
Oltre tre spagnoli su quattro (76%) ritengono che lo Stato debba «intervenire» nel mercato della casa «quando necessario» per garantire l'accesso all'abitazione, mentre l'87% si dice molto o abbastanza preoccupato per la situazione immobiliare. È quanto emerge dal Barometro sulla casa, realizzato dallo statale Centro di Ricerche Sociologiche spagnolo (Cis) insieme al ministero della Casa, sulla base di 6'019 interviste condotte tra il 22 e il 30 giugno scorsi, prima delle proteste innescate a settembre in Spagna allo sfratto dell'87enne Maricarmen Abascal, morta ieri.
Oltre nove spagnoli su dieci (91,4%) chiedono alle amministrazioni di costruire più edilizia pubblica e circa l'80% vuole che l'accesso alla casa sia considerato prioritariamente un diritto, anziché un bene di mercato. La metà degli spagnoli (50%) è a favore dell'esproprio di terreni per costruire alloggi pubblici; mentre il 40% approva anche l'esproprio delle abitazioni vuote, contro il 54,3% contrario.
Tra le misure concrete, il 95,4% sostiene una riduzione delle tasse per l'acquisto della prima casa, il 70,6% il congelamento degli affitti per due anni, oltre il 75% la limitazione degli affitti turistici e il 72% un aumento delle imposte per i grandi proprietari, con oltre dieci abitazioni. Misure in parte recepite dai decreti bocciati in Parlamento e di nuovo approvati dal Consiglio dei ministri, fra cui un prestito di 50mila euro a tasso zero per l'acquisto della prima casa.
Inoltre, l''85,9% chiede maggiori garanzie anche per i proprietari contro gli affitti non pagati. Quasi la totalità degli spagnoli (94%) preferisce vivere in una casa di proprietà e dal sondaggio si evince che il 55% degli intervistati è proprietario, mentre il 24,1% vive in affitto e solo l'8% abita in un alloggio protetto.
Tra chi non prevede di andare a vivere autonomamente nei prossimi 12 mesi, circa l'85% indica come ostacolo il costo troppo elevato dell'acquisto o dell'affitto rispetto al proprio reddito.

