

«Ora che è sotto il nostro controllo, dobbiamo cambiare il nome dello Stretto di Hormuz in Stretto di Trump?» È l'ultima provocazione lanciata dal presidente statunitense dopo che Teheran lo ha sfidato. Ignorando i suoi avvertimenti, l'Iran ha risposto agli attacchi a stelle e strisce e promesso vendetta per i quattro morti causati da un bombardamento americano a una festa di nozze. «È un crimine di guerra», ha tuonato l'Iran parlando in tutto di 18 vittime e 108 feriti nell'ondata di raid ordinata da Trump contro obiettivi militari iraniani vicino allo Stretto di Hormuz.
Il cruciale passaggio resta al centro dello scontro fra Washington e Teheran, che da settimane ne rivendicano tutte e due con forza il controllo. Per l'Iran lo Stretto è una leva nelle trattative con gli Stati Uniti, mentre per Trump è fondamentale per far scendere i prezzi del petrolio, e quindi della benzina, in vista delle elezioni di metà mandato.
Confermando il suo recente spirito 'imperialista', il presidente ha ipotizzato - forse per gioco, forse no - la possibilità di trasformare Hormuz nello 'Stretto di Trump', mettendoci così il suo sigillo definitivo e inviando un messaggio chiaro all'Iran e ai suoi elettorali americani. L'imperialismo di The Donald non è comunque una novità: per settimane ha definito Hormuz un «territorio americano» e non ha mai nascosto le sue mire espansionistiche in Groenlandia e in Canada, oltre a essersi preso il Golfo e il lago d'America e ipotizzato di cambiare nome all'oceano Pacifico o all'Atlantico.
Nell'ultima ondata di attacchi contro l'Iran, le forze armate americane hanno colpito 100 obiettivi incluse per la prima volta due petroliere iraniane nell'ambito della strategia «petroliera per petroliera» approvata dal commander-in-chief per scoraggiare gli attacchi a Hormuz. L'Iran ha risposto prendendo di mira le basi americane in Iraq, Bahrein, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti.
Al momento, secondo quanto riferito da funzionari americani, non ci sono vittime ma i danni alle strutture non sono ancora chiari. «Per ora, stanno colpendo tutta la regione tranne noi, ma esiste la possibilità che ci attacchino e siamo pronti. Se l'Iran attaccasse, Israele risponderà con grande forza», ha notato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz assicurando che le forze israeliane sono preparate a un possibile attacco iraniano durante il periodo delle festività ebraiche di Rosh Hashanah, Kippur, e Sukkot, che quest'anno inizia l'11 settembre.
La risposta iraniana agli Stati Uniti lascia intravedere come Teheran non sembri particolarmente preoccupata dalle minacce di Trump, almeno per ora. È difficile infatti che il commander-in-chief decida un'offensiva pesante prima delle elezioni di metà mandato. Dopo il 3 novembre, però tutto è possibile e, secondo indiscrezioni, la Casa Bianca potrebbe tornare a valutare piani più aggressivi proprio dopo il voto.
Il presidente statunitense dal canto suo non sembra avere fretta di chiudere la guerra. «Non sto cercando di costringere l'Iran a sedersi al tavolo delle trattative. Non me ne importa nulla se firmano un accordo che per loro non ha alcun valore», ha detto spiegando di «preferire» l'attuale posizione in cui si trovano gli Stati Uniti. Il presidente è quindi tornato di nuovo a esortare il popolo iraniano a ribellarsi: lo aveva già fatto nei mesi scorsi prima di rendersi conto, però, che non sarebbe stato affatto facile manifestare sotto le bombe.
Secondo gli ultimi dati del ministero della Sanità nella Striscia di Gaza, gestito da Hamas, oltre 900 persone sono rimaste uccise quest'anno negli attacchi israeliani a Gaza nonostante il cessate il fuoco. Lo scrive la Bbc online.
Il numero totale di palestinesi uccisi nella Striscia dal 10 ottobre, data di dichiarazione della tregua, sale così a oltre 1300, tra cui 301 bambini, afferma il ministero.
Hamas e Israele hanno concordato di porre fine alla guerra dopo aver accettato il piano di pace in 20 punti del presidente statunitense Donald Trump. Tale piano prevedeva la sospensione di «tutte le operazioni militari, compresi i bombardamenti aerei e di artiglieria».
Da allora, Bbc Verify ha analizzato decine di video che mostrano l'impatto degli attacchi israeliani su diverse località, tra cui un bar sulla spiaggia, tende dove si erano rifugiati gli sfollati e un presunto corteo funebre nel centro di Gaza.
Secondo i dati, gli ultimi mesi sono stati tra i più letali, con oltre 100 morti al mese tra aprile e agosto. Il ministero attribuisce i decessi direttamente all'azione militare israeliana, senza però distinguere tra civili e combattenti.
