
Nuova sconfitta per il comune vodese di Champagne, i cui viticoltori avevano dovuto rinunciare a dare il suo nome ai vini di produzione locale a seguito degli accordi bilaterali tra Svizzera e Ue. Un tribunale francese ha ora vietato a una panetteria del villaggio di commercializzare i suoi grissini con l'etichetta "Recette de Champagne". Essa dovrà inoltre chiudere il suo sito internet Champagne.ch. Per usurpazione di nome. Il ricorso ai giudici francesi è venuto dal CIVC, il Consorzio dei produttori dello champagne con le bollicine, allarmato dopo aver visto in vendita i grissini prodotti dalla panetteria Cornu e chiamati in francese "flûtes": un termine di solito usato per i filoncini di pane ma anche per i calici alti e stretti in cui si beve lo champagne. La terza camera del Tribunal de grande instance (TGI) di Parigi non ha mostrato alcuna comprensione per il Davide vodese di fronte al Golia francese: c'è una legge in Francia che vieta la commercializzazione con quel nome di altro che non sia il vino tutelato. Prima di colpire (o provare a farlo) il fabbricante svizzero, la scure transalpina si era abbattuta su chi aveva messo in commercio il profumo Champagne. Ma anche sulle sigarette omonime. La panetteria Cornu dovrà versare un euro simbolico di indennizzo al CIVC, e pagarne altri 10'000 a titolo di spese giudiziarie. ATS
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