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Medio Oriente
Trump estende la tregua, Friedman: «Teheran ha manovrato la Casa Bianca»
Screenshot TeleTicino
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Redazione
13 ore fa
Le tensioni in Medio Oriente e le mosse del presidente Trump al centro della puntata di «Radar Mercoledì», condotta da Sacha Dalcol - Ospiti: Alan Friedman, giornalista e direttore del Lugano Global Forum, Alberto Bitonti, Prof. Comunicazione politica all’Università della Svizzera Italiana (Usi)

Ieri sera la decisione di Donald Trump di «estendere la tregua in Iran su richiesta del Pakistan, finché i leader di Teheran non saranno in grado di formulare una proposta unitaria». Una mossa letta da alcuni osservatori come «un cessate il fuoco a tempo indeterminato». Dall'altra parte c'è l'Iran che ha dichiarato che «le trattative con gli Usa potranno riprendere solo se gli Stati Uniti rimuoveranno il blocco». Il conflitto si trova in una situazione di stallo o qualcuno sta vincendo? «È una situazione singolare», ha detto a «Radar Mercoledì», in onda su TeleTicino, Alan Friedman, giornalista e direttore del Lugano Global Forum. «È la prima volta nella loro storia che gli Stati Uniti vedono nel Pakistan un mediatore». Inoltre, «Ieri Trump e i suoi consiglieri dovevano partire per Islamabad, ma visto il silenzio di Teheran non l'hanno fatto. In pratica l'Iran ha manovrato la Casa Bianca e gli Usa sono stati tatticamente sconfitti. Questo è singolare e surreale». Il presidente statunitense, secondo Friedman, «si è messo in un pantano dal quale non sa fuggire, non ha una strategia e agisce improvvisando. Con queste premesse il conflitto dovrebbe terminare presto». Secondo Alberto Bitonti, professore di comunicazione politica all’Università della svizzera italiana (Usi), anche lui ospite della trasmissione condotta da Sacha Dalcol, «a livello militare la vittoria è difficile da raggiungere e Trump sta mostrando tutte le proprie lacune». Ma il tycoon «a livello comunicativo ha bisogno di portare a casa una vittoria o di annunciare quella che può presentare come tale, come potrebbe essere un accordo simile a quanto annunciato per Gaza: un patto che non risolve nessun nodo strategico e non cambia davvero la situazione».

Il peso della guerra sul mandato

Spulciando i dati sull'indice di gradimento di Donald Trump negli Stati Uniti, questi vanno dal 32 al 40.5%. «Il 75% degli statunitensi è contrario alla guerra in Iran», ha spiegato Friedman. «La popolazione teme che questo conflitto possa diventare un nuovo Vietnam, Afghanistan, Iraq e non vuole essere coinvolta in queste lunghe guerre». Inoltre, il presidente «sta perdendo consensi anche all'interno del mondo MAGA (Make America Great Again ndr), i sostenitori più fedeli di Trump, perché il presidente aveva promesso di non iniziare nuove guerre». Così questo conflitto potrebbe diventare decisivo per le elezioni di «midterm», quelle di metà mandato che si terranno a novembre. «Non possiamo dire che gli Usa hanno vinto in Iran, anche perché si sono trovati di fronte un regime ancora più intransigente del precedente, dato che la Guida Suprema iraniana è il figlio del leader ucciso e quindi non vede di buon occhio gli Stati Uniti».

Sorride la Cina

Questo conflitto, come già raccontatoci da Paolo Capitini, generale dell'Esercito italiano ed esperto di scienze strategiche e storia militare, «rappresenta un successo diplomatico gigantesco per Pechino». Gli Stati Uniti «stanno perdendo molta della loro credibilità», ha aggiunto Bitonti, «mentre Pechino sembra emergere grazie alla propria affidabilità. La Cina in questo momento appare silente e sfrutta la situazione dicendo di voler difendere l'ordine internazionale e il multilateralismo». Per Friedman il dragone «può fregarsi le mani e guardare Trump che si autodistrugge».

E Cuba?

Trump ha anche messo nel proprio mirino Cuba, dicendo che «vuole conquistare l'isola per farci quello che vuole». L'isola, come spiegato al Corriere del Ticino da Franco Cavalli, medico presidente di Medicuba-Europa, «da 65 anni soffre per un blocco economico asfissiante, il più lungo della storia, ma ora la situazione è precipitata: c’è un assedio totale, la marina americana non lascia entrare neanche un litro di petrolio». Una conquista che vuole far dimenticare l'Iran? «Trump vede Cuba come il Venezuela e crede che basterà un'azione rapida, forse neanche militare, per conquistarla», ha risposto Friedman. Ma accadrà veramente? «Penso che dichiarerà di possedere Cuba da qui alle elezioni midterm, ma non sarà vero: è un narcisista che ama fare dichiarazioni. Trump rimarrà un problema per il mondo da qui a gennaio 2029».

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