
Un altro tibetano si è immolato dandosi fuoco per protestare contro l'occupazione cinese del Tibet. Si tratta del dodicesimo tibetano - tra monaci, monache e civili - che quest'anno si è immolato per la liberazione del Tibet. Secondo fonti di organizzazioni non governative che si battono per i diritti del Tibet, un ex monaco del monastero di Karma a Khamar, nella prefettura di Chamdo (Changdu per i cinesi) nella provincia autonoma tibetana, si è dato fuoco ieri sera. L'uomo, Tenzin Phuntsog, 46 anni, si è immolato nei pressi del monastero a cui apparteneva prima di uscirne, urlando slogan in favore della liberazione del Tibet. Non si conoscono le sue condizioni attuali, dal momento che sul posto è giunta immediatamente la polizia che, dopo aver spento le fiamme, lo ha portato in ospedale e lo tiene sotto stretta sorveglianza. Secondo testimoni, alla base del gesto, oltre alla situazione generale del Tibet, anche la recente mossa delle autorità cinesi che hanno messo sotto assedio il monastero di Karma, arrestando molti monaci. A Khamar lo scorso 26 ottobre, fu fatto esplodere un ordigno contro un ufficio governativo senza che ci fossero vittime. Le mura del palazzo governativo furono dipinte con slogan anti cinesi e inneggianti alla liberazione del Tibet e furono dispensati volantini e bandiere tibetane. La polizia in massa mise la città sotto controllo, stringendo d'assedio il monastero di Karma, che ritenevano essere il luogo da dove è partito l'attacco. Phuntsog era molto scosso dall'assedio del monastero e dall'arresto dei monaci, tanto da averne discusso lungamente anche in pubblico. ATS
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