Il Ministero della Salute iraniano ha annunciato che 18 persone sono state uccise e oltre 108 ferite a seguito degli attacchi statunitensi di ieri sera. La notizia è riportata sui canali X dei media arabi e internazionali.
«Ora che è sotto il controllo degli Stati Uniti, dovremmo cambiare il nome dello Stretto di Hormuz in Stretto di Trump?». È la provocazione lanciata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul suo social Truth.
Le guardie di frontiera iraniane hanno sequestrato una nave con 382'000 litri di carburante di contrabbando nel Golfo settentrionale e arrestato il suo equipaggio straniero di 11 persone. Lo scrive Al-Jazeera su X, citando l'emittente statale iraniana Irib.
Le autorità iraniane hanno arrestato 11 stranieri sospettati di aver tentato di contrabbandare carburante nel sud del Paese. Lo riferisce la televisione di Stato.
Secondo la stessa fonte, gli arresti sono avvenuti in seguito a tentativi di contrabbando di prodotti petroliferi, in particolare gasolio, utilizzando un rimorchiatore nel Golfo. «Le guardie di frontiera hanno arrestato 11 sospetti stranieri e, durante una perquisizione del rimorchiatore, hanno scoperto 382'000 litri di gasolio», ha riferito l'emittente televisiva, senza specificare la nazionalità degli arrestati.
Da diversi anni, le autorità iraniane stanno cercando di arginare il massiccio contrabbando di carburante, soprattutto nel sud del Paese, dove ha contribuito alla carenza di approvvigionamento locale. Ieri, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha invitato i cittadini a ridurre il consumo di benzina, dato che negli ultimi giorni si sono formate lunghe code presso i distributori.
Almeno cinque palestinesi sono rimasti feriti a seguito di un raid effettuato con un drone dalle Forze di difesa israeliane (Idf) a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza. Lo riportano i media palestinesi.
Le Guardie Rivoluzionarie Islamiche hanno annunciato che due petroliere hanno preso fuoco dopo aver urtato delle mine nello Stretto di Hormuz. Teheran ha affermato che gli equipaggi hanno abbandonato le imbarcazioni su suggerimento dei militari statunitensi, lasciandole sotto il controllo di personale americano che cercava di farle navigare lungo una rotta non autorizzata.
«La Marina delle Guardie Rivoluzionarie aveva già messo in guardia sui pericoli del passaggio attraverso il canale minato. Sono state inoltre predisposte ulteriori misure punitive per le compagnie di navigazione che, anziché utilizzare la rotta autorizzata, vengono ingannate dagli Stati Uniti e mettono le proprie navi a disposizione del nemico. Tali misure saranno attuate a breve», si legge nel comunicato.
«Il quartier generale e la residenza del comandante statunitense, nonché la base e la rampa di lancio dei droni statunitensi nella base aerea di Ali al Salem in Kuwait, sono stati attaccati e incendiati». Lo ha dichiarato la Guardia Rivoluzionaria iraniana in un comunicato stampa.
«L'attacco è avvenuto in rappresaglia per i raid statunitensi su Sirik della scorsa notte, che hanno causato quattro morti e 66 feriti», ha aggiunto il comunicato, secondo quanto riportato dall'agenzia Fars.
Dal canto suo, il Kuwait ha dichiarato che l'attacco di droni ha causato un incendio in un complesso residenziale nella capitale, ma non ci sono state vittime e l'incendio è stato domato. «Un incendio scoppiato in un complesso residenziale nel Governatorato della Capitale è stato domato. Il complesso era stato preso di mira da un drone ostile lanciato nell'ambito della nefasta aggressione iraniana», ha affermato l'agenzia di stampa ufficiale kuwaitiana Kuna, citando un portavoce dei vigili del fuoco, aggiungendo che non ci sono state vittime.
Il traffico nello Stretto di Hormuz è diminuito drasticamente il 31 agosto, con cinque attraversamenti confermati, in calo del 50% rispetto ai 10 del giorno precedente. Lo scrive Kpler, società di trade intelligence che monitora i flussi commerciali, sul suo account X.
Per Kpler, quattro navi sono entrate nel Golfo Persico e una ne è uscita, utilizzando una combinazione di rotte iraniane, omanite e negoziate. Due attraversamenti hanno coinvolto navi non identificate e uno una nave soggetta a sanzioni.
Sempre secondo la medesima analisi, l'attività nello Stretto di Bab el Mandeb è rimasta relativamente stabile, con 35 attraversamenti confermati, in aumento del 2,9% rispetto al giorno precedente. Di questi, 19 sono entrate nel Mar Rosso e 16 ne sono uscite. Non sono stati registrati transiti non identificati e l'Organizzazione Marittima Internazionale ha confermato l'assenza di ulteriori attacchi.
