

Nello sviluppo sulle disposizioni per la prossima fase nella Striscia di Gaza, Hamas e le fazioni palestinesi hanno raggiunto un accordo preliminare sulla gestione delle armi della resistenza. Lo scrive Al-Jazeera, secondo cui la bozza prevede l'avvio del processo di inventario e stoccaggio di armi pesanti, siti di produzione militare, depositi di armi e tunnel, e sottolinea che nessuna arma dovrebbe essere trasferita o consegnata a Israele o a soggetti non palestinesi.
L'autorità tecnocratica sarebbe «l'unica entità autorizzata a possedere, custodire o controllare armi a Gaza». Ma, si legge sempre sulla testata araba, «Israele ha chiarito di volere un disarmo completo e non solo lo stoccaggio di armi presso l'Autorità Palestinese o presso un'unità palestinese sotto l'egida di un comitato internazionale».
L'edizione in arabo di Al-Jazeera dà voce, a supporto di questa posizione, all'analista Adel Shadid, secondo il quale «l'opinione pubblica israeliana intende il disarmo della resistenza come la rimozione completa di armi pesanti, leggere e personali dai suoi depositi, tunnel e magazzini, trasferendole al di fuori della Striscia di Gaza, e non semplicemente confinandole o immagazzinandole all'interno della Striscia sotto amministrazione palestinese».
Questo «rende estremamente difficile l'approvazione da parte di Israele». L'esperto ritiene che l'insistenza di Israele sul disarmo «sia legata alla sua interpretazione di questa questione come mezzo per sconfiggere Hamas, osservando che la maggior parte degli israeliani - non solo il premier Benjamin Netanyahu - interpreta la consegna delle armi in questo modo».
Decine di coloni israeliani hanno preso d'assalto la città di Tal, a sud di Nablus, nella Cisgiordania, sotto la protezione delle forze israeliane, secondo quanto riferito dai corrispondenti di Al Jazeera sul posto.
Successivamente, i coloni hanno assaltato la stessa Nablus. Dieci palestinesi, tra cui 4 bambini, sono rimasti feriti. Sette palestinesi sono stati arrestati dalle forze israeliane durante raid in diversi quartieri della città di Nablus, nonché nelle città di Tal e Salem, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Wafa.
Almeno tre degli arrestati provenivano da Tal, dove i coloni israeliani hanno condotto nuovamente attacchi dopo che due israeliani sono stati uccisi venerdì scorso, ha affermato l'agenzia di stampa palestinese. A Tal i raid hanno portato al sequestro di quattro case trasformatte in caserme militari, secondo quanto riferito da fonti ad Al Jazeera.
L'assalto a Nablus, invece, sarebbe iniziato, sempre secondo Al-Jazeera, dalla parte occidentale della città sotto la protezione dell'esercito israeliano. I dieci feriti sarebbero nel quartiere di Junaid, secondo la Mezzaluna Rossa Palestinese.
L'approvazione da parte di Hamas della tabella di marcia per il disarmo del Board of Peace ha dato il via a un periodo di 14 giorni durante il quale le parti finalizzeranno la tempistica per l'attuazione di ciascuna fase della proposta, ha dichiarato un funzionario del Board of Peace al Times of Israel. Le tempistiche ipotizzate per l'intero processo di disarmo variano da circa 200 a 350 giorni, ha affermato un altro funzionario del Board of Peace durante un briefing con i giornalisti.
Una volta definita tale tempistica, il Board of Peace inizierà a chiedere a Israele di rispettare gli impegni assunti a partire dal cessate il fuoco a Gaza dell'ottobre 2025, ha aggiunto il secondo funzionario.
Ora che Hamas ha acconsentito alla roadmap, Israele dovrà ritirarsi fino alla Linea Gialla originaria, stabilita con il cessate il fuoco dell'ottobre 2025. Tale demarcazione consentiva a Israele di mantenere il controllo di circa il 53% di Gaza. Israele non sarà tenuto a ritirarsi oltre la Linea Gialla originaria finché Hamas non inizierà a consegnare le armi, ha dichiarato al Times of Israel un primo funzionario del Board of Peace, aggiungendo che le Forze di difesa israeliane (Idf) saranno autorizzate a rispondere solo a quelle che saranno considerate minacce imminenti.
