
I giudici del Tribunale penale internazionale credevano di poter finalmente avviare il processo contro l'ex leader dei serbi di Bosnia, Radovan Karadzic, e invece dovranno affrontare l'ennesimo imprevisto: dopo numerosi tentativi, falliti, di far rinviare la prima udienza, Karadzic ha deciso che lunedì non si presenterà in aula. Una complicazione che mette i giudici di fronte alla scelta se procedere o meno in sua assenza. Karadzic, che due giorni fa ha annunciato il suo boicottaggio con una lettera al Tpi, ha giocato l'ultima carta che gli restava. Dopo aver presentato circa 270 mozioni di varia natura per cercare di ritardare il lavoro dei giudici, e dopo aver chiesto, senza successo, di rimandare di dieci mesi l'avvio delle udienze, non aveva altri mezzi per far slittare uno dei processi più importanti e complessi della storia del Tpi. Karadzic, che si difende da solo, ha detto ai giudici che "la linea di difesa non sarà pronta per lunedì prossimo". Troppo pochi 15 mesi, spiega, per preparare una difesa adeguata. "Ho collaborato durante la preparazione del processo, ho anche accettato di non avere documentazione nella mia lingua, ma serve più tempo", scrive l'ex leader serbo. Ma non è dello stesso parere il procuratore capo del Tpi, Serge Brammertz, secondo cui tutti i diritti alla difesa dell'imputato sono stati rispettati. L'assenza di Karadzic mette i giudici davanti ad una scelta difficile. Perché non vi sono, spiegano i giuristi della Corte, regole per affrontare una tale circostanza. Vi sono stati, in passato, altri casi simili. L'ultranazionalista serbo Vojislav Seselj e il capo dei servizi segreti Jovica Stanisic non si presentarono, avanzando motivi di salute, che quindi rientra nelle procedure previste. L'assenza 'ingiustificata' di Karadzic é quindi una novità per la Corte dell'Aja. Tre ora le possibili strade per i magistrati, ma tutte con controindicazioni. Prima opzione, potrebbero nominare un avvocato d'ufficio, che rappresenti l'imputato. Ma Karadzic dovrebbe dare il suo assenso, e non ne ha alcuna intenzione. Seconda ipotesi, accordargli il tempo supplementare che chiede. Ma significherebbe contraddire la loro stessa decisione del mese scorso, quando dissero no al rinvio. Terza via, leggere i capi d'accusa in sua assenza e rimandare le udienze successive, un compromesso che potrebbe soddisfare anche Karadzic. Il quale potrebbe però in futuro dichiararsi svantaggiato per non aver ascoltato le accuse contro di lui, e i suoi reclami potrebbero comunque ritardare il processo. Sulla testa dell'ex leader serbo pendono 11 capi d'accusa tra cui genocidio e crimini contro l'umanità commessi durante la guerra di Bosnia (1992-1995). Per il procuratore Brammertz è colpevole del massacro di Srebrenica, la pulizia etnica di 8.000 musulmani bosniaci avvenuta nel luglio del 1995, e dell'assedio di Sarajevo, durato 43 mesi. Per il procuratore capo il disegno criminale in cui era coinvolto Karadzic prevedeva l'uccisione di tutti i musulmani e i croati di Bosnia. ATS
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