Cerca e trova immobili
Mondo
Trump attacca il Papa: «È un debole, è al Vaticano grazie a me»
© KEYSTONE (Alberto Pizzoli/Pool Photo via AP)
© KEYSTONE (Alberto Pizzoli/Pool Photo via AP)
Ats
10 ore fa
La replica di Leone XIV: «Non ho paura dell'Amministrazione Trump, non sono un politico e continuerò a promuovere la pace»

Donald Trump spara a zero su Papa Leone, il primo pontefice americano nella storia della chiesa cattolica. Un attacco senza precedenti, che segna una rottura inimmaginabile tra la Casa Bianca e il Vaticano. In un lungo e durissimo post su Truth, mentre era ancora sull'Air Force One di ritorno dalla Florida, il presidente americano ha definito Leone un «debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera».

«Parla della paura nei confronti dell'amministrazione Trump, ma non menziona la paura che la chiesa cattolica, e tutte le altre organizzazioni cristiane, hanno provato durante il Covid, quando venivano arrestati sacerdoti, ministri di culto e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose», ha incalzato il tycoon, riferendosi alle recenti dichiarazioni del pontefice che ha condannato la guerra durante una speciale veglia di preghiera nella basilica vaticana di San Pietro nelle stesse ore in cui Stati Uniti e Iran stavano tenendo colloqui di pace, poi falliti, in Pakistan.

Le parole sull'Iran

«Preferisco di gran lunga suo fratello Louis perché è totalmente MAGA. Lui ha capito tutto», ha insistito Trump, accusando Papa Leone di «ritenere accettabile che l'Iran possieda l'arma nucleare». «Non voglio un Papa che trovi terribile il fatto che l'America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e che, ancor peggio, stava svuotando le proprie carceri riversando nel nostro Paese assassini, spacciatori e criminali violenti», ha attaccato ancora il tycoon. «E non voglio un Papa che critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia».

«È al Vaticano grazie a me»

Il presidente americano ha perfino rivendicato il merito dell'elezione di Louis Prevost a pontefice: «Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano». Purtroppo, ha proseguito Trump, «l'atteggiamento di Leone, troppo debole sul fronte della criminalità e su quello delle armi nucleari, non mi va affatto a genio. Né mi piace il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un fallito della sinistra, uno di coloro che avrebbero voluto vedere arrestati fedeli e membri del clero».

«Leone», ha insistito il presidente americano «dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull'essere un Grande Papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la chiesa cattolica!», ha concluso Trump.

La replica

Il Papa, in viaggio verso Algeri, ha raggiunto in fondo all’aereo i giornalisti che lo seguono. Inevitabile la domanda sull’attacco scomposto di Trump: «Non ho molto da dire. Le persone che leggono potranno trarre le proprie conclusioni. Io non sono un politico e non ho intenzione di entrare in discussione con lui. Il mio messaggio, piuttosto, è sempre lo stesso: promuovere la pace. E lo dico per tutti i leader del mondo, non solo a lui. Troppi innocenti sono stati uccisi e credo qualcuno debba alzarsi a dire che c’è una via migliore». Gli si chiede se ha paura dell’amministrazione Trump, come sosteneva il presidente americano, e lui sorride, scrive il Corriere della Sera: «No, non ho paura dell’amministrazione Trump, o di proclamare a voce alta il messaggio del Vangelo, che è quello che credo di dover essere qui a fare, per cui la Chiesa è qui. Noi non siamo politici, non guardiamo alla politica estera con la stessa prospettiva ma come costruttori di pace».