Hamas e tutte le altre fazioni armate palestinesi dovranno inoltre cessare ogni attività militare al termine del periodo iniziale di 14 giorni e una volta definite le tempistiche per l'intera roadmap, ha affermato un secondo funzionario del Board of Peace. Verrà istituito un Comitato di Verifica dell'Attuazione (IVC) per confermare in modo indipendente che entrambe le parti rispettino gli impegni assunti con il cessate il fuoco dell'ottobre 2025. La tabella di marcia non passerà alla fase successiva di disarmo, ritiro o ricostruzione fino al completamento della fase precedente, che sarà stata confermata dalla Corte Internazionale di Vigilanza (CV).
Una volta verificato che le parti stiano rispettando i termini del cessate il fuoco dell'ottobre 2025, la proposta di disarmo del Board of Peace prevede che il Comitato Nazionale per l'Amministrazione di Gaza (Ncag) - il gruppo di tecnocrati palestinesi incaricato di sostituire Hamas nel governo della Striscia - inizi gradualmente a entrare nell'enclave, ha affermato un funzionario del Board of Peace.
Sebbene entrambi i funzionari del Board of Peace abbiano menzionato la tempistica iniziale di 14 giorni, essi - insieme a un alto funzionario statunitense presente alla conferenza stampa - sembrano aver lasciato aperta la possibilità che il processo possa protrarsi, come è avvenuto finora.
L'Arabia Saudita si sta preparando a una grande offensiva militare contro gli Houthi via mare e forse via terra nello Yemen centrale. Lo scrive il Guardian, che cita fonti yemenite. Le forze saudite sono state viste ritirarsi dalla parte orientale dello Yemen, in quella che potrebbe essere una preparazione per un'offensiva di terra, riporta il quotidiano che ricorda anche come al tempo stesso, Riad stia cercando di organizzare una coalizione navale per proteggere il traffico marittimo dagli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso e nello stretto di Bab el-Mandab.
Il 20 luglio gli Houthi hanno annunciato il blocco navale per le navi dell'Arabia Saudita nel Mar Rosso e da allora hanno rivendicato diversi attacchi contro navi mercantili legate a Riad. L'Arabia Saudita dal canto suo ha risposto con raid aerei assieme agli Stati Uniti, contro quelle che ha definito installazioni militari Houthi utilizzate per minacciare il traffico marittimo commerciale.
Una serie di potenti esplosioni notturne ha scosso le regioni libanesi meridionali di Yohmor al-Chqif, Arnoun e Kfar Tebnit in seguito agli attacchi israeliani, secondo quanto riportato dall'Agenzia Nazionale di Stampa libanese (Nna) ripresa da Al-Jazeera.
Le esplosioni si sono propagate in tutto il sud, con onde d'urto avvertite fino a el-Kharroub e Khalde. Nel distretto di Marjayoun, violente esplosioni vicino al Castello di Beaufort hanno mandato in frantumi finestre e danneggiato abitazioni nella vicina città di Qlayaa.
Secondo la Nna, i residenti hanno descritto intense onde d'urto che hanno scosso la zona, accompagnate da un forte odore di polvere da sparo.
L'agenzia ha aggiunto che le forze israeliane hanno perlustrato la periferia di al-Mansouri e Biyout al-Sayyad, nel distretto di Tiro, con raffiche di mitragliatrice pesante, lanciando al contempo colpi di artiglieria contro al-Mansouri.
Secondo quanto riportato dall'Nna, sono stati segnalati anche movimenti di carri armati sulla collina di Baraachit in direzione di Aainata, nel distretto di Bint Jbeil, insieme a forti esplosioni e vibrazioni sia nel settore orientale che in quello occidentale.
La proposta di disarmo del Board of Peace, approvata da Hamas, prevede che il gruppo terroristico consegni per primo le armi in possesso della sua polizia al Ncag (l'autorità tecnocratica). A ciò seguirà lo smantellamento delle armi pesanti, dei depositi di armi e dei tunnel presenti a Gaza. Lo scrivono i media internazionali, tra cui Axios e il Times of Israel.
Le armi personali lasciate a Gaza saranno consegnate per ultime, in conformità con la legge vigente dell'Autorità Palestinese, che consente ai singoli individui di portare armi da fuoco a determinate condizioni, previa regolare registrazione. Secondo quanto affermato da un funzionario del Board of Peace, anche le milizie e i clan armati di Gaza sostenuti dalle Forze di difesa israeliane (Idf) saranno tenuti a consegnare le proprie armi. Sebbene le armi saranno consegnate al Ncag, l'Isf (Forza di stabilizzazione internazionale) contribuirà a facilitare lo smantellamento e i suoi vertici hanno già studiato le modalità per garantire che la consegna possa avvenire in sicurezza.
