

«La minaccia di attaccare le infrastrutture energetiche iraniane è un chiaro esempio di crimine di guerra e genocidio, e se tale minaccia dovesse essere attuata, la risposta dell'Iran sarà rapida e decisa». Lo ha affermato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, durante una telefonata con l'omologo russo, Serghei Lavrov.
«Ci si aspetta che gli Stati membri del Consiglio di Sicurezza, in particolare Russia e Cina, e gli altri Paesi che apprezzano i principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, non permettano agli Stati Uniti di abusare del Consiglio di Sicurezza per complicare la situazione mentre commettono crimini contro l'Iran», ha detto Araghchi a Lavrov in riferimento a una proposta di Washington di presentare al Consiglio una risoluzione simile a quella approvata l'11 marzo che aveva condannato gli attacchi dell'Iran contro i Paesi del Golfo.
«La Russia cerca sempre di agire nei forum internazionali per proteggere il diritto internazionale e prevenire l'erosione dello stato di diritto nelle relazioni internazionali», ha detto Lavrov durante il colloquio, secondo quanto riferisce il ministero degli Esteri di Teheran.
«L'azione dell'Iran, volta a colpire le basi e le infrastrutture militari degli aggressori nei Paesi della regione, è in linea con il diritto intrinseco all'autodifesa, e deploriamo che il territorio dei Paesi islamici della regione venga utilizzato impropriamente dagli Stati Uniti e dal regime sionista per attaccare l'Iran».
Lo ha affermato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, durante una telefonata con l'omologo turco, Hakan Fidan, dopo che Ankara aveva denunciato nelle scorse settimane il lancio di tre missili dall'Iran verso il suo territorio che sono stati intercettati dal sistema difensivo della Nato mentre la Repubblica islamica ha negato di avere colpito la Turchia.
«L'insicurezza che regna nello Stretto di Hormuz è una diretta conseguenza dell'aggressione militare statunitense e sionista, e i Paesi della regione e del mondo intero devono ritenere responsabili i colpevoli di questa situazione per i loro crimini», ha aggiunto il capo della diplomazia di Teheran. Secondo quanto riferisce il ministero degli Esteri iraniano, in un messaggio su X relativo alla telefonata, durante il colloquio Fidan ha sottolineato la necessità di lavorare per ridurre la tensione e rafforzare le relazioni tra l'Iran e i Paesi della regione.
L'Unesco denuncia l'escalation di violenza in Medio Oriente che mette a rischio popolazioni, istituzioni scolastiche e patrimonio culturale. Secondo quanto riferisce l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'istruzione, la scienza e la cultura, decine di milioni di bambini in tutta la regione stanno affrontando gravi interruzioni dell'istruzione, con scuole a rischio, chiuse o utilizzate come rifugi.
Già 65 scuole sono state danneggiate e gli attacchi contro istituti scolastici e università hanno provocato vittime tra insegnanti e studenti. L'Unesco condanna gli attacchi all'istruzione e ribadisce il suo appello a proteggere le scuole, gli studenti, gli insegnanti e il personale scolastico.
A seguito dell'escalation delle ostilità, l'Unesco ha anche attivato un programma di emergenza per sostenere i professionisti della cultura e proteggere il patrimonio nei paesi colpiti. Ad esempio, in Libano, a seguito della recente intensificazione delle violenze, sono già in corso le attività di supporto al trasferimento e alla custodia in sicurezza di reperti archeologici dai siti archeologici a luoghi protetti.
Il Medio Oriente ospita inestimabili tesori culturali, tra cui circa 125 siti Patrimonio dell'Umanità in 18 paesi , che rappresentano quasi il 10% di tutti i siti Patrimonio Unesco ." Il patrimonio immateriale della regione incarna ulteriormente la sua storia, la sua identità e la sua comune umanità" sottolinea l'Unesco che rileva come dai monitoraggi satellitari e dai rapporti sul campo si evidenziano danni a diversi siti Patrimonio dell'Umanità e a numerosi altri siti di importanza culturale, molti dei quali a rischio elevato a causa della loro vicinanza a zone di conflitto.
L'Organizzazione ribadisce infine il suo appello alla massima moderazione ed esorta tutte le parti ad adottare ogni possibile misura per salvaguardare l'istruzione, la cultura, i media, la scienza e l'ambiente, pilastri di società stabili e resilienti.
