filo-iraniane» potrebbero compiere attacchi nel centro di Baghdad entro 24-48 ore. Lo si legge sul profilo X della rappresentanza USA nella capitale irachena.
«Gruppi di miliziani terroristici iracheni allineati con l'Iran potrebbero avere intenzione di condurre attacchi nel centro di Baghdad nelle prossime 24-48 ore. L'Iran e le milizie terroristiche allineate con l'Iran hanno condotto attacchi diffusi contro cittadini statunitensi e obiettivi associati agli Stati Uniti in tutto l'Iraq, compresa la Regione del Kurdistan iracheno (IKR). Potrebbero avere intenzione di colpire cittadini statunitensi, aziende, università, sedi diplomatiche, infrastrutture energetiche, hotel, aeroporti e altri luoghi percepiti come associati agli Stati Uniti, nonché istituzioni irachene e obiettivi civili. Le milizie terroristiche hanno preso di mira cittadini americani per rapirli. I cittadini statunitensi dovrebbero lasciare l'Iraq immediatamente», si legge sul profilo X dell'Ambasciata USA a Baghdad.
«La missione diplomatica statunitense in Iraq rimane aperta, nonostante l'ordine di espatrio, per assistere i cittadini statunitensi presenti in Iraq. Si sconsiglia di recarsi all'Ambasciata a Baghdad o al Consolato Generale a Erbil, a causa dei significativi rischi per la sicurezza», aggiunge la nota. Lo scorso 31 marzo, nel centro di Baghdad, è stata rapita la giornalista statunitense Shelly Kittleson.
Teheran risponde a Donald Trump che minaccia di riportare l'Iran «all'età della pietra», promettendo «azioni schiaccianti».
«Con fiducia in Dio onnipotente, questa guerra continuerà fino alla vostra umiliazione, disgrazia, rammarico certo e permanente e resa - ha dichiarato il comando operativo militare iraniano Khatam Al-Anbiya in un comunicato diffuso dalla televisione di stato - Attendete le nostre azioni più schiaccianti, più ampie e più distruttive».
L'esercito israeliano ha dichiarato che le difese aeree hanno risposto a ondate di lanci missilistici iraniani nelle prime ore di oggi, inclusi almeno due attacchi dopo il discorso alla nazione del presidente statunitense Donald Trump sulla guerra in Medio Oriente.
Dopo il primo raid la polizia ha affermato che gli agenti sono stati chiamati in «diversi» siti di impatto nel centro di Israele, nove secondo i media locali. Quattro persone sono rimaste leggermente ferite nell'area di Tel Aviv, secondo quanto riportato da fonti mediche. I media israeliani hanno attribuito i danni, estesi su un'area relativamente vasta, all'uso di munizioni a grappolo che esplodono a mezz'aria disperdendo piccole bombe. Non ci sono state segnalazioni immediate di vittime o danni a seguito dei successivi attacchi.
Nel nord di Israele le sirene antiaeree hanno suonato nelle prime ore di oggi avvertendo di possibili attacchi provenienti dal Libano. Il gruppo militante filoiraniano Hezbollah ha rivendicato il lancio di razzi contro le truppe israeliane nelle zone di confine e un attacco con droni contro un villaggio. Non sono state segnalate vittime né danni.
L'Iran ha denunciato le richieste «massimaliste e irrazionali» degli Stati Uniti per porre fine alla guerra in Medio Oriente, smentendo al contempo lo svolgimento di negoziati per un cessate il fuoco tra i due paesi nemici, secondo quanto riportato dai media iraniani.
«Sono stati ricevuti messaggi tramite intermediari, tra cui il Pakistan, ma non ci sono negoziati diretti con gli Stati Uniti», ha dichiarato il portavoce del ministero degli esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, citato dall'agenzia di stampa iraniana ISNA, aggiungendo che le richieste di Washington sono «massimaliste e irrazionali».
«Siamo pronti a qualsiasi tipo di attacco, compreso un attacco terrestre», ha anche detto, citato dalla televisione di Stato, mentre il presidente americano Donald Trump aveva affermato che Teheran chiedeva un cessate il fuoco.
Stando a quanto riporta il New York Times - citando diverse agenzie di intelligence americane - l'Iran non è disposto ad avviare negoziati sostanziali per mettere fine alla guerra perché non crede agli Stati Uniti e non ritiene Donald Trump serio nelle trattative.
Secondo le medesime fonti, Teheran si ritiene in una posizione di forza nel conflitto e non ritiene di dover accogliere le richieste americane.
L'esercito israeliano ha dichiarato che le difese aeree hanno risposto a ondate di lanci missilistici iraniani nelle prime ore di oggi, inclusi almeno due attacchi dopo il discorso alla nazione del presidente statunitense Donald Trump sulla guerra in Medio Oriente.
Dopo il primo raid la polizia ha affermato che gli agenti sono stati chiamati in "diversi" siti di impatto nel centro di Israele, nove secondo i media locali. Quattro persone sono rimaste leggermente ferite nell'area di Tel Aviv, secondo quanto riportato da fonti mediche. I media israeliani hanno attribuito i danni, estesi su un'area relativamente vasta, all'uso di munizioni a grappolo che esplodono a mezz'aria disperdendo piccole bombe. Non ci sono state segnalazioni immediate di vittime o danni a seguito dei successivi attacchi.
Nel nord di Israele le sirene antiaeree hanno suonato nelle prime ore di oggi avvertendo di possibili attacchi provenienti dal Libano. Il gruppo militante filoiraniano Hezbollah ha rivendicato il lancio di razzi contro le truppe israeliane nelle zone di confine e un attacco con droni contro un villaggio. Non sono state segnalate vittime né danni.
«Siamo sulla buona strada per completare i nostri obiettivi militari. Nelle prossime due-tre settimane colpiremo l'Iran con forza e lo riporteremo all'età della pietra». Lo ha detto il presidente americano Donald Trump, ribadendo che la diplomazia è al lavoro ma se non ci sarà un accordo «colpiremo i loro impianti energetici». «Siamo sul punto di mettere fine alla minaccia dell'Iran contro l'America», ha aggiunto, invitando gli statunitensi a ritenere la guerra un «investimento» nel futuro dei loro figli. «I nostri obiettivi strategici» in Iran sono vicini all'essere «completati: Dobbiamo completare la missione. E lo faremo, lo faremo rapidamente»
«Non importiamo petrolio tramite lo Stretto di Hormuz, non ne abbiamo i bisogni. I paesi che lo ricevono da Hormuz vadano allo Stretto e se lo prendano», ha sottolineato, ancora, il presidente americano Donald Trump, ribadendo che una volta che la guerra finirà Hormuz «riaprirà naturalmente».
Nel frattempo, il prezzo del petrolio Brent è salito bruscamente stamattina sui mercati asiatici dopo il discorso del presidente statunitense Donald Trump, superando nuovamente i 105 dollari al barile.
Il Brent è balzato di oltre il 4% a 105,55 intorno, mentre il greggio Wti ha guadagnato il 3% a 103,16 dollari al barile dopo che entrambi avevano mostrato una tendenza al ribasso prima che Trump dichiarasse che l'Iran verrà stato colpito «duramente» per altre due o tre settimane.