Il processo si baserà sul principio di «un'unica autorità, un'unica legge e un'unica arma... in modo da non trovarci in una situazione in cui l'Ncag controlla il processo di giorno e i militanti escono di notte per interromperlo», ha dichiarato il funzionario del Board of Peace. Un «Accordo di pace sociale» sarà inoltre firmato da tutte le fazioni di Gaza al fine di prevenire uno scenario in cui un gruppo si rivolti contro un altro una volta consegnate le armi, ha affermato il funzionario.
L'Egitto, tra i mediatori dell'accordo raggiunto stanotte tra Hamas e Israele, subordina l'inizio del disarmo di Hamas all'ingresso nella Striscia di Gaza del Comitato nazionale e al dispiegamento della forza internazionale di stabilizzazione.
Lo fa sapere una fonte egiziana informata. «L'accordo prevede che il processo di inventario e stoccaggio delle armi - aggiunge - venga attuato gradualmente e in modo sequenziale». inoltre, «il processo di inventario e stoccaggio delle armi sarà gestito e attuato dal Comitato Nazionale» .
Hamas e le fazioni palestinesi hanno informato i mediatori del loro accordo sulla tabella di marcia per l'attuazione della seconda fase dell'accordo di cessate il fuoco a Gaza. Confermato che «si terrà presto una riunione al Cairo, con la partecipazione dei mediatori Egitto, Stati Uniti, Qatar e Turchia, per confermare l'impegno di tutte le parti ad attuare i termini dell'accordo».
L'accordo prevede l'ingresso del Comitato Nazionale, il dispiegamento di forze internazionali, una rapida ripresa e la ricostruzione.
Donald Trump si è detto fiducioso, in un'intervista al Financial Times, della chiusura dell'accordo con l'Arabia Saudita sul nucleare civile. Dopo il primo annuncio dell'intesa, aveva chiarito che sarebbe stata subordinata alla normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Riad e Israele.
Il presidente, sul punto, ha precisato di aver discusso della normalizzazione dei rapporti con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, sottolineando che si tratta di «qualcosa che piace molto a entrambi i Paesi. Potrebbe accadere». Tuttavia, il principe ereditario aveva precedentemente insistito sul fatto che una simile mossa sarebbe stata possibile solo se Israele avesse compiuto passi irreversibili verso la creazione di uno Stato palestinese, cosa che Israele si è rifiutato di fare.
Hamas ha confermato l'accordo raggiunto con Israele per la seconda fase della tregua, che prevede il disarmo del movimento islamico che governa la Striscia di Gaza. Due responsabili hanno affermato all'Afp che è stato raggiunto l'accordo, confermando dunque le parole del presidente americano Donald Trump.
«Hamas rimane ferma sui suoi obiettivi nazionali, rappresentati dalla tutela dei diritti del popolo palestinese. La questione delle armi è legata ad altre questioni, come il ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza e la ricostruzione. Non intraprenderemo alcuna azione se le forze di occupazione non rispetteranno gli obblighi previsti dall'accordo». Lo ha detto Ghazi Hamad, membro della delegazione negoziale di Hamas in un'intervista ad Al Jazeera.
Donald Trump, a dispetto della volontà dell'Iran di estendere il conflitto in Medio Oriente colpendo obiettivi in tutta la regione negli ultimi giorni, ha detto che è solo questione di tempo prima del caduta di Teheran. «Li stiamo massacrando», ha detto il tycoon in un'intervista al Financial Times.
Il Cairo ospiterà «presto» un vertice dei mediatori per la tregua a Gaza, compresi Stati Uniti, Qatar e Turchia. Lo riporta Al-Qahera News. L'emittente, considerata vicina ai servizi d'intelligence che gestiscono i negoziati per Gaza, non ha specificato quando si terrà l'incontro, ma ha affermato che si discuterà della seconda fase del piano per il cessate il fuoco a Gaza, una tabella di marcia concordata tra Hamas e le fazioni palestinesi.
I media iracheni riportano esplosioni nella città di Erbil, nel nord dell'Iraq. Lo scrive al Jazeera.
