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Thailandia: tra cunicoli e fango, il piano soccorsi del D-Day
Thailandia: tra cunicoli e fango, il piano soccorsi del D-Day
Thailandia: tra cunicoli e fango, il piano soccorsi del D-Day
Redazione
8 anni fa
Il recupero di 4 ragazzi sui 12 bloccati con il loro allenatore nella grotta di Tham Luang è stato uno "sbarco" organizzato in modo militare

"È il nostro D-day", aveva detto il responsabile dei soccorsi annunciando questa mattina il via alle operazioni. E il recupero di quattro ragazzi sui 12 bloccati col loro allenatore nella grotta di Tham Luang nel nord della Thailandia è stato davvero uno "sbarco" organizzato in modo militare, con la partecipazione di 90 sommozzatori in tutto e un'unità di élite di 18 sub definiti "un team di all-star" dal governatore Narongsak Osatanakorn.

I primi sub stranieri sono entrati qualche ora prima dell'annuncio del blitz. Faccia imperturbabile, non una parola con i giornalisti, 13 di essi costituivano la componente più importante dell'intera operazione: scortare ognuno dei ragazzi, uno davanti e uno dietro, lungo i cunicoli tortuosi e sommersi per il primo chilometro, il tratto più pericoloso. E al termine di un addestramento di cinque giorni per le loro prime immersioni, oggi i ragazzi indossavano una maschera che gli consentiva di respirare con il naso.

Le condizioni erano le migliori possibili, in confronto alla grotta quasi tutta allagata ancora solo sei giorni fa, quando i ragazzi erano stati individuati dopo nove giorni senza contatti col resto del mondo. Da allora si era lavorato senza sosta per preparare il blitz. Nei giorni scorsi erano state installate luci e corde nei passaggi più angusti, si erano tolti detriti di intralcio e smussato gli angoli più pericolosi.

Ma la via per la salvezza, in particolare quella verso la prima base intermedia dei soccorritori nella "terza caverna", è un percorso proibitivo che richiede non solo di nuotare, ma anche di strisciare e torcersi: il punto più stretto è di 72 centimetri, il più basso di soli 38, un punto dove corpo e bombola di ossigeno non passano assieme. Il tutto in un'acqua putrida con zero visibilità, e in alcuni punti con l'impeto di un torrente.

Raggiunta la "terza caverna", la salvezza è ormai a portata: l'ultimo pezzo è il più facile, ed è percorribile a piedi. Anche se a quel punto, i ragazzi ormai stremati vengono portati fuori in barella.

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