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Tibet: doppio anniversario nel segno delle "immolazioni"
Redazione
14 anni fa

Il dramma delle "autoimmolazioni" - i suicidi di tibetani che si danno fuoco per protestare con "l' oppressione" cinese - ha dominato il doppio anniversario di oggi, che ricorda sia l'insurrezione di Lhasa del 1959 - che si concluse con la fuga del Dalai Lama, il leader spirituale del Tibet, in India - che la rivolta anticinese del 2008, l' anno delle Olimpiadi di Pechino. La prima immolazione si è verificata nel 2009 ma a partire dall' anno scorso la protesta si è intensificata coinvolgendo almeno 25 persone, in genere monaci e monache buddhisti ma anche alcuni civili. La maggioranza delle "autoimmolazioni" è avvenuta nelle aree a popolazione tibetana della provincia del Sichuan (Cina del sudovest) e in particolare nella prefettura di Aba (Ngaba in tibetano), dove si trova il monastero di Kirti, che ha visto quattro monaci scegliere questa estrema forma di protesta. La regione è dal marzo dello scorso anno costantemente controllata da centinaia di uomini delle forze anti-sommossa cinesi, e viene impedito di visitarle ai giornalisti e ad altri testimoni indipendenti. Giovedì scorso la poetessa tibetana Woeser, che vive a Pechino in una condizione di arresti domiciliari di fatto, ha lanciato sul suo blog un appello perché i tibetani mettano fine a questa forma di protesta. La poetessa afferma di essere "sopraffatta dal lutto" per gli autoimmolati e invita i suoi compatrioti a "ad amare la vita e vivere resistendo. Qualsiasi sia la portata della repressione - ha scritto - le nostre vite sono importanti e noi dobbiamo amarle". L'appello è stato firmato anche da Arjia Lobsang Tupten, un "Buddha reincarnato" che vive negli Usa e dal poeta Gade Tsering, che vive nel Qinghai, una provincia cinese che occupa gran parte del territorio che i tibetani chiamano Amdo. Celebrando a Dharamsala, il paese dell' India settentrionale dove vivono circa 200mila rifugiati tra cui il Dalai Lama, il capo del governo tibetano in esilio Lobsang Sangay ha sostenuto che le autoimmolazioni sono frutto della repressione cinese che "non lascia ai tibetani altra scelta che quella di queste azioni estreme". Secondo Sangay i tibetani "sono trattati come cittadini di classe inferiore...quando si riuniscono per chiedere pacificamente i loro diritti garantiti dalla Costituzione cinese, vengono arrestati e in alcuni casi uccisi". Oggi il gruppo Free Tibet e l' emittente Radio Free Asia hanno affermato che un tibetano è stato ucciso e altri due feriti dalla polizia nella provincia del Qinghai, La Cina ha accusato il governo in esilio e quella che chiama "la cricca del Dalai Lama" di istigare le autoimmolazioni. Il leader tibetano in esilio e premio Nobel per la pace chiede per il Tibet quella che chiama una "genuina" autonomia ma Pechino lo accusa di perseguire segretamente la secessione. ATS

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