In un post su X, il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha accusato gli Stati Uniti di aver compiuto un «attacco terroristico» contro abitazioni civili sull'isola di Qeshm, definendolo una continuazione degli attacchi già avvenuti in altre città come quello a Minab. «Gli americani si sono abituati a compensare gli schiaffi subiti sul campo di battaglia versando sangue innocente. Ne pagheranno il prezzo», ha dichiarato il capo negoziatore di Teheran con Washington.
«Oggi il Board of Peace ha raggiunto un accordo storico per il disarmo completo di Hamas e di tutti gli altri gruppi armati a Gaza. Si tratta di un passo monumentale verso una pace e una sicurezza durature». Lo scrive Donald Trump su Truth. «Una volta completato il disarmo, le forze israeliane si ritireranno e la Forza Internazionale di Stabilizzazione collaborerà con una nuova forza di polizia palestinese per garantire la sicurezza di Gaza, a beneficio dei suoi residenti e dei Paesi vicini», aggiunge il tycoon.
L'accordo, scrive ancora Trump, «rappresenta un passaggio fondamentale affinché Gaza sia finalmente governata da un nuovo governo palestinese, che collaborerà strettamente con il Board of Peace per sostenere il popolo palestinese. Allo stesso tempo, Israele otterrà la sicurezza che merita, dato che Gaza non sarà più utilizzata come base per attacchi terroristici».
Una «pietra miliare nell'attuazione del Piano in 20 punti di Trump. L'accordo sarà realizzato attraverso fasi attentamente pianificate. Una volta ultimato il disarmo, le forze israeliane si ritireranno e la Forza Internazionale di Stabilizzazione collaborerà con la nuova forza di polizia palestinese per garantire la sicurezza di Gaza, a beneficio dei suoi residenti e dei paesi vicini», continua il tycoon.
Un anno fa, inoltre, «eravamo nel pieno di una guerra violenta e devastante, di una crisi umanitaria e della detenzione di ostaggi in condizioni brutali. Abbiamo compiuto progressi storici, ma c'è ancora molto lavoro da fare».
A tal proposito, «desidero ringraziare i mediatori - Egitto, Qatar e Turchia - per il loro importante impegno e, in particolare, il mio eccezionale team, il cui lavoro instancabile ha reso possibile questa svolta storica. Non permetteremo che la minaccia emersa da Gaza il 7 ottobre possa ricostituirsi! Grazie a questo accordo, Gaza sarà finalmente affidata a un nuovo governo palestinese al servizio del suo popolo». Infine, «congratulazioni a tutti per questo straordinario traguardo che tutti ritenevamo impossibile da raggiungere!», conclude il presidente USA.
«L'Idf ha distrutto i tunnel sotterranei nella zona di Beaufort, nel sud del Libano. Sono stati fatti saltare in aria con 700 tonnellate di esplosivo». Lo hanno annunciato in una dichiarazione congiunta il premier Benyamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz nella tarda serata di ieri. «Si trattava di infrastrutture sotterranee che costituivano un elemento centrale del piano di invasione della Galilea da parte di Hezbollah», hanno dichiarato.
«Poco fa, nell'ambito di un'operazione all'interno della Zona di Sicurezza nel sud del Libano, i soldati dell'Idf hanno smantellato una parte significativa della rete di tunnel sotto la cresta di Beaufort. La rete era stata progettata e finanziata dal regime terroristico iraniano e rappresentava una minaccia per gli abitanti del nord di Israele e per i soldati, poiché si trovava a soli 6 chilometri dalla zona di Metula al confine con Israele. Si tratta di una roccaforte strategica di Hezbollah, composta da diversi livelli sotterranei costruiti nel corso di due decenni». Ha comunicato nella notte il portavoce dell'Idf in una nota. «Nel corso della guerra, decine di droni, ordigni esplosivi e missili anticarro sono stati lanciati da questa infrastruttura. Questa sera, le Idf l'hanno smantellata». La nota riferisce che i soldati continuano a operare nell'area della cresta di Ali Taher nel sud del Libano e rimangono in stato di massima allerta e sono preparati sia per scenari difensivi che offensivi.
L'Iraq non era a conoscenza e non ha approvato i micidiali attacchi condotti ieri dagli Stati Uniti e dall'Arabia Saudita contro gruppi armati filo-iraniani sul suo territorio. Lo ha affermato ieri sera il portavoce del governo Haider al-Aboudi. «Il governo non era a conoscenza» di questi attacchi e «non ha approvato alcun attacco raid a siti o gruppi specifici in Iraq», ha affermato Aboudi alla televisione di stato, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva affermato che erano stati «coordinati» con Baghdad.