Un raid aereo condotto dalle forze statunitensi ha colpito un'abitazione a Kuhestak durante una festa di nozze, provocando la morte di almeno quattro persone, tra cui un bambino, e cinquantasette feriti secondo i dati della Mezzaluna Rossa iraniana. Gli attacchi americani hanno preso di mira diverse aree strategiche e l'aeroporto di Jiroft.
Il presidente USA Donald Trump ha definito l'operazione una risposta «massiccia e potente» al tentato posizionamento di mine navali e all'attacco missilistico contro una base americana in Giordania, minacciando l'annientamento di Teheran in caso di controffensiva.
La reazione dell'Iran non si è fatta attendere: Teheran ha annunciato l'avvio di una «rappresaglia decisiva», rivendicando attacchi balistici contro le basi USA in Giordania (smentiti da Washington), mentre sul piano diplomatico il presidente Pezeshkian ha incassato il sostegno di Russia e Cina, condizionando un cessate il fuoco al rispetto degli accordi da parte degli Stati Uniti.
Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato oggi di aver colpito basi statunitensi con missili e droni a Erbil, nella regione autonoma del Kurdistan iracheno. Lo riportano i media statali di Teheran.
I pasdaran hanno affermato di aver «condotto un attacco coordinato con missili e droni contro basi a Erbil» che ha distrutto un centro di manutenzione, magazzini e il «sistema di guida di un aerostato di sorveglianza statunitense», secondo una dichiarazione diffusa dall'agenzia di stampa Irna.
Le forze iraniane hanno attaccato anche la base aerea statunitense di Sheikh Isa in Bahrein, secondo quanto riportato dalla Tasnim. «L'esercito della Repubblica islamica dell'Iran ha preso di mira installazioni radar e punti di raccolta di forze terroristiche statunitensi in Bahrein alcune ore fa», ha scritto l'agenzia di stampa statale.
In precedenza in Bahrein erano risuonate le sirene antiaeree e le autorità avevano esortato i residenti a mettersi al riparo e a mantenere la calma.
Gli Stati Uniti hanno condotto una serie di attacchi contro target militari iraniani. Lo afferma lo Us Central Command (Centcom), sottolineando che i raid hanno interessato siti di difesa aerea, sistemi radar, asset marittimi e aree dedite alla comunicazione.
Le forze statunitensi hanno tra l'altro attaccato due petroliere del governo iraniano. Sarebbe la prima volta che colpiscono petroliere di Teheran per rappresaglia contro i raid iraniani nello Stretto di Hormuz.
L'iniziati rientra nella strategia «petroliera per petroliera» approvata da Donald Trump per scoraggiare gli attacchi a Hormuz. Complessivamente durante gli attacchi sono stati colpiti 100 obiettivi.
«Non sto cercando di costringere l'Iran a sedersi al tavolo delle trattative, come ha riferito Abc Fake News. Non me ne importa nulla se firmano un accordo che per loro non ha alcun valore». Lo ha detto Donald Trump sul suo social Truth, spiegando di preferire «di gran lunga» la «posizione attuale» degli Stati Uniti.
«Abbiamo un controllo quasi totale dello Stretto di Hormuz e la loro economia è al collasso. Stanno solo aspettando l'inevitabile. Quando si solleverà il popolo iraniano per combattere?», ha aggiunto il presidente americano.
Intanto l'Iran ha dichiarato che gli ultimi raid Usa sul suo territorio hanno causato la morte di 11 persone, secondo quanto riportato dai media statali dopo un nuovo attacco nella provincia sudoccidentale del Khuzestan.
«Il vicegovernatore provinciale ha affermato che l'attacco missilistico statunitense di ieri sera contro tre località ha provocato sette morti e otto feriti», ha riferito l'agenzia di stampa Irna. La notizia giunge dopo che la Mezzaluna rossa iraniana ha dichiarato ieri che quattro persone tra cui un bambino sono state uccise e oltre 50 ferite in un attacco statunitense durante un matrimonio nella contea meridionale di Sirik.
«Non sto cercando di costringere l'Iran a sedersi al tavolo delle trattative, come ha riferito Abc Fake News. Non me ne importa nulla se firmano un accordo che per loro non ha alcun valore». Lo ha detto Donald Trump sul suo social Truth, spiegando di preferire «di gran lunga» la «posizione attuale» degli Stati Uniti.
«Abbiamo un controllo quasi totale dello Stretto di Hormuz e la loro economia è al collasso. Stanno solo aspettando l'inevitabile. Quando si solleverà il popolo iraniano per combattere?», ha aggiunto il presidente americano.

