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Trump, arriva il "bando bis"
Trump, arriva il "bando bis"
Trump, arriva il "bando bis"
Redazione
9 anni fa
Il provvedimento entrerà in vigore il 16 marzo e prevede alcuni aggiustamenti rispetto al precedente

Il presidente americano Donald Trump vara il 'bando bis' per difendere l'America dalla minaccia terroristica nel pieno delle polemiche legate alle sue accuse a Barack Obama e allo scontro senza precedenti con il capo dell'Fbi.

Il nuovo provvedimento, che entrerà in vigore il 16 marzo e riguarderà solo chi chiede un nuovo visto, è una fotocopia di quello di fine gennaio, con una serie di aggiustamenti per superare le obiezioni delle corti che avevano bloccato il primo ordine esecutivo dopo giorni di caos e proteste.

Le novità più rilevanti sono l'esclusione dell'Iraq dalla lista iniziale di sette Paesi a maggioranza musulmana dove l'emissione di nuovi visti sarà sospesa per 90 giorni (Iran, Libia, Somalia, Sudan, Siria, Yemen) e il fatto che gli arrivi dei rifugiati siriani saranno congelati non a tempo indeterminato, come deciso nel precedente ordine esecutivo, ma per 120 giorni, come tutti gli altri.

Confermato però che il numero complessivo di rifugiati per il 2017 sarà ridotto a 50mila, contro i 110mila previsti da Obama. Non sarà colpito inoltre chi detiene già un visto, la carta verde, chi ha lo status di rifugiato o ha ottenuto asilo politico. Via anche i passaggi che davano priorità alle minoranze religiose, ad esempio ai cristiani a scapito del musulmani.

Il differente trattamento dell'Iraq è stato motivato dalla lotta comune all'Isis e dall'impegno di Baghdad a controlli più ferrei, come ha spiegato il segretario di Stato Rex Tillerson, che aveva spinto per questa 'eccezione'. Un "messaggio positivo" per le relazioni tra i due Paesi, che dimostra una "vera partnership", ha commentato il portavoce del governo iracheno.

Questa volta Trump ha evitato il carattere di urgenza e ha scelto il 'low profile' per il nuovo bando, rinunciando a farsi immortalare mentre lo firmava e affidando la sua illustrazione ai tre ministri competenti: Rex Tillerson, l'attorney general Jeff Sessions e il segretario all'Homeland security John Kelly, nessuno dei quali ha risposto alle domande dei giornalisti.

Immediate le reazioni. Un decreto "anti-americano", l'ha bollato il leader dei democratici in Senato, Chuck Schumer. Sul piede di guerra anche i difensori dei diritti umani, in particolare quelli degli immigrati, secondo cui Trump non ha ancora spiegato perché le persone provenienti da questi Paesi pongono un rischio alla sicurezza nazionale.

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