
In Thailandia torna a scorrere il sangue: i più gravi scontri dall'inizio di dicembre hanno causato oggi un morto e quasi cento feriti, mentre la protesta anti-governativa sta cercando ora di impedire lo svolgimento stesso delle elezioni, previste per il 2 febbraio. Un'eventualità che diventa più probabile con l'aumentare dell'instabilità, specie dopo che oggi la Commissione elettorale ha raccomandato un rinvio del voto, per il disappunto della premier, Yingluck Shinawatra, che conta di rafforzare la sua posizione vincendo alle urne. Dopo alcuni giorni di tensione all'esterno del complesso dove si è svolta la registrazione delle candidature per il voto, questa mattina la polizia ha sparato gas lacrimogeni e proiettili di gomma per fermare i tentativi dei manifestanti di forzare le barricate a difesa del palazzo, con fionde e pezzi di cemento ricavati frantumando il marciapiede. Gli scontri hanno causato 97 feriti, tra cui 25 poliziotti. E il fatto che il morto sia uno degli agenti, ucciso da un colpo d'arma da fuoco al petto, conferma che una protesta costantemente definita "pacifica" dai suoi organizzatori sta prendendo una piega più violenta con il passare delle settimane. Una trentina di partiti sono comunque riusciti a registrarsi per il voto, il cui boicottaggio da parte del principale movimento all'opposizione - il Partito democratico - è stato annunciato lo scorso fine settimana. Ma la presa di posizione odierna della Commissione elettorale, che cita rischi per la sicurezza, potrebbe rendere inutile il lavoro fatto finora: caldeggiando un rinvio fino a che non sarà raggiunto un accordo - al momento una prospettiva remota -, l'organismo ha in sostanza accolto le richieste della protesta guidata dall'ex vicepremier Suthep Thaugsuban. Non a caso, un portavoce del governo ha prontamente respinto l'ipotesi. Tuttavia, l'impressione di molti analisti è che l'establishment - l'apparato burocratico-militare che si erge a difensore della monarchia nei momenti di crisi - stia progressivamente uscendo allo scoperto dietro una protesta che si propone di "estirpare il regime di Thaksin", in riferimento all'odiato ex premier miliardario e fratello dell'attuale prima ministra. Thaksin, deposto da un golpe nel 2006 e in auto-esilio dal 2008, è la nemesi di un sistema di potere tradizionale e Bangkok-centrico che è stato scardinato dall'ambizioso magnate, proprio in coincidenza dell'inevitabile indebolimento fisico di re Bhumibol. Entrambi i campi sanno che Yingluck sarebbe la grande favorita alle elezioni, grazie al sostegno compatto delle classi medio-basse, in particolare nelle popolose regioni settentrionali e orientali. Suthep propone l'istituzione di un "Consiglio del popolo" nominato dagli ambienti monarchici, con il compito di approvare non meglio specificate riforme prima di tornare alle urne. Le due parti sembrano lontane anche sull'eventuale istituzione di un governo ad interim per risolvere la crisi. Più continuerà il muro contro muro, maggiori saranno le possibilità di nuove violenze.
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