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Estero
Thailandia: voto senza violenza, ma protesta blocca seggi
Redazione
13 anni fa

Le temute violenze non ci sono verificate. Ma le elezioni svoltesi oggi in Thailandia sono comunque state macchiate dall'ostruzionismo della protesta anti-governativa, che ha impedito il regolare svolgimento del voto in oltre un decimo dei seggi nazionali. Con il risultato ancora non ufficializzato - sebbene ci si attenda un trionfo del partito di governo - le prossime settimane rischiano comunque di vedere una prolungata paralisi politica e un possibile vuoto di potere, dati i probabili ricorsi giudiziari dell'opposizione e la difficoltà di portare a termine le operazioni di voto. Dopo gli otto feriti della sparatoria di ieri tra opposte fazioni a Bangkok e nel resto del Paese non si sono registrati scontri, a parte qualche tafferuglio minore all'esterno di seggi rimasti chiusi. Nella capitale, oltre 400 di essi - l'otto per cento - non ha aperto i battenti a causa della presenza di manifestanti all'esterno, che hanno impedito la distribuzione delle schede. Nel sud, controllato dall'opposizione che ha boicottato il voto, in nove province nessuno ha potuto esprimere la propria preferenza, mentre in altre nove i disagi sono stati parziali. Nel nord e nel popoloso nord-est rurale, roccaforti dell'elettorato della premier Yingluck Shinawatra, tutto si è invece svolto in modo regolare. La Commissione elettorale non ha annunciato alcun risultato, per non influire sul voto suppletivo che sarà necessario per dare una possibilità ai milioni di elettori che non hanno potuto votare oggi e nell'ostruzione del voto anticipato domenica scorsa. Non è escluso che dei numeri vengano fatti trapelare con un'interessata fuga di notizie, finendo nel turbine delle accuse reciproche. L'opposizione del Partito democratico, non avendo preso parte alla consultazione, sembra intenzionata a screditarla e sarebbe ben contenta di fronte a una bassa affluenza. Il partito di governo Puea Thai, da parte sua, è ansioso di vedere un numero di voti non di troppo inferiore rispetto al trionfo del 2011, per smascherare la pretesa della protesta di rappresentare "il popolo". In ogni caso, il fatto che ci vorranno settimane per arrivare a un risultato certo rischia di produrre un limbo legislativo, il che rappresenterebbe una vittoria per i manifestanti anti-governativi - espressione della borghesia della capitale e del sud monarchico-nazionalista - che da tre mesi occupano le strade di Bangkok con l'obiettivo di arrivare alla creazione di un "Consiglio del popolo" nominato dall'alto.

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