Egitto, Pakistan e Turchia sono fra i paesi che stanno aiutando nello scambio di messaggi fra Stati Uniti e Iran. Lo riporta il sito americano Axios citando alcune fonti, secondo le quali i tre paesi hanno avuto colloqui separati con Steve Witkoff e il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi.
Un possibile quadro d'accordo in discussione tra USA e Iran prevede che l'Iran consenta la riapertura dello Stretto di Hormuz, con gli Stati Uniti che si asterrebbero dall'attaccare le centrali elettriche iraniane. Un cessate il fuoco più ampio verrebbe perseguito in una seconda fase. Lo scrive il media israeliano Ynet, che cita funzionari israeliani per cui sono in corso intensi contatti tra Washington e Teheran, sia diretti che attraverso Qatar e Turchia, per un'intesa.
Secondo queste fonti Israele non è rimasto sorpreso dall'annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di «colloqui produttivi» con l'Iran. L'Iran ha smentito che si siano svolti negoziati.
In un'intervista a Fox Trump ha detto che l'Iran vuole un accordo e un'intesa potrebbe esserci in cinque giorni o meno, sottolineando di non sapere esattamente a cosa di riferiscono i media iraniani che hanno smentito trattative con gli Stati Uniti.
I colloqui più recenti, ha riferito, si sono avuti ieri sera fra Steve Witkoff e Jared Kushner con le loro controparti.
Il Qatar non è coinvolto in alcun tentativo di mediazione tra Teheran e Washington. Lo dichiara un diplomatico qatariota alla Cnn.
«Attualmente siamo concentrati sulla difesa del nostro Paese e sulla gestione della situazione successiva agli attacchi iraniani contro gli impianti del gas del Qatar», ha affermato il diplomatico.
Il presidente serbo, Aleksandar Vučić, ha visitato oggi a sorpresa gli Emirati Arabi Uniti, diventando il primo leader europeo a farlo dall'inizio del conflitto in Medio Oriente, dopo il re giordano Abdullah II e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi.
Vučić ha incontrato il presidente emiratino, lo sceicco Mohammed bin Zayed al-Nahyan, al quale ha ribadito «la più ferma condanna» degli attacchi agli Emirati, esprimendo «la piena solidarietà della Serbia al popolo amico degli Emirati in queste circostanze difficili e preoccupanti», riferisce la tv pubblica Rts e l'agenzia serba Tanjug.
«Ha aggiunto di aver sottolineato in particolare la volontà della Serbia di continuare a sviluppare una cooperazione globale con gli Emirati Arabi Uniti, dagli investimenti e dall'energia alle nuove tecnologie e ai progetti di sviluppo, ma anche di mantenere un dialogo politico al più alto livello, che riveste un'importanza fondamentale in momenti come questi.
La Serbia e gli Emirati sono impegnati fra l'altro in trattative per l'ingresso della compagnia petrolifera locale Adnoc nel capitale della serba Nis, a fianco dell'ungherese Mol.
Un ministro dell'intelligence ad interim è stato nominato dopo l'assassinio del ministro dell'intelligence Esmail Khatib, ha dichiarato ieri un addetto stampa del presidente Masoud Pezeshkian.
Lo scrive Iran International, il media d'opposizione basato a Londra. Mehdi Tabatabaei, vice responsabile della comunicazione e dell'informazione presso l'ufficio di Pezeshkian, ha affermato che il decreto di nomina è stato emesso dal presidente e trasmesso alle autorità competenti, aggiungendo che il nome del ministro ad interim sarà annunciato «a tempo debito».
Balzo della Borsa svizzera sul mezzogiorno, con una reazione euforica agli annunci del presidente statunitense Donald Trump sulle discussioni «molto buone e costruttive» con l'Iran. L'indice dei titoli guida SMI avanza in questo momento di circa l'1%.
In precedenza, Trump aveva lanciato un ultimatum a Teheran riguardo alla riapertura dello stretto di Hormuz, minacciando attacchi alle centrali elettriche. Queste esternazioni, e le relative risposte dell'Iran, avevano provocato un ribasso dei mercati azionari in tutto il mondo.
Le novità sono state accolte positivamente in tutta Europa. Lo stoxx 600 gira a +1% con la spinta del tech e degli industriali mentre si appesantisce l'energia con il petrolio che gira in calo.
