
Lo scorso mese di agosto dal Circondario di Costanza erano piovute diverse critiche all'indirizzo di Berna sulla gestione dei migranti al confine tedesco, tanto che da più parti si era levata l'accusa di "confine bucato come il formaggio". In particolare il ministro degli Interni del Baden-Württemberg Thomas Strobl (CDU) aveva bacchettato la Confederazione: "Chi vuole arrivare da noi passando da Italia e Svizzera deve essere rimandato in questi due Paesi. La Svizzera beneficia più di noi del sistema dei respingimenti previsti dagli accordi di Dublino".
E negli scorsi giorni la Germania ha nuovamente lanciato l'allarme: i dati del 2016 diffusi dal Ministero dell’Interno sono “preoccupanti”: nel 2016 infatti il numero di entrate illegali da parte di clandestini che sono transitati dalla Svizzera è triplicato rispetto all’anno precedente, così come gli arresti di persone che sono transitate dal nostro Paese.
Il ministro degli Interni Thomas de Maizière (CDU) lo ha definito “un tema scottante” e il ministro Strobl è tornato alla carica: “Per ora le nostre frontiere sono sotto controllo – ha detto al quotidiano Die Welt – ma se la situazione sul confine italo-svizzero dovesse peggiorare dovremmo intervenire con maggiori controlli”.
E dalla Germania riemergono dei j’accuse nemmeno troppo velati: “Mentre le frontiere italo-austriache e italo-francesi sono relativamente ben controllate, dalla scorsa estate i clandestini cercano di passare dalla Svizzera”, si legge sul domenicale Die Welt am Sonntag.
E se da una parte la Germania mette in conto un rafforzamento dei controlli al confine, dall’altra deve far fronte a un nuovo ‘scandalo’: quello dei certificati medici fasulli. Al momento del rimpatrio, ha evidenziato il ministro degli Interni bavarese Joachim Herrmann (CSU), molti migranti presentano “improvvisamente” un certificato medico che ne attesta l’inabilità al viaggio.
Le autorità tedesche stanno indagando e a Berlino la Polizia ha già perquisito due studi medici sospettati di “bloccare le espulsioni”. Ma al confine la situazione resta complicata, con un 20% di certificati che risulterebbero falsi.
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