

La Ue mostra di volere «prolungare il più possibile il conflitto» in Ucraina, e ciò «esclude l'Unione europea come un mediatore per il raggiungimento della pace». Lo ha affermato il vice ministro degli Esteri russo Alexander Grushko, citato dalla Tass.
Per due volte la settimana scorsa il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha sottolineato l'esigenza di aprire un dialogo con Mosca e il presidente Vladimir Putin, sabato, ha risposto che la Russia «non ha mai rifiutato» di tenere negoziati con la Ue, ipotizzando come figura di mediatore l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder.
«Vediamo le azioni pratiche dell'Unione europea - ha detto oggi Grushko -. Sì, la retorica è apparentemente volta a ristabilire la pace, chiedono un cessate il fuoco, la pace. Ma in realtà stanno facendo tutto il possibile per prolungare il conflitto il più possibile».
«Questa logica - ha aggiunto il vice ministro degli Esteri - determina le loro azioni. E quindi esclude per ora qualsiasi partecipazione costruttiva dell'Unione europea agli sforzi per trasformare il conflitto in un percorso politico-diplomatico». «La posizione che assumono in merito alla risoluzione pacifica del conflitto - ha insistito Grushko - esclude anche il suo raggiungimento. E esclude l'Unione europea come un mediatore o partecipe».
«Il lavoro fin qui svolto nel processo di pace fa pensare che la fine sia davvero vicina, ma al momento non possiamo fornire dettagli». Così il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha spiegato la dichiarazione fatta sabato dal presidente russo Vladimir Putin, secondo il quale il conflitto in Ucraina «si avvia alla conclusione».
«Accoglieremmo con favore la continuazione degli sforzi di mediazione da parte degli Stati Uniti», ha aggiunto il portavoce di Vladimir Putin, citato da Interfax. Ma al momento «il cessate il fuoco umanitario è terminato e l'operazione militare speciale continua», ha sottolineato Peskov.
La Russia ha ripreso i bombardamenti sull'Ucraina allo scadere della tregua di tre giorni, attaccando la capitale con droni e causando la morte di una persona nella regione orientale di Dnipropetrovsk, riferiscono le autorità ucraine. L'esercito russo ha invece dichiarato di aver abbattuto 27 droni ucraini dopo la scadenza del cessate il fuoco.
L'ex capo di gabinetto del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Andriy Yermak, è stato accusato di riciclaggio di denaro in relazione alla costruzione di un complesso residenziale di lusso alla periferia di Kiev: lo rendono noto i media ucraini, citando la Procura specializzata anticorruzione (Sapo) del Paese.
Le autorità sostengono che oltre 460 milioni di grivne (8,89 milioni di euro) siano stati riciclati attraverso il progetto nel corso di diversi anni, utilizzando una rete di società di comodo, transazioni in contanti e documenti finanziari fittizi. Le forze dell'ordine affermano che il gruppo aveva pianificato la costruzione di quattro ville private, ciascuna di circa 1.000 metri quadrati, insieme a un complesso benessere condiviso con spa e piscina.
Yermak è sotto inchiesta nell'ambito di un'indagine su un sistema di corruzione da 100 milioni di dollari incentrato sul monopolio nucleare statale Energoatom, la più grande indagine per corruzione del mandato di Zelensky. Nove persone sono già state incriminate nel caso Energoatom, tra cui Timur Mindich, stretto collaboratore del presidente ucraino, l'ex vice primo ministro Oleksiy Chernyshov e l'ex ministro dell'Energia e della Giustizia, Herman Halushchenko. Zelensky non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale in seguito alle accuse contro Yermak. Il consigliere presidenziale Dmytro Lytvyn ha dichiarato che «è troppo presto per valutare le azioni procedurali in corso».
Yermak, un tempo braccio destro di Zelensky, aveva consolidato un potere senza precedenti come capo dell'Ufficio del presidente prima di dimettersi nel novembre 2025 a seguito dell'indagine per corruzione in corso. Ex avvocato e produttore cinematografico senza precedenti esperienze politiche, Yermak ha sfruttato la sua amicizia e lealtà a Zelensky per accumulare rapidamente potere e influenza, oltre a notorietà. Sarebbe stato la forza trainante dietro il tentativo dell'amministrazione di smantellare le agenzie anticorruzione ucraine lo scorso anno: una mossa che ha suscitato immediate reazioni negative in patria e all'estero, comprese proteste di massa. Si dice anche che abbia condotto spietate campagne contro i suoi presunti rivali politici. Yermak ha inoltre svolto un ruolo chiave nella politica estera, fungendo da collegamento con i funzionari statunitensi nei negoziati di pace con la Russia.