L'oro è passato in rialzo a 4.389 dollari l'oncia (+2,65%), così come l'argento a 67,6 dollari (+5,5%).
Tra le singole piazze Francoforte sale del 3,3%, Parigi del 2,62%, Milano dell'1,85%
L'aeronautica israeliana annuncia di aver lanciato una nuova ondata di attacchi su Teheran. Lo riporta il Times of Israel. Le Forze di Difesa Israeliane affermano che gli attacchi aerei sono diretti contro siti infrastrutturali del regime iraniano.
Gli attacchi giungono poco dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato che la sua amministrazione ha intrapreso colloqui proficui con l'Iran per giungere a una «risoluzione completa e totale» delle ostilità e annunciato un rinvio dei raid su centrali e infrastrutture elettriche.
Il ministero degli Esteri russo ha riferito che il ministro, Serghei Lavrov, ha avuto un colloquio telefonico con l'omologo iraniano Abbas Araghchi, «durante il quale è stata discussa la situazione nel Golfo Persico». La conversazione si è svolta «su iniziativa della parte iraniana».
«Serghei Lavrov ha sottolineato la categorica inaccettabilità degli attacchi statunitensi e israeliani contro le infrastrutture nucleari iraniane, inclusa la centrale nucleare di Bushehr, che creano rischi inammissibili per la sicurezza del personale russo e comportano catastrofiche conseguenze ambientali per tutti i Paesi della regione, senza eccezioni», si legge nel comunicato del ministero russo.
«Araghchi ha ringraziato la leadership russa per il significativo sostegno diplomatico e di altro tipo fornito alla Repubblica Islamica dell'Iran, compresa la fornitura di aiuti umanitari», ha riferito inoltre l'ufficio stampa del ministero russo.
Il prezzo del gas scivola a 57 euro (52,04 franchi) al megawattora con la tregua di cinque giorni annunciata dal presidente statunitense Donald Trump in seguito a «colloqui molto buoni» con l'Iran.
I contratti Ttf ad Amsterdam, mercato di riferimento, cedono oltre il 3%.
L'agenzia di stampa iraniana Fars, citando una fonte, afferma che non ci sarebbero comunicazioni dirette o indirette con gli Stati Uniti dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha parlato di negoziati «molto positivi».
Fars, ripresa da Reuters on line, ha anche affermato che Trump ha fatto marcia indietro sull'idea di colpire le centrali elettriche iraniane dopo che l'Iran aveva minacciato di colpire a sua volta le centrali elettriche in tutto il Medio Oriente'.
Secondo quanto riportato da Mehr News, il ministero degli Esteri ha affermato che ci sono «iniziative» da parte dei paesi della regione per «ridurre le tensioni». «La nostra risposta a tutte queste iniziative è chiara: non siamo noi ad aver iniziato questa guerra e tutte queste richieste dovrebbero essere indirizzate a Washington», ha spiegato.
Donald «Trump fa marcia indietro». Lo ha scritto in un messaggio su X l'agenzia iraniana Tasnim, ritenuta vicina alle Guardie della rivoluzione, commentando l'annuncio del presidente degli Stati Uniti riguardo a un rinvio di cinque giorni di «tutti gli attacchi militari contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane», dopo «conversazioni molto positive e produttive» con l'Iran.
L'Egitto condanna i bombardamenti israeliani contro installazioni e infrastrutture in Libano e mette in guardia contro qualsiasi invasione di terra, e condanna «fermamente lo sfruttamento della crisi umanitaria e delle sofferenze dei civili a fini di pressione militare e politica».
In una nota diffusa dal ministero degli Esteri, l'Egitto afferma che «la distruzione deliberata delle infrastrutture in Libano costituisce una palese politica israeliana di punizione collettiva, che ha provocato lo sfollamento forzato di circa un milione di libanesi e lo spopolamento di intere regioni». E sottolinea «l'urgente necessità che la comunità internazionale, e in particolare il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, agisca immediatamente per scoraggiare queste pratiche israeliane incontrollate, prevenire un ulteriore deterioramento della situazione umanitaria e della sicurezza e scongiurare un'ulteriore instabilità in Libano».
Tra queste, «il deliberato e sistematico attacco a infrastrutture e installazioni civili vitali, compresi i ponti che collegano le regioni libanesi, in flagrante violazione della sovranità libanese e in grave violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite».
