
"Sono fiero di quel che ha fatto mio fratello", ha detto Abdelkader Merah, 29 anni, ai poliziotti che lo portavano via all' alba di mercoledì dalla sua casa di Auterive, a Sud di Tolosa, mentre Mohamed era ancora rinchiuso nel suo appartamento. Dichiarazioni pesantissime queste, raccolte da un corrispondente di un noto quotidiano italiano."È inutile, non posso, non voglio parlargli, non mi ha mai ascoltato e non lo farà adesso", sono invece le parole della madre, Zoulikha Aziri, 51 anni, quando la polizia è andata a prenderla nel quartiere di Mirail, sperando riuscisse a convincere il figlio alla resa. Entrambi ancora sottoposti agli interrogatori, insieme a loro è agli arresti anche la compagna di Abdelkader, vestita da capo a piedi di un velo che le lascia scoperto solo il viso. Mohamed Merah è stato ucciso dopo avere dichiarato di volere "raggiungere Allah e le sue 72 vergini". Una tragedia conclusasi con l'ennesimo morto, un giovane psicologicamente instabile cresciuto in una cornice non semplicissima: il divorzio dei genitori, l' abbandono del padre, l' invadenza del fratello maggiore Abdelkader, più forte e strutturato. Questa è la base psicologica sulla quale i contatti con Al Qaeda e gli istruttori del Waziristan hanno potuto costruire il mujahedin di Tolosa.
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