
Gli Stati Uniti "non sono in guerra" con il Venezuela. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump a NBC, sottolineando che gli USA sono "in guerra con chi vende droga. Siamo in guerra con chi svuota le proprie prigioni nel nostro paese, con chi manda i tossicodipendenti e i malati di mente". Alla domanda su possibili elezioni entro 30 giorni in Venezuela, il presidente ha risposto negativamente, sottolineando che “ci vorrà del tempo” per riportare il Paese alla normalità.
Pressioni e cooperazione con Caracas
Trump ha affermato che la presidente ad interim venezuelana Delcy Rodríguez sta collaborando con Washington e che il segretario di Stato Marco Rubio mantiene “un buon rapporto” con lei. Pur lasciando intendere che una seconda incursione militare resti un’ipotesi estrema in caso di mancata cooperazione, ma ha precisato di non credere che sarà necessario. Nell’intervista ha inoltre smentito le indiscrezioni del Washington Post secondo cui avrebbe escluso Maria Corina Machado per la guida del Paese a causa del Nobel per la pace.
Petrolio e riforme sotto guida Usa
Trump ha spiegato che gli Stati Uniti potrebbero offrire sovvenzioni alle compagnie petrolifere per ricostruire le infrastrutture energetiche del Venezuela, un progetto da 18 mesi che richiederebbe “ingenti investimenti”. Il consigliere per la sicurezza nazionale Stephen Miller ha confermato alla CNN che Trump ha incaricato Rubio "di guidare il processo di riforme economiche e politiche in Venezuela", sottolineando che gli Stati Uniti ritengono di avere la piena, completa e totale cooperazione dal governo di Caracas. Secondo Miller, Caracas avrebbe garantito privatamente il rispetto delle “condizioni e richieste” degli Stati Uniti. Ha anche affermato che gli Stati Uniti stanno usando il loro controllo sull'economia del Venezuela come leva per garantire che la nuova leadership del paese sudamericano faccia quello che l'amministrazione Trump chiede.