Il Cairo auspica che le istituzioni libanesi, e in particolare l'Esercito, «siano messe in condizione di assumersi le proprie responsabilità, estendere la propria sovranità su tutto il territorio libanese e porre tutti gli armamenti sotto il proprio esclusivo controllo».
La Commissione europea si dice «preoccupata» per l'escalation delle tensioni in Medio Oriente e per le ripercussioni sui mercati energetici globali, ma assicura che la sicurezza degli approvvigionamenti dell'UE «non è attualmente a rischio». Lo ha detto una portavoce interpellata sull'impatto della crisi, alla luce delle minacce del presidente USA Donald Trump contro le infrastrutture energetiche iraniane e delle possibili ritorsioni di Teheran contro i Paesi del Golfo.
«Siamo preoccupati per la situazione globale e per l'incertezza nei mercati internazionali, ma, per ribadirlo ancora una volta, la sicurezza dell'approvvigionamento energetico dell'Europa non è attualmente a rischio», ha affermato. «La sicurezza dell'approvvigionamento in Europa non è attualmente a rischio», ha insistito la Commissione.
Bruxelles ha quindi evidenziato di essere «preparata sulla scia della crisi energetica del 2022», aggiungendo che «siamo preparati perché questa preparazione si basa su una cooperazione che abbiamo rafforzato e intensificato in modo significativo nel 2022». La Commissione ha inoltre rimarcato che «abbiamo diversificato le nostre dipendenze in termini di importazioni di combustibili fossili», osservando che «la situazione attuale non può essere paragonata a quella del 2022».
Secondo una dichiarazione del ministero della Difesa, gli Emirati Arabi Uniti hanno affermato che le loro difese aeree stanno rispondendo alle minacce missilistiche e dei droni provenienti dall'Iran.
Il ministero ha affermato che i suoni uditi nel Paese erano il risultato di intercettazioni da parte dei sistemi di difesa aerea.
Il Sultanato dell'Oman, che ha svolto un ruolo di mediazione tra Iran e Stati Uniti durante i recenti negoziati sul nucleare, ha dichiarato di essere «attivamente impegnato» a garantire il passaggio delle navi attraverso lo strategico Stretto di Hormuz, di fatto bloccato da Teheran.
«L'Oman sta lavorando attivamente per stabilire infrastrutture di passaggio sicure nello Stretto di Hormuz», ha scritto il Ministro degli Esteri omanita su X, affermando che la guerra non è stata istigata dall'Iran e che le sue conseguenze economiche rischiano di peggiorare se dovesse continuare.
Invertono la rotta l'oro e l'argento sulla scia del rimbalzo dei mercati dopo la tregua di cinque giorni annunciata dal presidente statunitense Donald Trump dopo «colloqui molto buoni» con l'Iran.
Il metallo prezioso per eccellenza sale del 3,44% a 4.415,93 dollari l'oncia e l'argento guadagna quasi il doppio, segnando un progresso del 6,71% a 68,38 dollari l'oncia.
Gli attacchi israeliani in Libano, e la minaccia di ulteriori, hanno costretto oltre un milione di persone ad abbandonare le proprie case. Si tratta di quasi un quinto dell'intera popolazione di un Paese che già ospita il più alto numero di rifugiati pro capite al mondo. Lo scrive Nadia Hardman, ricercatrice senior in materia di diritti dei rifugiati presso Human Rights Watch, in un editoriale pubblicato su Al Jazeera e ripostato da Hrw sul suo account X.
Negli ultimi due anni, spiega, Hrw ha mappato le strategie di sfollamento attuate da Israele nei territori palestinesi occupati, che hanno costretto gli abitanti di interi campi profughi e quartieri a fuggire, spesso sotto l'immediata minaccia di attacchi aerei o di continue operazioni militari. «Stiamo assistendo all'impiego delle stesse tattiche in Libano. Gli ordini di evacuazione israeliani riguardano ampie zone della popolazione prevalentemente sciita del Libano meridionale e dei sobborghi meridionali della capitale, Beirut, circa il 15% del territorio libanese».
Le leggi di guerra, ricorda, «stabiliscono che i civili non possono essere costretti ad abbandonare le proprie case a meno che non lo richiedano ragioni militari imperative o la sicurezza» e la «evacuazione deve essere temporanea». In poche parole, «la guerra non è una licenza per espellere le persone dalla propria terra».

