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Trump, è davvero la fine?
Foto Shutterstock
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Keystone-ats
6 anni fa
Con la Georgia che si avvia a eleggere due senatori democratici, molti repubblicani non intendono più impedire la ratifica dell’elezione di Biden,

Il 6 gennaio è un giorno importante per gli Stati Uniti e per i destini della presidenza Trump. Oggi, infatti, nello Stato della Georgia, che alle presidenziali aveva clamorosamente avvicinato di molto Biden alla sua elezione, si votava per eleggere i due rappresentanti al Senato. Questo ballottaggio permette di stabilire definitivamente gli equilibri politici all’interno del Congresso: se la Camera dei rappresentanti era già ufficialmente in mano ai democratici, l’elezione del reverendo Raphael Warnock consegna di fatto le chiavi del Senato al partito del presidente eletto Biden, il quale si è già congratulato con Warnock per la sua “rivoluzionaria vittoria” e che si è detto “fiducioso che quando il conteggio sarà completo, anche l'altro candidato democratico, Jon Ossoff, risulterà vittorioso.”

Smacco per Trump
A nulla sono serviti i comizi e i tweet del tycoon per sostenere i due senatori uscenti in Georgia. E adesso, di fronte al verosimile passaggio di entrambi i seggi al Senato della repubblicana Georgia ai democratici, si ritrova cucito addosso l'insopportabile marchio del “perdente.” Ora Trump rischia di ritrovarsi ancora più solo, ma soprattutto rischia che il partito gli volti definitivamente le spalle, dopo l'audace prova di fedeltà chiesta ai parlamentari per ribaltare al Congresso l'esito del voto del novembre scorso. Fra pochi istanti, infatti, i due rami del parlamento statunitense si riuniranno per ratificare l’elezione di Biden. Pur trattandosi di una procedura essenzialmente formale, Trump aveva chiesto ai rappresentanti del suo partito di contestare in questa occasione l’elezione di Joe Biden.

Abbandonato dai suoi?
Alcuni esponenti hanno già cominciato ad accusarlo della sconfitta al Senato per aver diviso il partito, per averlo imbarazzato con le sue indebite minacce al segretario di Stato repubblicano della Georgia e per aver scoraggiato l'afflusso dei sostenitori con le sue accuse di brogli. La sconfitta al Senato segnerà il futuro del partito repubblicano, ma anche quello dello stesso Trump, minando le sue ambizioni di ricandidarsi nel 2024. Il presidente ha attaccato come “deboli” i repubblicani che oggi al Congresso intendono certificare la vittoria di Biden e ha pure denunciato che anche i ballottaggi in Georgia per il Senato sono stati “rubati” e “truccati.”

“Autograzia” e fuga in Scozia
Uno dei suoi ultimi atti potrebbe essere la grazia preventiva ai suoi famigliari e a se stesso, direttamente o cedendo temporaneamente i poteri a Mike Pence. Sempre che il vicepresidente si presti, dato che pure lui ha nuove ambizioni per la Casa Bianca e non vuole compromettersi oltre il necessario. Ma la clemenza presidenziale non gli farebbe da scudo contro i reati statali, come quelli su cui sta indagando la procura di New York, per accertare se la Trump Organization abbia commesso frodi bancarie, assicurative e fiscali.
Per questo, dicono i maligni, ha già pronto un Boeing 757 militare che lo porterà all'estero il 19 gennaio, il giorno prima del giuramento di Biden: tra le destinazioni la Scozia, dove ha un club di golf. Anche se la premier scozzese Nicola Sturgeon ha già fatto sapere che non farà eccezioni alle restrizioni anti-Covid-19 durante il lockdown: "Al momento noi non permettiamo a nessuno di venire dall'estero salvo che per viaggi essenziali, una regola che si applica a chiunque. E venire a giocare a golf non è una ragione che io considererei essenziale".

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